Covid, ristori per 8.000 e proteste: ecco i primi bonifici per negozi e locali

Giovedì 22 Aprile 2021 di Gabriele Pipia
Covid, ristori per 8.000 e proteste: ecco i primi bonifici per negozi e locali

PADOVA I primi bonifici sono arrivati, i sorrisi sicuramente no. Nell’ultima settimana ristoratori e negozianti padovani hanno iniziato a ricevere i contributi dal governo che dovrebbero compensare i lunghi periodi di chiusura, ma di fronte alle somme che lo Stato sta versando quasi tutti gli esercenti scuotono la testa: «Briciole». 
Il contributo è destinato a tutti coloro che nel 2020 hanno avuto un calo degli affari almeno del 30% rispetto al 2019. In provincia di Padova contiamo complessivamente 10 mila negozi, 10 mila imprese di servizi e tremila locali. Secondo i calcoli della Confesercenti di queste 23 mila attività sono ottomila quelle che hanno diritto ad avere il ristoro. Solo un terzo del totale perché nel conto complessivo delle attività rientrano anche tutte quelle - come negozi alimentari e altri servizi essenziali - che hanno sempre tenuto aperto. 


I CALCOLI
La maggior parte dei negozi va dai duemila a seimila euro di ristoro, per i locali la media è di 3.500 euro. I primi bonifici sono arrivati l’8 aprile: ha già ricevuto il ristoro chi aveva presentato subito domanda, tra la fine di marzo e i primi giorni di questo mese. 
Un contributo, parametrato sulla perdita del fatturato, che il presidente Nicola Rossi giudica in ogni caso «ridicolo» portando questo esempio: «Prendiamo un’attività che nel 2019 aveva fatturato 100 mila euro. Se nel 2020 la perdita di fatturato è stata del 40 per cento, quindi di 40 mila, bisogna dividere questa somma per dodici. Arriviamo a 3.300. Su questo importo ho diritto al 60%: sono 1.999 euro». 
Anche l’Appe ha fatto delle stime non certo confortanti: un ristorante che nel 2019 fatturava 360 mila euro e che nel 2020 ha perso il 30%, quindi 120 mila euro, riceve 5 mila. Un bar che nel 2019 fatturava 150 mila euro e ne ha persi 25 mila, invece, ha diritto a un bonus di 1.875 euro.


LO SFOGO
«A furia di non ascoltare chi il lavoro lo conosce e lo vive ogni giorno - sbotta il presidente Rossi - , sono arrivati a scrivere questi decreti pieni di contraddizioni e iniquità in termini di sostegni economici assolutamente inadeguati. Parliamo di imprese che hanno perso un anno e mezzo di lavoro, chiuse del tutto o parzialmente» 
Rossi poi elenca alcuni casi che stanno facendo discutere. «Se ho aperto nel 2019 e quindi non ho lavorato l’interno anno, ho diritto a ricevere l’importo minimo di mille euro per le ditte individuali o duemila euro per le società, anche se la mia perdita è inferiore al 30% e anche addirittura se non ho avuto perdite. Abbiamo anche - prosegue Rossi - la particolarità di chi ha aperto tra il 1 gennaio 2021 e il 24 marzo 2021. Anche queste imprese possono avere il minimo».
IL BANDO
L’attenzione è concentrata pure sul fondo “Filiera della ristorazione” messo a disposizione dal Ministero delle Politiche agricole con il Decreto Agosto. La procedura si è aperta a novembre e in provincia di Padova le domande sono state circa 600 per una media di seimila euro l’una, come contributo per gli acquisti agroalimentari Made in Italy fatti a cavallo tra la primavera e l’estate scorsa. «I primi bonifici sono finalmente arrivati a fine marzo - spiega il segretario Appe, Filippo Segato - ma più della metà delle imprese non ha ricevuto nulla e sta ancora aspettando». Negli ultimi due giorni l’Appe si è rivolta al governatore Zaia e ai parlamentari padovani ribadendo la richiesta sempre più pressante di poter tornare a servire i clienti anche coi tavoli al chiuso. 


GLI AUTISTI
Ieri intanto la Cgia di Mestre ha alzato la voce sulla situazione del settore taxi (nel Comune di Padova sono 150 titolari di licenza). Il crollo del turismo si fa sentire eccome: dei 21,2 milioni di euro di perdita di fatturato registrato sino a marzo 2021 da tutto il comparto in Veneto, 3,4 milioni sono relativi ai titolari della provincia di Padova. Ecco le richieste di Filippo Quadri, rappresentante di Confartigianato: «Per tutto il 2021 servono nuovi contributi a fondo perduto, misure per coprire le spese fisse e nuove moratorie di pagamento dei finanziamenti». 
 

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