Daniele, gol con dedica speciale al papà appena morto

Domenica 12 Gennaio 2020 di Giancarlo Noviello

PADOVA - È una di quelle bellissime storie che uniscono lo sport alla vita tra dolori ed emozioni. L’altra sera si sono affrontate Hellas Verona-Calcio Padova. Quella che doveva essere una classica sfida valida per la prima giornata di ritorno del campionato di C1 di calcio a 5 ha assunto un significato particolare per i biancoscudati, i quali poche ore prima di scendere in campo per affrontare la prima della classe hanno dovuto affrontare una sfida altrettanto difficile per ricordare la dolorosa ed improvvisa scomparsa di Alessandro Feverati, il papà di Daniele, estremo difensore dei patavini, deceduto il giorno prima a causa di un infarto che non gli ha lasciato scampo a soli 54 anni.
Alessandro era un grande sostenitore della squadra, sempre disponibile per fornire un suggerimento “tecnico” ai ragazzi che stanno affrontando un campionato ben al di sotto delle aspettative, con un quart’ultimo posto in classifica. Ebbene, il figlio Daniele, portiere classe ‘98, ha scelto ugualmente di scendere in campo per onorare fino in fondo non solo il ricordo e la figura carismatica del papà, ma dedicandogli anche il gol del 3-1 realizzato nel finale con un morbido sinistro da una porta all’altra, gol che ha permesso al Padova di mettere al sicuro la vittoria e uscire dalla zona calda della classifica.
VOLERE È POTERE
«È stata una serata straordinaria dal punto di vista sportivo, perché vincere in casa della capolista rappresenta sempre una grande soddisfazione – spiega commosso Daniele Feverati - Tutti volevamo raggiungere l’obiettivo della vittoria, io in particolar modo. Mio papà mi ha sempre insegnato che “volere è potere”, una frase che ho sempre cercato di interpretare nella mia vita sportiva e professionale. Il destino ha voluto che proprio venerdì sera, il giorno dopo la scomparsa di papà, gli dedicassi il gol della vittoria. Fino al fischio d’inizio pensavo di sentirmi solo, perché non percepivo la presenza del “primo amore” della mia vita. Al termine della partita invece mi sentivo sereno, non solo per la rete della vittoria in sé, ma perché fino ad oggi non ero mai riuscito a segnare un gol, considerato un sogno “quasi” irrealizzabile per un portiere di calcio a cinque. «Sapevo che la partita l’aveva giocata lui, con il suo cuore e la carica piena di adrenalina che, in entrambi i ruoli, sia da mister che da papà, è riuscito sempre a trasmettermi in ogni singola situazione, di vita e di sport. Ma soprattutto ero riuscito a conservare una sorprendente serenità dentro di me, perché avevo capito che papà era “presente” sugli spalti con la sua anima e personalità, che sempre lo hanno contraddistinto positivamente nella sua lunga carriera da allenatore».
LA SCELTA MIGLIORE
«Penso – conclude Daniele Feverati - che giocare la partita sia stata forse la scelta migliore che potessi fare per onorare il ricordo di mio papà. È inutile dire a chi ho dedicato il gol, anche se sono estremamente convinto che sia stato lui a dedicarlo a me. Quando la palla ha oltrepassato la linea bianca, ho iniziato a correre con le lacrime agli occhi, indirizzando lo sguardo verso gli spalti, quasi a cercare il posto di papà, con i compagni che mi hanno letteralmente sommerso in un abbraccio collettivo, ripreso poi a fine gara. Una doppia soddisfazione per papà e per noi che giocavamo contro la prima della classe che, nel girone d’andata, ci aveva battuto per 5-0».

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