Venne rianimato per 8 ore e alla fine si salvò. «Il volo notturno avrebbe accorciato i tempi»

Lunedì 13 Gennaio 2020
Venne rianimato per 8 ore e alla fine si salvò. «Il volo notturno avrebbe accorciato i tempi»
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PIEVE DI CADORE - È stato salvato appena in tempo: a scadenza effemeridi. Una storia simbolo di quanto ci sia bisogno, per il, Bellunese, del volo notturno per l’elicottero di Pieve di Cadore. Una vicenda avvenuta nel 2017 in Marmolada, che si è conclusa positivamente per l’alpinista soccorso che era andato ripetutamente in arresto cardiaco per un totale di 8 ore. È divenuto ormai un “caso-scuola”, citato anche dal primario del Suem 118, Giovanni Cipolotti, in diversi convegni, per far comprendere di quanta urgenza ci sia per il volo notturno. L’alpinista si salvò, grazie probabilmente alla bravura dei soccorritori. Ma quanto tempo si sarebbe risparmiato con il volo notturno? «Un’ora e mezza», dice chiaramente il consigliere nazionale del Soccorso alpino, Fabio Bristot, “Rufus”. Tempo prezioso che in questi casi fa la differenza tra la vita e la morte. 

LA STORIA
Si intitola “Quando l’unione fa la forza” la storia diffusa con un post dalla pagina Facebook de “Il super specializzando”. È il fatto avvenuto in Marmolada nel 2017. I due amici esperti alpinisti Roberto Zagolin ed Alessandro hanno intrapreso la via per la vetta della Marmolada in una bella giornata d’estate, quando Roberto, in fase di risalita lungo un tiro, viene sommerso da una cascata di acqua e ghiaccio. È incosciente. L’allarme al 118 dall’amico e da un rifugista parte alle ore 19.00. L’elicottero Falco di Pieve di Cadore arriva alle 19.42. Alle ore 20.20 il paziente viene caricato in elicottero e lo trasporta all’ospedale di Belluno, essendo impossibile raggiungere il centro HUB di Treviso a causa dell’incombere del buio. Solo alle ore 23 arriverà a Treviso. Dopo 8 ore e 42 minuti di arresto si riprenderà.

LO SFOGO
«In queste patologie - dice Rufus, il consigliere del Cnsas - i minuti i secondi sono importanti. Abbiamo avuto ampie rassicurazioni che il volo notturno partirà con le prime prove entro l’anno, ma Belluno è stato antesignano in Italia, il primo a fare sperimentazioni del volo notturno, che ora è presente in tutta l’Italia, meno che da noi». Il consigliere nazionale del Cnsas, ha avuto in questi giorni anche uno scambio di messaggi con il governatore Luca Zaia. «Bene le opere, impianti sciistici - ha detto Fabio Bristot -, bene tutto le iniziative che producono reddito e turismo, gli abitanti devon saper dire tanti sì e non tanti no. Ma se assieme a questo non mettiamo tutta una serie di altri servizi, c’è il rischio che la montagna diventi un “Tagadà”, ovvero una giostra a alta quota priva di servizi». «Io voglio che il cittadino di Davedino di Pieve di Livinallongo - sottolinea Rufus - abbia la stessa possibilità di quello di Castelfranco, Mestre Trebaseleghe. Questo non significa rinnegare l’eccellenza della sanità veneta, i cui parametri sono noti. Qui stiamo parlando della sanità bellunese: o applichiamo dei differenziali importanti per la montagna, o noi, dal punto di vista della salute non potremo mai competere con i cittadini che in 30 minuti raggiungono centri specializzati. Da noi dopo 30 minuti siamo a un terzo a un quarto di strada. Per questo è fondamentale l’elisoccorso notturno, che deve essere associato al trasporto rotabile. Per questo la montagna deve reclamare con forza la propria peculiarità». E conclude: «Sì agli impianti, ma se non potenziamo alcuni servizi rischiamo restare una Cenerentola. Ultimo aggiornamento: 09:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA