Carlo Alberto e le morti improvvise, l'esperta: «Ecco come può accadere»

Giovedì 27 Gennaio 2022 di Gabriele Pipia
Carlo Alberto Conte
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PADOVA - Perché? È la domanda più semplice e immediata. Perché un ragazzino di 12 anni, all’apparenza perfettamente sano, si accascia a terra e muore così all’improvviso? A Padova lavora un’esperta di fama mondiale che nei prossimi giorni proverà a trovare quella risposta. La professoressa Cristina Basso, docente di Anatomia patologica all’università, si occupa ogni giorno di cardiopatologie e morti improvvise. Ha seguito i casi dei calciatori Piermario Morosini e Davide Astori, ha ispezionato centinaia di cuori e ora è pronta a mettersi al lavoro anche su quello di Carlo Alberto Conte, il ragazzino padovano colpito domenica da un malore fatale durante una gara di atletica a Vittorio Veneto e morto martedì all’ospedale di Treviso. È stata l’Ulss 2, ieri mattina, a comunicare ufficialmente che sarà l’equipe della professoressa Basso ad occuparsi dell’autopsia

LE CAUSE

«Anzitutto va fatta una premessa - esordisce l’esperta - Comunemente si parla di infarto ma solamente l’autopsia permette di determinare quale sia l’esatta causa di una morte improvvisa. Non stiamo parlando di un paziente già noto, bensì di un ragazzino senza problemi pregressi. Possiamo quindi fare solo delle ipotesi. Anzitutto una morte improvvisa simile potrebbe essere causata da una malattia ereditaria del muscolo che pompa il sangue del cuore, questa è una situazione riscontrata più volte. Potrebbero esserci però anche dei difetti alle arterie oppure alle valvole che regolano i flussi. L’ispezione iniziale dura un paio d’ore, poi vengono fatti prelievi del sangue, test genetici ed esami istologici. La risposta non è istantanea, potrebbero volerci fino ad un paio di mesi».

LA GENETICA

C’è un dato fondamentale da cui partire: le cause di arresto cardiaco sono per il 40% determinate geneticamente, con un’anomalia nel codice del Dna. «Ciò significa che potrebbe esserci un altro componente della famiglia, parente di primo grado, portatore della malattia - spiega la professoressa Basso - L’autopsia quindi non è fine a se stessa. Permette di avere una diagnosi e di capire se parliamo di una patologia ereditaria, adottando in quel caso misure preventive sui familiari interessati». 

I NUMERI

Le morti improvvise avvengono quasi ogni giorno, ma se consideriamo gli under 50 anni in tutto il Veneto si contano una trentina di casi all’anno. Numeri che diventano molto più bassi se teniamo in considerazione solo i minorenni: a livello regionale 100 casi negli ultimi 30 anni
«Negli anni ‘80 e ‘90 i dati erano più alti, poi il fenomeno è calato perché ora si fa molta più prevenzione - prosegue la professoressa - Purtroppo la medicina non può mai essere perfetta al 100% e anche nei controlli ci sono delle situazioni che scappano. Io continuo a ripetere che bisogna guardare al modello danese: autopsia obbligatoria per tutti gli under 50 che muoiono di arresto cardiaco. Solo così si può migliorare la prevenzione».

CA’ FONCELLO 

«Abbiamo sperato fino all’ultimo, lottato assieme a lui e fatto tutto il possibile, per salvargli la vita» scrive il dg dell’Ulss 2 Francesco Benazzi. Poi Giuseppe Minniti, primario di cardiochirurgia del Ca’ Foncello, ricostruisce i tre giorni di agonia: «Il ragazzo è arrivato con un quadro gravissimo. Essendoci alcuni parametri che facevano ritenere potesse esistere una possibilità di salvarlo abbiamo deciso di applicare la circolazione extracorporea (Ecmo, ndr). Purtroppo con il passare delle ore abbiamo riscontrato che i danni erano tali da determinare in breve tempo la morte cerebrale. Nella maggior parte dei casi di morte improvvisa in giovani atleti c’è una predisposizione a sviluppare aritmie che spesso viene evidenziata nei controlli. In rari casi, purtroppo, non emerge alcuna anomalia nel corso delle visite agonistiche». 

IL SUEM

Dopo il caso Eriksen, il calciatore danese salvato agli ultimi Europei di calcio, il direttore del Suem 118 di Padova Andrea Spagna aveva tracciato un quadro del fenomeno. «Facciamo 800 interventi all’anno per arresto cardiaco improvviso anche se va detto che i casi giovani sono sicuramente pochi. La media europea di sopravvivenza si attesta sull’8%, noi quando usciamo con le nostre auto mediche ci attestiamo sul 10,5%». Sempre Spagna spiegava: «Se c’è un arresto il sangue non circola e i tessuti non sono più ossigenati. Ciò che soffre di più, oltre al cuore, è il cervello. E quattro minuti senza circolo possono portare danni irreversibili. Il rischio è che quattro minuti se ne vadano solo per capire cosa sta succedendo, invece è molto importante un massaggio immediato». A Vittorio Veneto l’intervento c’è stato, ma nemmeno quello è bastato.

Ultimo aggiornamento: 13:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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