A 1350 metri di quota il vigneto più alto d'Europa sotto la neve: si stappa nel 2023

Giovedì 28 Gennaio 2021 di Marco Dibona
A 1350 metri di quota il vigneto più alto d'Europa sotto la neve: si stappa nel 2023
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CORTINA - Una spessa coltre di neve copre le piante di vite e le protegge dal freddo intenso di questi giorni. Alla vecchia cava di Ra Era, sopra Cortina, a 1.350 metri, si gode in questi giorni un’immagine fiabesca. L’avvallamento del terreno, nei ghiaioni coperti di pini, che digradano dal Pomagagnon, fu prima bonificato, con una ricomposizione ambientale, poi furono messe a dimora centinaia di viti. Accanto all’impianto passa la pista agonistica per lo sci di fondo 3G, frequentata da molti appassionati. Sull’altro lato c’è la strada forestale che sale a Mietres e anche lì c’è un intenso viavai di scialpinisti e di escursionisti, in questo strano inverno con le funivie ferme e le piste chiuse. 


IL PROGETTO
«Vigna Major, il vigneto più alto d’Europa, in questi giorni è letteralmente coperto di neve», racconta Gianluca Bisol, viticoltore trevigiano, produttore di prosecco con la passione per l’estremo, tanto da recuperare l’antica vigna murata di Venissa, sull’isola di Mazzorbo, nella laguna veneziana, e poi la vigna del Pomagagnon, al capo opposto del Veneto. «È un progetto bellissimo partito undici anni fa - spiega -. Le prime poche bottiglie vedranno la luce nel 2023. L’immagine invernale è molto evocativa, racconta perfettamente la straordinarietà di questo vigneto e la meraviglia del luogo. Le viti sono al sicuro sotto la neve, in attesa del loro risveglio, tra tre mesi». 
LA STORIA
Il vigneto più alto d’Europa, di fronte alla Tofana, divenne una realtà nel 2011. Il primo filare fu messo a dimora il 2 giugno, e il lavoro continuò nei giorni successivi. «È un vigneto sperimentale, grazie ai Vivai cooperativi di Rauscedo in Friuli, che hanno dato le barbatelle», spiegò allora il vivaista Francesco Anaclerio. Si cominciò con quattro varietà precoci, per verificarne la maturazione. Erano due incroci bianchi: uno aromatico, fra Mueller Turgau e Traminer, e un Incrocio Manzoni, con Pinot bianco e Riesling renano. I due rossi erano un Andre della Repubblica Ceca e un Petit rouge, il vitigno tipico della montagna. Fra i promotori del progetto, Federico Menardi. «Desta risonanza, un vigneto a 1.350 metri, nel contenitore Cortina - disse -. Se lo scriveremo sulla bottiglia, se si saprà, quel vino sarà prezioso, proprio per il posto in cui nasce e per l’altitudine. Di tutto questo, bisogna ringraziare le Regole d’Ampezzo, che hanno avuto un ruolo determinante, hanno capito e accolto la nostra proposta». Oggi Menardi precisa: «Dopo anni di prove ed esperimenti, adesso nel vigneto c’è soprattutto Solaris, un vitigno trentino autoctono, che dovrebbe dare buoni risultati». 
LA SFIDA
L’idea di creare un vigneto in montagna fu lanciata dall’enologo ampezzano Fabrizio Zardini: «Dopo una vita che faccio vino, in Italia e all’estero, ho voluto riportare un po’ della mia esperienza nel mio paese. È un sogno, che cullavo da diversi anni, che si è realizzato». Alle perplessità sull’iniziativa, mai tentata prima, di portare la vite così in alto, in condizioni estreme, fra le Dolomiti innevate e gelate, l’enologo rispose: «Perché no? Il vino, come il pane, sono valori della cultura, sono simboli mistici, rappresentano l’animo e la civiltà dell’uomo. Anche a Cortina». 

Ultimo aggiornamento: 11:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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