Due vescovi in piazza con gli operai per difendere gli 800 posti di Acc e Ideal Standard

Mercoledì 10 Novembre 2021 di Eleonora Scarton
I vescovi Renato Marangoni e Corrado Pizziolo a una manifestazione in difesa dell'Acc il 10 dicembre 2019

BORGO VALBELLUNA - Due vescovi in prima linea per difendere l’occupazione in un comune di 13mila abitanti, Borgo Valbelluna, che potrebbe perdere 800 posti di lavoro: quelli della Acc, a rischio chiusura, e quelli della Ideal Standard, a rischio delocalizzazione. Sono state le diocesi di Vittorio Veneto (che comprende anche il territorio di Borgo Valbelluna) e di Belluno-Feltre a organizzare, insieme al sindaco Stefano Cesa, una manifestazione per accendere i riflettori sulle due crisi e chiamare a raccolta tutta la comunità sabato prossimo alle 10 nella piazza di Mel.

IL CLERO 
A stimolare e ad abbracciare la manifestazione le diocesi di Belluno-Feltre e Vittorio Veneto. I rispettivi vescovi, Renato Marangoni e Corrado Pizziolo, insieme ai responsabili della pastorale sociale e del lavoro, seguono da vicino l’evoluzione della situazione di Acc-Wanbao e Ideal Standard: «La prospettiva di una imminente chiusura degli stabilimenti delle due aziende, che tocca da vicino la vita di circa 800 persone con le relative famiglie e il tessuto produttivo ed economico della Valbelluna, rappresenta per tutto il territorio un fatto grave, fonte di apprensione e di disagio sociale, destinato a crescere qualora ogni sforzo di mediazione dovesse risultare vano» affermano in un comunicato congiunto. E proseguono: «Anche le due Chiese diocesane, con i loro pastori, sentono e condividono la preoccupazione per la precarietà e l’incertezza di una soluzione che, nonostante i numerosi ed encomiabili sforzi, sembra essere ancora lontana e dubbia».

L’APPELLO ALLA POLITICA
I vescovi, pur convinti che si sia fatto tanto, sono certi che la politica possa tentare qualcosa in più per evitare quello che può diventare un dramma sociale per il territorio. Da qui l’appello: «Pur comprendendo la complessità della situazione, i vescovi sono certi che a livello politico – specialmente con un convinto coinvolgimento delle competenti autorità regionali e nazionali – si vorrà fare ogni sforzo per salvare queste realtà produttive, riconoscendo in esse la condizione per garantire il futuro di queste terre, già pesantemente segnate da fenomeni emigratori da parte di coloro che rappresentano le migliori e più giovani risorse». Marangoni e Pizziolo ringraziano il sindaco Cesa che «in queste settimane ha compiuto ogni sforzo e tentato ogni strada per una positiva soluzione dell’impasse che si è creato». E il primo cittadino ha inviato una lettera a tutti i sindaci della provincia di Belluno: «Ho sentito il dovere di invitare a una mobilitazione pubblica forte e visibile tutti i bellunesi, per riaffermare la loro volontà tenace e orgogliosa di non arrendersi, di non accettare a nessun costo la desertificazione industriale del loro territorio, di respingere ogni arrogante sopruso a danno della loro storia e della loro vocazione al lavoro». Cesa conclude chiedendo a tutti i colleghi della provincia di Belluno di scendere in piazza al fianco dei lavoratori. 

I SINDACATI 
In questo difficile contesto i sindacati battagliano, anche se nel pomeriggio è stata gettata un po’ di acqua sul fuoco. Se da una parte la Cgil ha abbracciato la manifestazione (ed era l’unico sindacato sul volantino di invito) e sarà in piazza con bandiere e fischietti, Cisl e Uil hanno deciso di tenere un profilo diverso: ieri pomeriggio hanno fatto sapere che parteciperanno senza bandiere. E il passo in avanti della Cgil non è stato digerito dalle altre due sigle sindacali, che l’hanno accusata di “strumentalizzare” la drammatica situazione dei due stabilimenti.
 

Ultimo aggiornamento: 07:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA