Addio a Vanni, il veterinario amico di tutti: era a pochi mesi dalla pensione Vò piange la quarta vittima

Mercoledì 2 Dicembre 2020 di Maria Elena Pattaro
decesso Covid

PADOVA - Adriano, Renato, Andreina e adesso anche Vanni. Il Coronavirus non molla Vo'. La prima zona rossa del Veneto piange la sua quarta vittima, a quasi 9 mesi dalla scoperta del focolaio e dal primo decesso Covid in quel fatidico 21 febbraio in cui tutto è cominciato. E a pochi giorni dal quarto screening condotto dall'équipe del professor Andrea Crisanti per capire quanto durano gli anticorpi delle persone guarite.

La vita spezzata dal virus è quella di Vanni Ambrosi, dirigente veterinario del Servizio sanità animale dell'Ulss 8 Berica. Aveva 66 anni e fra otto mesi, a luglio del prossimo anno, si sarebbe finalmente goduto la pensione dopo una vita spesa per il lavoro, con il proposito di dedicarsi alla sua grande passione: i viaggi. Invece il Covid-19 non gli ha lasciato scampo, nonostante godesse di ottima salute al punto da non assumere alcun farmaco. Il veterinario, che non aveva né moglie né figli e abitava nella frazione di Vo' Vecchio, è mancato lunedì notte all'ospedale di Padova. Si è ammalato di Covid a fine ottobre. Allarmato dalla comparsa di febbre e tosse a pochi giorni da un tampone che aveva dato esito negativo, aveva ripetuto il test scoprendo di essere stato contagiato. Dopo una settimana trascorsa in casa, le sue condizioni si sono aggravate all'improvviso, tanto da renderne necessario il trasporto d'urgenza prima al Covid hospital di Schiavonia e poi nella struttura sanitaria del capoluogo, dove è stato ricoverato in Terapia intensiva, viste le condizioni critiche.


Nelle ultime settimane un lieve miglioramento aveva dato ai familiari e ai colleghi la speranza che potesse farcela. Purtroppo non è stato così. La notizia della sua morte è stata accolta con sgomento e dolore dai colleghi dell'Ulss 8 Berica e da tutti i veterinari pubblici del Veneto.

«A lui va oggi il nostro pensiero più affettuoso e il nostro rimpianto» afferma Sivemp Veneto, il sindacato dei veterinari di medicina pubblica a cui Ambrosi era iscritto, che si stringe con affetto alla famiglia, agli amici e ai compagni di lavoro. Vanni lascia la sorella Francesca, informata del contagio soltanto il giorno del ricovero: «Forse non voleva farmi preoccupare. Lui era così: molto riservato, non voleva mai disturbare nessuno».

In molti lo ricordano come un collega solerte, mite e capace di curare i rapporti umani. Riservato ma socievole, raccontava spesso ai colleghi d'ufficio le sue escursioni in giro per il mondo. «Una volta in pensione contava di coltivare pienamente la sua passione insieme a un gruppo di amici affiatati raccontano i camici bianchi ma il Covid ha spezzato le sue aspettative e i suoi progetti». Ambrosi ha prestato attività di controllo della sanità animale per più di trentacinque anni, tra i colli Berici e gli Euganei, dal 1988, anno in cui è entrato nell'allora Ulss 9 Basso Vicentino. Ha sempre dato prova di grande dedizione e professionalità, anche quando Vo' era zona rossa. Durante le due settimane di isolamento del paese, su richiesta dell'Ulss 6 Euganea si è prestato a un controllo straordinario negli allevamenti, così da rendere possibile lo spostamento degli animali e gli accertamenti in materia di influenza aviaria. Quella di Vanni è la quarta croce piantata dal Covid. Il 21 febbraio, data-simbolo per il paese era morto Adriano Trevisan, 77 anni, ricoverato al Covid hospital di Schiavonia insieme all'amico Renato Turetta, che di anni ne aveva 67 ed era spirato il 10 marzo. Tre giorni dopo era toccato ad Andreina Santimaria, 83 anni. Lunedì notte Vanni Ambrosi. «Purtroppo questo decesso ci ricorda che non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia» commenta dispiaciuto il sindaco Giuliano Martini. Perché il nemico, nonostante tutto, continua a colpire.
 

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