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Caporalato, le rivelazioni di un dipendente: «Se parlavo, il titolare chiamava "Taru" per pestarmi»

La maxi-inchiesta della guardia di finanza ha portato a 15 indagati, ora per la prima volta una delle vittime sfruttate racconta il suo inferno

Martedì 9 Agosto 2022 di Alberto Rodighiero
Kumare

PADOVA - «Se in azienda mi lamento perché non vengono rispettate le norme di sicurezza, i titolari chiamano Taru che mi prende a pugni». Kumare (il nome di fantasia che chiede venga utilizzato) ha paura e non lo nasconde. Quando parla tiene gli occhi bassi e non vuole che la sua faccia finisca in tv o sui giornali. Diversamente sa benissimo che per lui potrebbero arrivare botte, minacce o forse anche di peggio. Nonostante questo, ritiene che sia importante iniziare a demolire il muro di omertà dietro a cui prospera un fenomeno odioso come quello del caporalato. Per la prima volta, dunque, a parlare è uno dei lavoratori indiani vittime di un sistema di sfruttamento che, anche nel padovano, coinvolge deicide e decine di persone. Così è finita al centro di un’indagine della Guardia di finanza di Padova un’associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro. È questa l’accusa che venerdì scorso ha portato alla misura cautelare interdittiva del divieto per un anno di esercitare l’attività imprenditoriale nei confronti di un cittadino indiano, che prendeva commesse da soggetti economici inconsapevoli, spesso della filiera della grande distribuzione. Si tratta di Tanwar Tara Chand, detto Taru. Sono stati inoltre sequestrati beni e disponibilità finanziarie per 750 mila euro, tra cui due appartamenti a Mestrino e uno a Padova. Quindici gli indagati, per lo più indiani.

La promessa

Tra le vittime di questo sistema c’è, appunto, anche Kumare, in arrivo da un villaggio del Rajastan (India), che a Padova è arrivato nell’ormai lontano 2008 e che da anni lavora come operaio in un’azienda del padovano. «A capo di tutto c’è Taru – ha esordito il lavoratore – Nel 2008, io avevo bisogno di lavorare e lui si è messo d’accordo con mio padre. Ci ha chiesto 15.000 euro. Una parte glieli abbiamo dati subito, il resto ho provveduto a restituirli quando ho iniziato a lavorare».

«Trecento euro per un posto letto»

«Quando sono arrivato a Padova, mi ha fatto assumere come operaio nell’azienda dove lavoro, ma non basta – ha aggiunto –. Chi ha a che fare con lui deve anche andare a vivere nelle case che gestisce e pagare 300 euro al mese per un posto letto. Taru solo a Padova ha sei case: a Mestrino, all’Arcella, a Pontevigodarzere e a Campodarsego. Io ho abitato per un periodo in una grande casa che ha proprio a Campodarsego. Un’abitazione che è arrivata ad ospitare anche cinquanta persone». Calcolando 300 euro a inquilino, si può tranquillamente calcolare che, solamente per l’affitto (in nero) di un solo alloggio il caporale poteva guadagnare ogni mese 15.000 euro. Il sistema messo in piedi da Taru - un 55enne anche lui originario del Rajastan – prevede, tra le altre cose, che l’uomo faccia assumere direttamente dalle aziende la manodopera. E poi, in caso di contestazioni da parte del lavoratore, Taru veniva chiamato a risolvere, a modo suo, le controversie.

«Mi ha preso a pugni»

«È capitato a me ma anche a miei colleghi e, in alcuni casi, so che sono state minacciate anche le famiglie d’origine – racconta ancora Kumare – una volta ricordo che mi sono lamentato perché mi facevano lavorare in una situazione ad alto rischio. Il titolare mi ha fatto chiamare in ufficio e lì, dopo un po’, è arrivato Taru che, prima mi ha minacciato e poi mi ha preso a pugni». A volte nelle aziende dove sono presenti dei lavoratori iscritti al sindacato il caporale avrebbe fatto assumere dei suoi uomini fidati che avevano il compito di perseguitare chi contesta l’azienda. «Il suo obiettivo – conclude – è quello di terrorizzarci e di evitare ogni iniziativa che possa dare fastidio al padrone. Purtroppo in tanti, troppi, hanno paura e da anni si va avanti con questa storia. Io credo di avere dato il mio contributo, la mia faccia però non deve comparire. Altrimenti tra qualche giorno mi ritrovo sotto casa gli amici di Taru e allora sì che potrebbe succedere qualcosa di veramente brutto».

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Ultimo aggiornamento: 07:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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