Aumento Irpef regionale, gli zaiani duri con Bitonci: «Basta slogan, servono risposte»

Giovedì 6 Ottobre 2022 di Alda Vanzan
Palazzo Balbi
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VENEZIA - «C'è la crisi niente tasse? Questo automatismo non regge, è un semplicismo scorretto. Perché per abbassare le tasse bisogna ridurre le spese, altrimenti si crea solo debito e sappiamo che è debito statale». Così Marzio Favero, consigliere regionale della Lega, ribatte - pur senza mai citarlo - al collega di partito Massimo Bitonci, il deputato padovano che sui social ha contestato le politiche di innalzamento della pressione fiscale. Guarda caso, in questi giorni l'unica ipotesi di nuova tassazione arriva dalla Regione del Veneto, dove il governatore Luca Zaia sta appunto valutando di rimettere dopo dodici anni l'addizionale Irpef per far fronte alle necessità delle fasce più deboli. Così, dopo i mugugni per la formazione delle liste e le richieste di congressi immediati dopo il crollo elettorale, adesso è l'Irpef ad alimentare le polemiche all'interno della Lega tra zaiani e salviniani. Intanto arriva la disponibilità al confronto di Confesercenti, mentre Forza Italia, con il neoeletto deputato Flavio Tosi, chiede di esentare non solo chi ha redditi fino a 15mila euro, ma anche chi arriva a 40mila.


BOTTA E RISPOSTA

«Durante una stagnazione economica le tasse si tagliano, non si aumentano», ha scritto il deputato leghista Bitonci. Tema sul quale ieri è intervenuto il consigliere regionale, leghista pure lui, Favero: «Premesso che sull'addizionale Irpef ancora non è stata presa alcuna decisione, siamo di fronte a una situazione sociale che impone risposte serie, non slogan da campagna elettorale. Dopo tre crisi - quella economica che da noi si è aggravata con il collasso di due banche popolari, il Covid, ora gli effetti della guerra in Ucraina - bisogna rendersi conto che in Veneto sono aumentate in modo esponenziale negli ultimi mesi le problematiche sociali e socioassistenziali con famiglie in difficoltà e residenze sanitarie in profonda sofferenza. Stanti i limiti strutturali del bilancio regionale, e preso atto che la precedente legislatura nazionale non ha portato a casa nessuna forma di federalismo delle risorse, né tantomeno un briciolo di autonomia, ecco che per aiutare i soggetti più deboli si è costretti a valutare l'applicazione di quell'addizionale Irpef che già da tempo è stata adottata da altre regioni d'Italia».


ALLEATI E OPPOSIZIONI
Sul tema ieri è intervenuto il deputato di Forza Italia, Flavio Tosi: «Se si vuole applicare l'addizionale Irpef, va ampliata la platea di veneti da esentare. Inoltre i fondi ricavati devono essere destinati all'esclusivo scopo di aiutare famiglie, terzo settore, Rsa a fronteggiare il caro bollette». La proposta di Tosi è di tassare i redditi dai 35-40mila euro in su.
Il capogruppo del Pd in consiglio regionale, Giacomo Possamai, ha invece denunciato «la confusione» all'interno della Lega: «Da un lato c'è un fronte interno al Carroccio che si oppone all'operazione, esplicitato in maniera chiarissima dall'uscita del senatore Bitonci. Dall'altro, non si capisce come faccia la Lega regionale, a partire da Zaia, a teorizzare l'introduzione di un'addizionale graduale, a seconda delle fasce di reddito, e al tempo stesso a non dire una parola contro le fantasie di Matteo Salvini sulla flat tax. Le due cose non possono stare assieme».


CONFESERCENTI
E continuano ad arrivare le disponibilità al confronto. Ieri è stato il turno di Confesercenti Veneto. «Non è tempo di polemiche», ha detto la presidente Cristina Giussani che però ha chiesto «un meccanismo di progressività e di tutela dei redditi più bassi in fase di prelievo sia di famiglie che di piccole-medie imprese» e che «le risorse vengano distribuite a sostegno delle fasce più deboli e già a rischio».

 

Ultimo aggiornamento: 12:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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