Lovato sotto i riflettori della Champions League: «Realizzato il mio sogno»

Venerdì 22 Ottobre 2021 di Pierpaolo Spettoli
Matteo Lovato ha debuttato in Champions a Manchester con l'Atalanta

PADOVA - “Sono contento di avere realizzato il sogno di una vita”. Ci sono serate che ti rimarranno dentro per sempre e quella di mercoledì è stata unica per Matteo Lovato che ha debuttato in Champions League con l’Atalanta in uno degli stadi più iconici del mondo, l’Old Trafford di Manchester. Appena ventuno anni, padovano di Candiana, ha fatto ingresso a inizio ripresa al posto di Demiral con i bergamaschi avanti 2-0, ma nella ripresa si è scatenata la furia di Ronaldo e compagni che hanno ribaltato il risultato. Per Matteo anche un cartellino giallo quando in un duello in corsa ha atterrato proprio Ronaldo. 
Per ritrovare un padovano in Champions bisogna risalire a Francesco Toldo che ha vinto la competizione nell’anno del triplete interista (2010), Maniero nel Parma di Ancelotti (1997) e ancora prima Albertino Bigon negli anni ‘70 con il Milan. 
LA DEDICA
A fine serata Matteo ha affidato al suo profilo Instagram il suo stato d’animo. “Abbiamo lottato, sudato la maglia. Sono contento di avere realizzato il sogno di una vita. Un’emozione indescrivibile, ma con un retrogusto amaro. Questa serata la dedico alle persone che mi amano e anche a chi non c’è più. Per te nonno”. Nonno che si chiamava Sergio. La foto che ha postato lo ritrae in primo piano mentre è in procinto di colpire il pallone pressato dal portoghese Bruno Fernandes, uno dei gioielli del Manchester United. 
DAVANTI ALLA TIVÚ 
Papà Stefano, mamma Cinzia e la sorella Erica hanno guardato la partita nella loro abitazione a Candiana. «E’ stata una grande emozione vederlo in Champions - dice il papà - ma anche per lui è stato un bel colpo e si è visto che era un po’ frenato dall’emozione. Del resto fino a poco tempo fa affrontava quegli avversari alla play station, e lì se li è trovati davanti. Contro Ronaldo aveva già giocato quando era al Verona, ma con gli altri campioni del Manchester era la prima volta». 
Vi siete parlati dopo la gara? «Solo tramite messaggi. Giocando due-tre partite alla settimana, oltre agli allenamenti, chiama lui quando può». Si aspettava che arrivasse così in alto? «No, tanti ragazzi si perdono per strada o cambiano sport, lui però ha fatto qualcosa in questi due anni, anche se la strada da percorrere è ancora lunga. Speriamo che continui così». 
VITA CAMBIATA
«Matteo ha sempre vissuto a Candiana, qui lo conoscono tutti perché ha fatto le scuole e andava a giocare con i ragazzini della sua età nei campetti del paese quando non si allenava. Fare il calciatore è stata una sua scelta in cui noi genitori l’abbiamo supportato. Un giorno mi ha detto: “papà, voglio provarci”. Gli ho risposto “vai, noi siamo qui se hai bisogno. Se ce la farai bene, altrimenti c’hai provato”. Poi che arrivasse a questi livelli in così poco tempo è merito suo, dei compagni e dell’allenatore».
Aggiunge. «La sua vita e anche la nostra è cambiata. Prima era sempre a casa, adesso è da un paio di mesi che non torna essendo sempre in giro con l’Atalanta e con la Nazionale under 21». Due anni fa di questi tempi Matteo giocava le prime partite da professionista con il Padova (diciassette presenze), nel cui vivaio è cresciuto eccetto una parentesi nel settore giovanile del Genoa. Ha bruciato le tappe passando dalla serie C alla Champions League con in mezzo ventisette partite in A. Nel gennaio 2020 il Padova l’ha ceduto al Verona riservandosi la percentuale del 15 per cento da spartire con il Genoa sulla futura rivendita, che è arrivata quest’estate quando il Verona ha monetizzato cedendolo all’Atalanta per undici milioni di euro (otto milioni di parte fissa più tre di bonus): il Padova incasserà quanto gli spetta a partire dalla prossima stagione. 

 

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