Case di riposo: allarme personale, già cento i sospesi

Lunedì 11 Ottobre 2021 di Silvia Moranduzzo
Decine i sospesi nelle case di riposo

PADOVA - Cento. È il numero dei sanitari sospesi nelle case di riposo di città e provincia. Ma non finirà qui perché altre cento situazioni sono in fase di valutazione da parte della commissione competente dell’Ulss 6 Euganea. Perciò il numero è destinato ad aumentare. Dati che mettono in allarme coloro che lavorano e gestiscono le case per anziani, già sofferenti perché manca personale. Ora la situazione potrebbe aggravarsi.


Complessivamente le case di riposo padovane sono 37. Ci vivono 4.500 ospiti e ci lavorano 4 mila persone. Per loro questo anno e mezzo è stato drammatico, basti pensare alla Casa Scarmignan di Merlara che su una settantina di ospiti ha visto morire 34 anziani. «Abbiamo affrontato una guerra, non ci spaventa una sparatoria di quartiere – afferma Roberto Volpe, presidente dell’Unione regionale istituti per anziani delle regione Veneto (Uripa) – Da un pezzo soffriamo di mancanza di personale, affronteremo anche questa situazione. Siamo preoccupati, ovvio. Abbiamo attraversato un momento davvero difficile e ora si complicherà di più. Dispiace dire che nessuno ha mai espresso solidarietà per il nostro lavoro, il nostro impegno costante. Anzi, siamo sempre sotto attacco. Ci hanno addirittura chiamato “fabbriche di morte”, i parenti degli ospiti ci hanno criticato aspramente quando abbiamo chiuso alle visite senza capire che l’obiettivo era salvare la vita dei loro cari». 


IL PROBLEMA
Le cento sospensioni e quelle che andranno ad aggiungersi aggraveranno un fenomeno ormai incancrenito, spiega Volpe: «La popolazione invecchia sempre di più ma le scuole non aumentano i posti perciò non bastano infermieri, medici e operatori. Del resto è un mestiere sempre meno attrattivo, pagato poco. Senza contare che ci sono limitazioni anche durante la formazione – previsa – Uno specializzando non può fare il tirocinio in casa di riposo. Può farlo ovunque, in qualsiasi ramo e reparto di un ospedale ma non in una casa per anziani. E se decide comunque di farlo, le ore non gli vengono conteggiate per la borsa di studio. Per forza poi non si trovano medici».


LE DIFFIDE
La questione delle sospensioni non è un problema solo per le case di riposo. Ma anche per gli uffici della stessa Ulss che si vede in questo periodo letteralmente sommersa di diffide e lettere di avvocati inviate dai lavoratori sospesi. Il sistema va in sovraccarico e tutte le pratiche vengono inevitabilmente rallentate. Ora le case di riposo sono alle prese con il terzo giro di vaccino anti-Covid. Le inoculazioni sono cominciate una decina di giorni fa e la prima a dare il via alle danze è stata la Galvan di Pontelongo perché si è deciso di seguire lo stesso ordine di quando è stato il turno della prima dose, il 31 dicembre dell’anno scorso. I gestori delle Rsa stanno procedendo a raccogliere nuovamente i consensi che vanno firmati dall’ospite o dal tutore perché quello già firmato riguardava solo la prima e la seconda dose. 
La direzione dell’Ulss 6 Euganea punta a vaccinare almeno 2.500 anziani entro la fine del mese e parallelamente saranno vaccinati anche i lavoratori. Riguardo al lavoro si apre un altro tema. Il decreto 44 firmato dal presidente del Consiglio Mario Draghi in aprile stabilisce l’obbligo vaccinale per i lavoratori sanitari. Era stato annunciato l’obbligo di vaccinazione anche per tutti gli altri lavoratori delle case di riposo, entrato in vigore ieri. E poi si è aggiunto il decreto sull’obbligo di Green pass (per il quale basta anche il tampone). Quale decreto seguire, quello sulla vaccinazione o il Green pass? «Si sono accavallate diverse norme, c’è molta confusione – dice Volpe – Abbiamo fatto un quesito in Regione ma non abbiamo ottenuto risposta».
 

Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre, 09:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA