L’ex fidanzata: «Ahmed era cambiato e non voleva più studiare. Così l'ho lasciato»»

Martedì 3 Maggio 2022 di Marco Aldighieri
Ahmed Joudier di 15 anni si è tolto la vita gettandosi nel fiume Brenta
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PADOVA - «Ahmed da qualche tempo era cambiato. Non studiava più e così l’ho lasciato». È quanto avrebbe raccontato l’ex fidanzatina del quindicenne marocchino agli inquirenti. Una ragazza di 17 anni, residente con la famiglia a Cadoneghe, apparsa molto matura agli occhi di chi sta indagando sulla morte dello studente dell’Istituto Bernardi. 
Intanto proseguono le indagini sul telefono cellulare e sulla play station di Ahmed Joudier da parte di Luigi Nicotera tecnico informatico nominato dal pubblico ministero Andrea Girlando titolare delle indagini avviate per istigazione al suicidio. 


LA GIOVANE
La studentessa di 17 anni è stata ascoltata dagli uomini della Squadra mobile. Ai poliziotti avrebbe raccontato «...Da alcune settimane Ahmed era cambiato. Non voleva più studiare e il suo unico pensiero era quello di uscire a divertirsi. Non era più come lo avevo conosciuto...». 
Insomma, il quindicenne sarebbe stato turbato da qualcosa, tanto da smettere di impegnarsi a scuola quando invece, come raccontato dai professori e dai suoi compagni di classe, amava studiare. «...Il fatto che non studiava più mi ha spinto a lasciarlo...» ha anche detto agli agenti la ragazzina. Lei è una studentessa modello, le piace andare a scuola e ottenere ottimi voti. E aveva incentrato la relazione con Ahmed anche per trovarsi e studiare insieme. E del resto, come è emerso dalle indagini, il quindicenne marocchino nell’ultimo periodo aveva inanellato una serie di assenze da scuola. 
La mattina del giovedì che è sparito da casa per non fare mai più ritorno, non si era presentato all’Istituto Bernardi. Quella sera, prima di togliersi la vita gettandosi nelle acque del fiume Brenta, aveva spedito una serie di messaggi vocali su WhastApp all’ex fidanzata. Questo il più drammatico «...Devo uscire ho delle questioni in sospeso con alcune persone penso che morirò o se non muoio avrò delle ferite gravi, ma penso che morirò...Volevo dirti che ti amo ma tanto tu non capisci secondo me, non voglio essere sdolcinato ma ormai non mi importa più, ti dico solo questo non ti dico altro...». Forse una richiesta d’aiuto? La studentessa dopo avere sentito quei messaggi ha provato subito a richiamarlo, ma lui aveva già deciso di suicidarsi.

LE INDAGINI
Perchè Ahmed Joudier, bravo ragazzo residente con la famiglia a Mortise, ha deciso di togliersi la vita? A questa domanda gli inquirenti devono trovare una risposta. Lo studente, a detta di tutti, amava andare a scuola e non frequentava cattive compagnie. 
E allora perchè all’improvviso, da un giorno all’altro, è diventato irrequieto, svogliato e spaventato? Mamma e papà hanno ingaggiato l’avvocato Andrea Sanguin del foro di Padova, per cercare la causa che ha spinto il loro figlio a suicidarsi. Forse la risposta è all’interno del telefono cellulare e della play station del quindicenne. 
Il sospetto degli inquirenti è legato al fenomeno del cyber bullismo. Ma anche a qualche gioco pericoloso on line. Ahmed è stato turbato da qualcosa. Secondo gli inquirenti nei tanti messaggi vocali spediti all’ex fidanzatina, emerge un forte stato di depressione. Intanto proseguono le ricerche della bicicletta rossa con cui si è allontanato da casa. Il sospetto è che gli sia stata rubata, come è accaduto con lo smartphone trovato dalla polizia in mano a un cittadino nordafricano.

 

Ultimo aggiornamento: 17:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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