Tumore. Un prelievo del sangue scova le metastasi invisibili

Domenica 25 Aprile 2021 di Nicoletta Cozza
Cura su misura grazie alla biopsia liquida

Un semplice prelievo di sangue rivela la presenza del Dna tumorale delle micro metastasi invisibili alla Tac e alla Risonanza magnetica. E il risultato consente di personalizzare la terapia che diventa così a misura di paziente. È questa la rivoluzione della biopsia liquida che indirizza appunto il trattamento mirato dei pazienti affetti per esempio da tumore al polmone, al cervello, alla mammella, o da glioblastoma. Una modalità già messa in atto all'Istituto Oncologico Veneto e che è anche al centro del progetto Pegasus, per le terapie post operatorie del cancro al colon-retto, presentato nei giorni scorsi a Milano, ma in cui il ruolo dello Iov di Padova è determinante: promosso dalla dottoressa Silvia Marsoni dell'IFOM del capoluogo lombardo, coordinato dal professor Alberto Bardelli dell'Università di Torino, e sostenuto dalla Fondazione AIRC nell'ambito del programma 5X1000, è condotto a livello nazionale sotto la responsabilità clinica della dottoressa Sara Lonardi appunto dell'Ircss IRCSS patavino. Centoquaranta i pazienti reclutati per questa specifica sperimentazione che durerà 3 anni, provenienti da otto istituti clinici europei, di cui 5 in Italia e 3 in Spagna.


L'INNOVAZIONE
A spiegare i particolari della metodica innovativa che modifica in vari ambiti l'impostazione delle cure oncologiche tradizionali è il professor Pier Franco Conte, direttore scientifico facente funzioni, nonché al vertice dell'Oncologia Medica II, docente universitario e coordinatore della Rete Oncologica Veneta. «La biopsia liquida - sottolinea - è finalizzata a individuare il Dna tumorale, identificando anche il codice genetico presente nelle cellule metastatiche non rilevabili da tac e risonanza attraverso un banale prelievo di sangue, che consente di ottenere un triplice risultato. Il primo è quello dimostrare appunto la presenza di metatstasi non evidenziabili dagli accertamenti diagnostici; il secondo di caratterizzare le alterazioni genetiche specifiche del tumore, qualora non sia possibile farlo prelevando frammenti di tessuto malato, come può avvenire per esempio nel caso di particolari patologie polmonari, o cerebrali. E identificando bersagli molecolari precisi, si possono poi utilizzare farmaci personalizzati. Il terzo vantaggio è di poter monitorare l'andamento del tumore, riuscendo a capire quando non risponde più alle terapie: rilevare la progressione clinica, fa sì che si possa modificare il trattamento anticipando di molto la medesima riposta che avremmo avuto dagli esami strumentali, e senza bisogno di asprtare campioni di tessuto».


LO SCENARIO
Lo Iov è un centro di riferimento, quindi, per la biopsia liquida, con il professor Stefano Indraccolo responsabile dell'apposito laboratorio, dove sono in corso vari progetti che hanno l'obiettivo di studiare diversi tumori, e la dottoressa Laura Bonanno, che si sta invece occupando delle applicazioni per combattere il cancro al polmone, che è l'ambito in cui la pratica clinica è più consolidata. Per quanto riguarda la mammella, invece, è la professoressa Valentina Guarneri a capo del progetto per l'individuazione della presenza di micro metastasi dall'analisi del sangue. Tutto questo, in aggiunta all'imminente avvio del progetto Pegasus guidato dalla dottoressa Lonardi, fa sì che l'Istituto Oncologico Veneto, con le sedi Padova e Castelfranco, rafforzi ancor più il suo ruolo di centro leader nella sfida alla malattia del secolo. «In questo momento - osserva il direttore generale Patrizia Benini - risulta fondamentale mettere a punto terapie sempre più consone e personalizzate, definendo le tracce genetiche della malattia, che possono anche essere diverse tra individui con lo stesso tipo di tumore. Inoltre, l'evoluzione degli obiettivi che già garantisce la biopsia liquida potrebbe significare poter rilevare, grazie a un prelievo, la presenza del cancro in fase precocissima». «Lo Iov - ha aggiunto - è in prima linea nella ricerca e importante sarà rafforzare ulteriormente la collaborazione tra clinici e preclinici, cioè tra i medici a contatto con il malato e gli sviluppatori delle ricerche stesse. La strada maestra parte dalla biochimica che mette nelle condizioni chi la applica sul campo di prescrivere cure ad hoc. Adesso è partito il progetto Pegasus riguardante il colon-retto, ma già abbiamo studi avanzati della biopsia liquida applicata al tumore al polmone e al glioblastoma, grazie all'impegno di tutti i nostri studiosi, coordinati dai professori Pier Franco Conte e Vittorina Zagonel». «Il mio appello - ha concluso il direttore generale - va ora ai cittadini affinché con il 5X1000 continuino a sostenere la ricerca dello Iov contro i tumori, perchè è proprio grazie anche a tali fondi che riusciamo ad avviare progetti come questi».

 

Ultimo aggiornamento: 16:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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