Valanga sul San Pellegrino: 13enne finisce sotto, due maestri di sci indagati

Giovedì 5 Marzo 2020 di Olivia Bonetti
Soccorsi dopo la valanga
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TRENTO/BELLUNO - Il pericolo valanghe ieri era forte, grado 4 su una scala di 5. Eppure la comitiva bellunese, 9 ragazzini e due maestri, aveva scelto proprio quella giornata per fare del fuoripista nell'area del passo San Pellegrino, in Val di Fassa (Trento). Si è così rischiata la tragedia ieri la discesa della comitiva, nella zona tra la pista Paradiso e la Monzoni, al passo di San Pellegrino. Il gruppo con il suo passaggio avrebbe causato il distacco di una valanga. Otto degli adolescenti e i due maestri sono stati solo sfiorati dal fiume di neve, ma un 13enne di Belluno che era nel gruppo invece è stato travolto. Il baby-sciatore è rimasto completamente sepolto dalla neve: era rimasto fuori solo un guanto. La fortuna ha voluto che al momento della valanga, proprio di fronte al luogo dell'incidente, stessero sciando i poliziotti del servizio soccorso in montagna che hanno visto la scena e si sono precipitati per portare soccorso. Hanno trovato il ragazzino e con le mani hanno scavato: l'adolescente è riuscito così a respirare in attesa del soccorso alpino e dei sanitari, arrivati in una decina di minuti, ma che potevano essere fatali. Sul caos indaga la polizia di Stato della questura di Trento: entrambi i maestri sono ora indagati per valanga colposa.
IL FUORIPISTA
L'allarme è scattato verso le 10.15 sotto cima Uomo. Due maestri con un gruppo composto da nove adolescenti, tutti residenti in città a Belluno, avevano deciso di avventurarsi in un avvallamento che si trova tra due piste. Un'area in cui, qualche centinaio di metri più a valle, abitualmente viene praticato il fuori pista. Ovvero il canalone tra la pista Paradiso e la pista Monzoni a monte del rifugio Paradiso. I due maestri con i loro allievi, tutti equipaggiati per il freeride ovvero il fuori pista, si sono poi infilati nell'avvallamento più a monte rispetto alla zona in cui il fuori pista si può praticare in sicurezza. Con il loro passaggio hanno causato il distacco di una valanga con un fronte di circa 10 metri di lunghezza e 10 metri di larghezza. La massa ha travolto uno degli sciatori, il 13enne, sfiorando gli altri dieci. Subito i due maestri hanno dato l'allarme e sono intervenuti in tempo reale i poliziotti sciatori che erano lì davanti. Intanto gli operatori della centrale unica per l'emergenza hanno subito mobilitato il personale del soccorso piste della società degli impianti, oltre agli agenti sciatori della pattuglia della polizia in servizio a passo San Pellegrino.
I SOCCORSI
Da Trento è stato fatto alzare in volo l'elicottero dei vigili del fuoco permanenti di Trento, che ha portato sul posto l'unità cinofila del Soccorso alpino di stanza al nucleo elicotteri e l'equipe medica per prestare le prime cure allo sciatore travolto, che era stato nel frattempo già liberato quasi del tutto dai poliziotti. L'unità cinofila del Soccorso alpino e quella della polizia di Moena, assieme agli altri soccorritori, hanno poi curato poi le operazioni di bonifica con ricerche tramite l'Artva e le sonde, per avere la certezza che nessun altro fosse rimasto sotto la neve, concludendo l'intervento verso le 12.30. Il tredicenne, illeso, non ha avuto bisogno di essere trasferito in ospedale.
L'INDAGINE
I due adulti che accompagnavano il gruppo, i due maestri di Belluno, sono ora indagati per valanga colposa. «Il grave episodio di oggi, che fortunatamente si è concluso senza gravi conseguenze per i coinvolti - sottolinea il vice Questore Ascione- conferma ancora una volta l'importanza di seguire sempre le indicazioni fornite dai meteorologi per quel che riguarda il pericolo valanghe. In determinate condizioni di rischio, capacità e prudenza non bastano ed è necessario astenersi da attività come il fuori pista. Mettere a repentaglio la sicurezza propria di altri e dei soccorritori è una leggerezza che può portare a conseguenze molto gravi. Anche dal punto di vista delle sanzioni, avventurarsi in attività che sono vietate in presenza di determinate condizioni meteo, può costare caro, ma dovrebbe essere il buon senso, prima ancora che il timore di incappare in provvedimenti, a sconsigliare questo tipo di attività».
Olivia Bonetti
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