Il broker Nicolò Svizzero: «Io, maltrattato nelle carceri elvetiche. Temevo per il Covid»

Domenica 25 Luglio 2021 di Marco Aldighieri
IL BROKER Nicolò Svizzero insieme alla figlia di Trump
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PADOVA - Il sedicente broker Nicolò Svizzero nei giorni scorsi ha indirizzato una lettera al ministero di Giustizia. Il 43enne rampollo della famiglia Morellato, condannato in Appello a Venezia a due anni e dieci mesi per abusivismo finanziario, ha giurato di essere stato maltrattato in carcere durante la detenzione in Svizzera. Erano i primi giorni di febbraio di quest’anno quando il broker, è stato trasferito in carcere. La giustizia elvetica lo ha indagato per truffa, riciclaggio, appropriazione indebita e amministrazione infedele. È stato in Svizzera per quasi tre mesi. La procura del canton Ticino, attraverso il procuratore pubblico Andrea Gianini, aveva chiesto il 10 gennaio l’estradizione per tre mesi del broker Svizzero. Il nulla osta gli è stato concesso dal pubblico ministero Marco Brusegan, titolare delle indagini che hanno portato già alla condanna del rampollo della famiglia Morellato. 


Ecco i passaggi più significativi della missiva-denuncia, firmata dal finanziere padovano. “Appena consegnato alla Polizia Svizzera sono stato ammanettato con le mani dietro alla schiena e caricato in un furgone blindato all’interno di uno spazio chiuso di mezzo metro quadrato senza possibilità di vedere l’esterno nonostante avessi fatto ripetutamente presente di soffrire di claustrofobia...Ho avuto vari attacchi di panico...Ho perso 18 kg e continuo a soffrire di forte depressione...”. 
Nella lettera Svizzero poi fa un ampio passaggio sul mancato rispetto, secondo lui, delle più elementari norme anti Covid. “...Dopo 1 mese sono stato trasferito al carcere penale La Stampa, anche li convivevo con altri detenuti per vari reati senza nessuna mascherina e nessun controllo per il coronavirus. Mandato in sezione e precisamente sezione I cella 006, la situazione era di 12 detenuti con cucina e docce in comune sempre senza mascherine protettive e quindi con il grave rischio di contagio visto che ribadisco non effettuavano nessun controllo Covid...”. 
E poi ha raccontato di quanto sarebbe stato umiliato “...Due o tre volte a settimana mi portavano in una stanza per farmi lo spoglio nudo con piegamento squat e mi controllavano le urine, si può capire l’umiliazione di un atto simile ripetuto per una persona alla prima esperienza in carcere. Un giorno mi hanno fatto sedere fuori dalla cella per 1 ora e hanno effettuato un controllo totale con apparecchiatura elettronica e cani antidroga - neanche fossi uno spacciatore - non trovando ovviamente nulla...”. E infine ha ripercorso i 15 interrogatori “...15 gli interrogatori in totale in cui sono stato trattato in modo indegno e disumano. Mi prelevavano ammanettato dietro alle 5 di mattina in carcere per essere in Procura alle 5.30 ancora con il buio e mi chiudevano in una cella sotterranea senza riscaldamento e senza colazione facendomi attendere fino alle 9 o alle 10 a seconda dell’orario previsto per l’interrogatorio...”.

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