Le sfide di Venetocentro: «Dateci la Pedemontana». Zaia: «Pronta a gennaio». E annuncia un piano per i treni ad idrogeno

Sabato 20 Novembre 2021 di Angela Pederiva
assemblea Assindustria
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PADOVA - Parola d'ordine: ripartire. Da qui, Gran Teatro Geox, la prima assemblea in presenza di Assindustria Venetocentro a due anni e mezzo dall'ultimo appuntamento pre-pandemico, oltre 1.500 partecipanti a nome di 3.500 aziende che occupano 170.000 addetti fra le province di Padova e Treviso, l'inno nazionale in omaggio al tricolore e il lungo applauso in memoria delle vittime, 130.000 in Italia e 12.000 in Veneto. «Il tempo della responsabilità non è ancora finito», avverte il presidente Leopoldo Destro, alludendo a quel +6% di Pil che va apprezzato «senza enfasi e illusioni», al tasso di crescita che nel 2022 dovrà essere «solido e duraturo», alle cinque sfide ancora aperte fra «demografia, emergenza climatica, trasformazione digitale, modernizzazione del sistema territoriale e capitale umano». Più l'appello alla Regione per la Pedemontana, «che non può prescindere dai collegamenti a pettine con le aree interne».


INFRASTRUTTURE E PNRR

Luca Zaia assicura che sarà così: «A gennaio-febbraio il cantiere sarà completato, 94,5 chilometri di superstrada e altri 68 di opere complementari». Ma agli industriali il governatore dà anche due anticipazioni. La prima ancora sulle infrastrutture: «Sono reduce da incontri a Roma per ragionamenti sull'idrogeno per i treni e un sistema di mobilità innovativo, progetti reali e concreti che si realizzino, non studi da relegare in un cassetto». La seconda sul Piano nazionale di ripresa e resilienza: «Per noi il Pnrr è una grande partita, l'ultimo treno che passa e che per il Veneto vale 15,1 miliardi. Annuncio che intendiamo fare investimenti insieme all'Università. Siamo in fase conclusiva della progettazione, per cui non posso dire di più, ma posso garantire che saranno grandi investimenti».


NO-VAX

Musica per le orecchie dell'imprenditoria padovana e trevigiana, arrivata con il resto del Nordest al ventunesimo mese di emergenza sanitaria, proprio nel giorno in cui la vicina Austria annuncia che da lunedì sarà di nuovo lockdown, prima per tutti e poi per i no-vax, con annesso vaccino obbligatorio. Precisazione di Zaia: «Non è che io sia contro i provvedimenti forti, tant'è vero che ho firmato le ordinanze più dure, ma sono per l'amministrazione del possibile. Se intendiamo l'obbligatorietà vaccinale come accompagnamento coatto per chi non vuole immunizzarsi, dobbiamo essere consapevoli che è una misura destinata a rimanere sulla carta: viviamo già l'esperienza degli 11 vaccini obbligatori per i bambini e sappiamo che chi non li fa continua ad andare a scuola e all'asilo. Comunque come Regioni ci incontreremo con il Governo e discuteremo di come applicare i colori, non penalizzando le imprese e cercando di tutelare coloro che si sono vaccinati». Conferma il ministro Federico D'Incà (Rapporti con il Parlamento): «Valuteremo la prossima settimana se adottare ulteriori misure». Con la consapevolezza, aggiunge il collega Patrizio Bianchi (Istruzione), che è «un problema di responsabilità collettiva».


AMMORTIZZATORI

Confindustria preferirebbe l'obbligo vaccinale. «Ma abbiamo preso atto ricorda il presidente nazionale Carlo Bonomi che la politica aveva difficoltà a trovare una sintesi riguardo ad un provvedimento così impattante dal punto di vista sociale e per questo si è pensato al Green pass. Lockdown? Non voglio nemmeno pensare che ci si fermi ancora. Credo che un'economia come la nostra, che ha problemi strutturali e che sta attraversando un momento difficile con l'aumento delle materie prime e dell'energia, non si può bloccare un'altra volta: non so se ce la faremmo ad uscirne». Ciò di cui Bonomi è certo, piuttosto, è che non sarà il Rdc a portare il Paese fuori dalla crisi: «Siamo d'accordo sul contrasto alla povertà, ma così com'è strutturato oggi, il Reddito di cittadinanza non intercetta gli incapienti del Nord ed è diventato un disincentivo ad andare a lavorare nel Mezzogiorno». Applauso della platea. «Sulle politiche attive del lavoro aggiunge le battute potrebbero essere facili. Ma noi siamo imprenditori e facciamo i conti: i navigator ci sono costati all'anno più di 400.000 euro l'uno, non è quella la soluzione. E ci mettiamo ancora soldi sopra, rendendo ancora più costoso il fallimento? Il vero problema forse è che non troviamo le figure professionali per le nostre imprese. Noi vogliamo assumere, non licenziare. Invece si continuano a dare schiaffi ai giovani e alle donne, per i quali non c'è nulla nella legge di bilancio su cui ero molto fiducioso, mentre noi avevamo proposto un energico taglio contributivo sul cuneo fiscale magari concentrato su quelle due categorie. Bisogna mettere più soldi in tasca agli italiani, non sulla cassa integrazione. Ma non è minacciando scioperi che si va avanti, bensì stando uniti e facendo le riforme». Su quella degli ammortizzatori sociali c'è l'apertura di Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl: «Siamo nella fase terminale del confronto. Viene avanti un impianto nuovo, solidaristico, universale, inclusivo, mutualistico, assicurativo. Assicuriamo protezioni sociali anche alle piccole aziende sotto i 6 dipendenti ed allargando le tutele al lavoro parasubordinato ed autonomo». Per tutelare quel capitale umano che secondo Stefano Barrese, responsabile banca dei territori di Intesa Sanpaolo, «è una risorsa di assoluta importanza nei processi di creazione di valore di un'impresa».

Ultimo aggiornamento: 16:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA