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Attentato contro la macelleria per gelosia: chiuse le indagini, sette nei guai. Anche armi da guerra nascoste

L'inchiesta riguarda anche l'arsenale scoperto in un container ad Anguillara. Padre e figlia custodivano vicino a casa pistole, fucili a pompa, caricatori e proiettili

Venerdì 3 Giugno 2022 di Luca Ingegneri
Parton davanti alla macelleria dopo l'esplosione
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BAGNOLI DI SOPRA - La Procura della Repubblica ha concluso le indagini sull'attentato alla macelleria di Andrea Parton e sull'arsenale rinvenuto nelle campagne di Anguillara. Sette gli indagati per i quali il sostituto procuratore Sergio Dini, che ha coordinato il lavoro dei carabinieri del Nucleo investigativo e della compagnia di Abano, si appresta a chiedere il rinvio a giudizio. Le accuse spaziano dalla detenzione dell'ordigno esplosivo ai danneggiamenti all'esercizio commerciale, dal furto alla detenzione di armi, caricatori e munizioni, dalla ricettazione alle lesioni, dalla violenza privata al favoreggiamento.

IL RAID
Dell'attentato alla macelleria, provocato con ogni probabilità da questioni di gelosia per una donna contesa, sono chiamati a rispondere Salvatore Maria Allia, catanese 53enne, da anni trapiantato a Bagnoli di Sopra, ristretto nel carcere veronese di Montorio, quale mandante e coordinatore del raid dinamitardo, Gianluca Zanellato, 54enne di Correzzola, autotrasportatore, e Nicola Antonio Zumbo, 53enne di Reggio Calabria, a lungo residente a Marcon, quali autori materiali (il primo dietro le sbarre, il secondo ai domiciliari). Il terzetto avrebbe confezionato un ordigno artigianale costituito da un tubo in plastica riempito di polvere esplosiva e da una miccia a lenta combustione. Nella notte tra il 13 ed il 14 giugno dello scorso anno l'avrebbero collocato ed innescato a ridosso della macelleria di Parton, in piazza Martiri d'Ungheria. La violenta esplosione danneggiò la saracinesca, il vetro antisfondamento, varie scaffalature, il controsoffitto e l'impianto elettrico dell'esercizio commerciale, colpendo anche le finestre dei due appartamenti ubicati sopra e a fianco della macelleria. Zanellato deve rispondere di due ulteriori contestazioni (ricettazione e detenzione illegale di armi da fuoco) per aver rubato, tra l'11 e il 13 settembre 2021, dall'abitazione di Francesco Perosin, suo datore di lavoro, a Correzzola, un fucile a pompa Hatsan calibro 12, una pistola HS Produkt calibro 40 Smith & Wesson, e una rivoltella Smith & Wesson calibro 357 magnum.

LA SANTABARBARA
L'autotrasportatore avrebbe successivamente ricevuto da Manuela Masiero la stessa pistola HS Produkt: la consegna sarebbe avvenuta nei locali della Saver.Co., l'azienda di Allia con sede a Bagnoli. Le identiche accuse di ricettazione e detenzione illegale del fucile a pompa, della pistola e della rivoltella vengono contestate allo stesso Allia e a Zumbo e si riferiscono al 13 settembre dell'anno passato. Il catanese avrebbe inoltre esploso in aria dei colpi di pistola e minacciato di morte alcuni dipendenti della sua ditta, accusandoli di ripetuti furti di cavi di rame. Ad avere la peggio era stato Mihail Ciobotaru: l'8 ottobre 2021 Allia l'avrebbe colpito alla testa con il calcio della pistola provocandogli un trauma cranico e la frattura delle ossa nasali, con una prognosi di guarigione di 21 giorni.

LA SANTABARBARA
In svariate occasioni, tra l'ottobre ed il dicembre 2021, Benedetto Allia avrebbe trasferito armi di ogni tipo dalla sede della Saver.Co. all'abitazione di Galliano e Manuela Masiero, padre e figlia, rispettivamente di 66 e 41 anni, ad Anguillara Veneta, in via Bononi (sono entrambi ai domiciliari). Secondo l'accusa si tratterebbe di una pistola semiautomatica senza marca, né modello e matricola, di una pistola mitragliatrice, anch'essa con marca e modello sconosciuti, di una granata a mano M52P3, di quelle di fabbricazione tipica dal Patto di Varsavia ad alto potenziale esplosivo e classificate come armi da guerra, ancora decine di cartucce e proiettili. I tre devono poi rispondere della detenzione in concorso di quanto è stato scoperto e sequestrato dai carabinieri il 31 dicembre scorso nel container vicino alla casa dei Masiero: una trentina di pezzi tra pistole, fucili a pompa, caricatori, cartucce, fondine e carrelli otturatori.
Rischiano infine il processo George Remus Ciobanu, 39 anni, romeno residente a Bagnoli, accusato di favoreggiamento per aver aiutato Allia ad eludere i controlli dei carabinieri alla Saver.Co., e Alessio Rizzi, 22 anni, di Marcon, indagato per detenzione illegale di oggetti atti ad offendere: in concorso con Zanellato avrebbe portato fuori dall'abitazione di quest'ultimo un dissuasore elettrico portatile.

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