Mercoledì 27 Giugno 2018, 08:46

Chef e moglie presi in ostaggio dal datore di lavoro in Nigeria

PER APPROFONDIRE: chef, fabio gibilisco, nigeria, rapito, veneto
 Fabio Gibilisco con la madre del collega che lo ha aiutato

di Marina Lucchin

PADOVA - Doveva essere un'esperienza di lavoro straordinaria, di quelle che possono cambiare la vita per sempre. Chef nella cucina di un ristorante afro-italiano a fianco di un hotel a cinque stelle nella capitale della Nigeria. Fabio Gibilisco, padovano 35 anni, assieme alla moglie aveva pensato che sarebbe stata l'occasione per una felice svolta. Invece l'esperienza si è rivelata un incubo: senza soldi, senza documenti, di fatto sequestrato dal suo titolare a Lagos. «L'ambasciata italiana mi ha abbandonato. Se sono riuscito a tornare in Italia, lo devo solo a un mio collega africano, che mi ha accolto nella sua umile capanna nella baraccopoli della capitale ed è riuscito a racimolare 300 dollari, non so nemmeno come, per farmi imbarcare sull'aereo che mi avrebbe riportato a casa, via da quest'incubo», racconta lo chef che ora, dopo 10 giorni dal suo arrivo, è a capo della cucina di un grande albergo nei dintorni di Brunico, tra il verde e le montagne dell'Alto Adige, così distante per clima e colori dall'Africa, il cui ricordo ancora lo tormenta.
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5 di 17 commenti presenti
2018-06-27 13:46:19
Non so proprio come possa apparire plausibile questo racconto. Premesso che non e' vero che Lagos sia la capitale della Nigeria,lascia perplessi che il proprietario del ristorante si sia fatto consegnare i passaporti. A che titolo? E perche' i due italiani glieli hanno consegnati? Per quanto riguarda le risposte dell'ambasciata bisognerebbe sentire quella campana perche' probabilmente c'era qualcosa che non quadrava. Il collega chef abitava in una capanna in una baraccopoli...non penso proprio che uno schef abiti in una capanna. Infine il biglietto aereo Lagos - Malpensa a 300 euro, ma dove? Nei fumetti di Topolino e Paperino forse.
2018-06-27 13:15:59
il fenomeno pensava di sguazzare in una discarica ed uscirne profumato.. complimenti, volpe.
2018-06-27 13:01:21
... lasciarlo al suo paradiso.. è un dovere civico sociale..
2018-06-27 12:57:33
Purtroppo, non è la prima volta che alcuni/e nostri/e consolati o ambasciate si siano girati/e dall'altra parte quando qualche connazionale si è trovato in difficoltà. Un decennio fa è capitato a un mio congiunto che si è trovato in difficoltà a Istambul, avendo perso il portafogli con soldi e documenti. Rivoltosi al consolato per un aiuto, gli hanno fatto capire, papale papale, di arrangiarsi. Invece, chi gli ha dato una mano è stata la Polizia di quella città, senza nemmeno farsi pregare più di tanto. Una volta in Italia, questo signore, per ringraziarli, ha fatto recapitare a quel Comando quanto avuto e in più un buon quantitativo di specialità alimentari pugliesi. I Poliziotti Turchi l'hanno ringraziato e invitato a recarsi di nuovo nella splendida Istambul. Fatti, non parole!
2018-06-27 12:53:56
Come mai questo chef ha cambiato 7 ristoranti in 14 anni? Clientela poco soddisfatta?