Per la Wanbao Acc di Mel
pronti 93 licenziamenti

Martedì 26 Giugno 2018 di Eleonora Scarton
Lo stabilimento Wanbao Acc di Mel
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MEL
Basta cassa integrazione, l’Acc Wanbao senza ammortizzatori sociali licenzia 93 persone. Parte così la procedura di licenziamento collettivo. La doccia fredda è arrivata ieri durante l’incontro del consiglio socio istituzionale al quale hanno partecipato la multinazionale cinese i sindacati e pochi “intimi”. I politici chiamati a dar man forte ai lavoratori non c’erano.  
I SINDACATI
«Chiediamo un’assunzione di responsabilità da parte del territorio affinchè ci sostenga nella battaglia di azzerare i 93 esuberi previsti alla Wanbao Acc di Mel». È questo l’appello che il sindacato lancia al territorio che in questi mesi ha latitato nel dare il proprio sostegno alle maestranze dell’azienda metalmeccanica zumellese. Una richiesta che ora più che mai si fa pressante. La Wanbao Acc infatti, durante l’incontro del consiglio socio istituzionale che si è svolto ieri, ha ribadito la volontà di non richiedere più ammortizzatori sociali. Questo significa che, il prossimo 18 luglio aprirà la procedura di licenziamento collettivo e a casa andranno in 93.
L’INCONTRO 
Ieri si è riunito il Consiglio di socio sorveglianza alla presenza dei sindaci, dei sindacati ed rsu, del commissario straordinario Maurizio Castro, dell’azienda e dell’assessore regionale al lavoro Elena Donazzan. «Nell’incontro odierno dobbiamo purtroppo evidenziare la totale mancanza dei nostri parlamentari, ad eccezione dell’onorevole Federico D’Incà il quale ha fatto pervenire una giustificazione scritta per la sua assenza – sottolineano i sindacalisti Luca Zuccolotto (Fiom Cgil), Luciano Zaurito (Uilm Uil) e Mauro Zuglian (Fim Cisl) -. L’incontro è stato convocato perché abbiamo bisogno che tutti aiutino nella gestione di questa vicenda». Uno dei problemi più grossi contro cui bisogna combattere, è il tempo. Entro il 18 luglio o si trova una soluzione o partirà la lettera di licenziamento collettivo dei lavoratori; se ciò accadrà i sindacati sono pronti a reagire. Durante l’incontro le forze sindacali hanno chiesto proprio del tempo all’azienda che però non si è resa disponibile a concederlo, confermando la volontà di non richiedere nuovi ammortizzatori sociali dopo il 30 settembre. 
IL PIANO 
Nel corso del consiglio socio istituzionale il sindacato ha spiegato che «I lavoratori passando da 40 a 30 ore avrebbero una perdita del salario del 25% - sottolinea Zuccolotto –; a fronte di questo sacrificio dev’esserci un passo avanti anche da parte dell’azienda. Il piano industriale che ci è stato presentato invece, seppur importante, è a lungo termine in quanto verrà sviluppato da qui a fine 2021 ed entrerà a regime nel 2022. Non si può pensare quindi che i lavoratori stiano per cinque anni a salario ridotto». «L’azienda non chiede un semplice accordo sindacale ma la modifica dei parametri contrattuali passando da 40 a 30 ore – spiega Zaurito -. La modifica di questi parametri contrattuali è individuale ma soprattutto non da nessuna garanzia su quando si potrà poi tornare a lavorare a 40 ore. È da sottolineare che, se anche i lavoratori accettassero, ci sarebbero comunque ancora una trentina di esuberi». 
IL TERRITORIO 
Il territorio finora è stato assente e indifferente davanti al concreto rischio che 93 persone saranno lasciate a casa. «Siamo molto rammaricati che le aziende non siano disposte ad aiutare i lavoratori della Wanbao – ribadisce Zaurito – perché se non ci fosse lavoro capiremo ma c’è richiesta sul territorio di queste figure. Non chiediamo un contratto a tempo indeterminato dal primo giorno ma quantomeno dar loro un periodo di prova». La regione del Veneto ha portato sul tavolo numeri inequivocabili: in provincia ci sono 475 posizioni libere di lavoro nel campo metalmeccanico. «Questo vuol dire che dovremmo avere un tasso di disoccupazione pari a zero e invece non riusciamo a ricollocare i lavoratori – aggiunge Zuglian -. Parliamo di lavoratori preparati e con esperienza». © RIPRODUZIONE RISERVATA