Andrea è stato atleta di Assindustria Sport. Il direttore tecnico Pertile: «Assurdo, era un gigante buono»

Domenica 5 Luglio 2020 di Pierpaolo Spettoli
Andrea è stato atleta di Assindustria Sport. Il direttore tecnico Pertile: «Assurdo, era un gigante buono»

PADOVA - È morto assassinato Andrea Baldan, veneziano ma legato a filo diretto con Padova perchè ex atleta di Assindustria Sport. Il mondo dell'atletica è sconvolto da quando accaduto, in particolare i suoi vecchi compagni di squadra e i suoi allenatori. Tutti lo ricordano come un gigante buono, sempre sorridente e con la voglia di scherzare: un trascinatore.

Omicidio di Mira. «Mio Dio cosa è successo, non doveva finire così». Andrea freddato da due colpi ravvicinati

L'OMICIDIO
Due colpi di pistola e la vita di Andrea Baldan, 51 anni ed ex lanciatore del peso e del disco di Assindustria Sport, si è spenta per sempre. L'omicidio si è consumato a Oriago di Mira in provincia di Venezia e a uccidere l'atleta è stato Simone Meggiato, anche lui di 51 anni, attuale compagno della ex moglie di Baldan. Il brutale assassinio, secondo una prima ricostruzione effettuata dagli inquirenti, sarebbe il frutto di una violenta lite esplosa tra i due uomini per motivi sentimentali. 

Baldan non è morto sul colpo ed è stato soccorso da una vicina di casa, una infermiera, che gli è stata accanto prima che esalasse l'ultimo respiro. Meggiato è stato subito arrestato dai carabinieri, mentre il corpo di Baldan è ora a disposizione dell'autorità giudiziaria lagunare. Nelle prossime ore il pubblico ministero di turno ordinerà l'autopsia sul corpo dell'ex atleta. Di fatto quasi una formalità, perchè a uccidere Baldan sono stati i due colpi di pistola.

L'ATLETA
«Era un ragazzo solare, sempre con la battuta pronta. Ho appreso la notizia su Facebook, sono rimasto sconcertato». Ruggero Pertile, direttore tecnico di Assindustria Sport ed ex maratoneta olimpico, ricorda così Andrea Baldan che ha gareggiato con la società padovana negli anni 1990. l'atleta «Per noi faceva lancio del peso e anche del disco, e i miei ricordi sono legati ai tempi di quando ero atleta. Quando andavamo in trasferta gli piaceva scherzare. Si caricava bevendo tre Coca cola prima della gara, mentre io che facevo mezzo fondo non potevo permettermelo. Poi scherzavamo perché lui era grande e io piccolo vicino a un omone di due metri». 

LA FORZA FISICA
Anche Chiara Arrigoni, moglie di Pertile e attualmente responsabile del gruppo podistico di Assindustria, conosceva bene Baldan che prima del lockdown aveva partecipato a una rimpatriata delle vecchie glorie del club gialloblù. «Un anno fa è venuto a mancare un'altra persona a noi cara del gruppo e abbiamo deciso di rivederci con tutti gli atleti degli anni Novanta, come è anche il nome del nostro gruppo Whatsapp. Andrea è stato un trascinatore, uno dei perni della serata perché è stato sempre una persona con la quale si faceva prima a ridere che a parlare di qualsiasi altra cosa. Era sempre sorridente: un gigante buono come il pane. Era grande e grosso, ma la persona più buona di questo mondo. Purtroppo raccontava che dopo la separazione aveva avuto un periodo buio e infatti era dimagrito parecchio. Non se l'aspettava nessuno che sarebbe finita così». Non manca un aneddoto. «Mi allenavo con lui al campo San Giuliano dato che sono di Spinea e mi spostava la macchina alzandola di peso. Avevo una Fiat 126 e ogni volta che la parcheggiavo non la trovavo più nel punto in cui l'avevo lasciata dato che era tre-quattro posti più in là. Questo è il primo Ciccio che mi viene in mente». 

L'ALLENATORE
Negli ultimi anni della sua carriera da atleta era approdato ad Assindustria Sport dove ad allenarlo per un paio di stagioni è stato Renzo Roverato, ancora oggi allenatore della società padovana. «Quando ho appreso la notizia mi sono detto che non è possibile, in questo modo poi. L'ultima volta che ci siamo visti è stato tanti anni fa: ero in gita a Venezia e lui era al timone di questo barcone pieno di macerie. Era più grande lui del barcone». Poi aggiunge. «Come atleta è stato un personaggio carismatico. L'ho seguito solo nella parte finale della carriera quando è venuto da noi, ma visto che sono anche un tecnico della struttura regionale l'ho seguito pure quando era giovane e partecipava ai raduni. È sempre stato un ragazzone e negli ultimi anni ad Assindustria pesava circa 150 chilogrammi. Aveva grande passione per questo sport e grosse caratteristiche che non ha mai sfruttato al massimo perché lavorava già nell'impresa di famiglia. Era simpatico, una persona serena e gioviale». Sugli allenamenti. «L'ho seguito per un paio d'anni, gli facevo da supporto preparandogli il programma di lavoro visto che abitava a Venezia e non era semplice venire a Padova. Ha gareggiato ai campionati di società e a qualche meeting. A livello regionale era sicuramente il migliore, nel panorama nazionale invece ai quei tempi c'era tanta gente forte. Era comunque sempre costruttivo, con uno spirito positivo: se sbagliava, pazienza. Ci riprovava la volta successiva». Anche Roverato racconta un aneddoto. «Eravamo a Bressanone per il raduno con il Veneto e siamo entrati in una pista di ghiaccio. Lui non sapeva pattinare e inizialmente ha esitato, dopodiché è entrato con i pattini e ha fatto una caduta incredibile tanto che ha bloccato lo stadio perché pesava già oltre cento chilogrammi e tutti si sono fermati a vedere cosa era successo». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA