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I messaggi di Ahmed inviati da sei località e reti wi-fi diverse

Sabato 7 Maggio 2022 di Marco Aldighieri
La sepoltura del quindicenne

PADOVA - Il giorno del suicidio Ahmed con il suo telefono cellulare ha agganciato per sei volte sei reti wi-fi diverse. Lo studente di 15 anni dell’istituto Bernardi non aveva l’abbonamento per navigare in Internet con lo smartphone. Poteva solo chiamare e ricevere telefonate, o spedire messaggi Sms. Inoltre il 21 aprile alle 21.30 lo ha chiamato la madre, ma lui non ha voluto risponderle e ha messo giù. 
E poi ci sono quei venti messaggi attraverso WhatsApp spediti alla ex fidanzata, tra audio, file di foto e testi scritti. E anche il messaggio “Vi voglio bene” spedito nella chat dedicata agli amici. Insomma il ragazzo di origine marocchina, residente con la famiglia a Mortise, quel giovedì prima di togliersi la vita sarebbe stato per ore connesso alla rete con lo smartphone.


Ma dove ha agganciato i wi-fi? A questa domanda dovranno rispondere gli uomini della Squadra mobile. Potrebbe essere andato in qualche locale o a casa di qualche amico? Ipotesi a cui stanno lavorando gli inquirenti. L’obiettivo è ricostruire le ultime ore di vita di Ahmed. Ecco perchè sono stati sentiti i suoi amici e la sua ex fidanzata. Una ragazza di 17 anni residente a Cadoneghe, descritta dagli investigatori come una giovane molto matura. Ed è stata lei a raccontare alla polizia del repentino cambiamento di Ahmed nell’ultimo mese: da studente modello e ragazzo tranquillo, era diventato irrequieto e senza voglia di studiare. 
Inoltre aveva inanellato una serie di assenze da scuola, come il giorno del suicidio quando è rimasto a casa. «Ahmed da qualche tempo era cambiato. Non studiava più e così l’ho lasciato. Il suo unico pensiero era quello di uscire a divertirsi. Non era più come lo avevo conosciuto» ha dichiarato la giovane agli inquirenti. E poi c’è quel messaggio drammatico spedito dal quindicenne all’ex fidanzata, da subito diventato oggetto di indagini. «...Devo uscire ho delle questioni in sospeso con alcune persone penso che morirò o se non muoio avrò delle ferite gravi, ma penso che morirò...Volevo dirti che ti amo ma tanto tu non capisci secondo me, non voglio essere sdolcinato ma ormai non mi importa più, ti dico solo questo non ti dico altro...». 


Ma tutti questi messaggi non sono stati trovati nel cellulare di Ahmed, perchè il ragazzino prima di togliersi la vita li ha cancellati. E così gli inquirenti non sono riusciti a recuperare altri file o documenti all’interno dello smartphone utili alle indagini. L’apparecchio è stato spento dallo studente alle 22.50 e l’ora della sua morte, come stabilito dal medico legale Andrea Porzionato, è stata fissata tra le 23 e la mezzanotte di quel 21 aprile quando ha deciso di gettarsi nelle acque del fiume Brenta. Ma il telefono cellulare di Ahmed ha comunque messo sulla buona strada gli inquirenti. Adesso è necessario capire a quali rete wi-fi lo studente si è agganciato per navigare in Internet e spedire i messaggini WhatsApp agli amici e all’ex fidanzata. 
Forse è stato aiutato da qualche amico? O forse si è recato in più locali con la possibilità di agganciarsi al wi-fi? Bisogna ricostruire le ultime ore di vita del quindicenne. Intanto resta il mistero della bicicletta rossa con cui Ahmed se ne è andato da casa e ha raggiunto la passerella lungo il Brenta da dove si è tuffato. Secondo una prima ricostruzione dei fatti sarebbe stata presa da un passante, come è stato raccolto da un cittadino nordafricano il suo telefono cellulare lasciato abbandonato a terra. 

 

Ultimo aggiornamento: 08:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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