Pericolo caduta massi sulle case e sulla strada: «Dopo Vaia versanti resi fragili dai lavori»

Il pendio, chiamato Sot Megòn, ha una pendenza sostenuta e dall'ottobre 2018 è rimasto privo di bosco

Martedì 11 Ottobre 2022 di Raffaella Gabrieli
I danni della tempesta Vaia

LIVINALLONGO - Bene il recupero post Vaia della frazione di Collaz. Ma, al contempo, ai residenti non sono sfuggiti alcuni particolari che desiderano portare alla luce. A cominciare dall'impatto dei paravalanghe: «Troppo forte per un terreno così fragile» per il capofrazione Maurizio Enrich che evidenzia anche come le reti abbiano di fatto sbarrato lo storico percorso pedonale che da qua porta ad Andraz. «Di fatto - afferma - il problema principale è l'accentuazione del pericolo caduta massi sulle nostre case ma anche sulla Sr 203 Agordina che si snoda tra il borgo e il versante distrutto dalla tempesta del 2018».

La storia

«La tempesta Vaia del 2018 - spiega Enrich - ha abbattuto quasi tutto il bosco, in gran parte di abete rosso, che ricopriva fittamente il pendio sudoccidentale di punta Megòn, 1.632 metri, ai cui piedi si sviluppa per una lunghezza di 280 metri l'abitato di Collaz, sovrastato dalla strada regionale Agordina. Questo versante è in buona parte costituito da un ammasso incoerente di detrito di falda, con materiale di disfacimento di rocce arenacee di pezzatura anche grossa, materiale che nei secoli era stato abbastanza stabilizzato dalla copertura forestale, tanto che i distacchi di pietrame che potessero interessare le case e la viabilità della strada non avevano rilevanza preoccupante». Il pendio, chiamato Sot Megòn, ha una pendenza sostenuta e dall'ottobre 2018 è rimasto privo di bosco. Si è venuto perciò a creare un pericolo per le case di Collaz e per la strada a causa della possibile caduta di sassi nonché di valanghe nel caso di precipitazioni nevose di una certa entità.

Perciò gli interventi degli enti pubblici sono consistiti in primo luogo nell'evitare l'asporto delle piante abbattute, onde ostacolare la discesa di eventuali masse nevose, in attesa del naturale ricostituirsi della copertura boschiva; in secondo luogo, per eliminare direttamente i pericoli, è stata progettata l'installazione di reti protettive sostenute da pali metallici piantati a vari metri di profondità e opportunamente ancorati.

La situazione

«Lo scorso agosto - afferma Enrich - le protezioni erano già state realizzate con più file parallele, con prolungamento a fila unica sia verso Rucavà che Cernadoi, tanto da mettere in sicurezza la Sr 203 per oltre un chilometro. Quanto prima i lavori dovrebbero riprendere sino a conclusione del progetto. Un primo bilancio che si può fare rivela non poche perplessità. Intanto salta alla vista l'immagine caotica delle piante abbattute da Vaia e rimaste sul posto nella totalità, dando alla zona un aspetto desolato. Ma i dubbi diventano preoccupazione se si tiene conto della situazione idrogeologica venutasi a creare a causa dei lavori sul pendio di Sot Megòn. La massa detritica della spessa conoide di deiezione avrebbe dovuto essere gestita con tutti i riguardi dovuti alla geomorfologia così delicata e alla instabilità veramente precaria. Si rischia infatti di creare dissesti ulteriori dopo quelli provocati da Vaia».

L'intervento

L'area in questione è stata terrazzata con le ruspe e, come spiega il capofrazione, «solcata da larghi sbancamenti trasversali, praticando tagli tali da consentire il passaggio di camion di notevole stazza. Sono stati operati pesanti rimaneggiamenti del detrito, mobilizzato anche dove si era stabilizzato in modo naturale nei secoli. Masse cospicue di detrito sono state scaricate a valle confidando solo sull'azione di conferimento da parte dei tronchi abbattuti, azione che non potrà essere certo duratura. Ma più seria è la situazione a monte, dove si alzano scarpate ripide sino alla verticalità senza che fosse precipitato sulla rete sottostante lesionandola. Su vari tratti si sono aperte fenditure pronte ad accogliere le acque meteoriche che incideranno provocando ruscellamenti di materiale minuto che verosimilmente andranno a interessare la Sr 203 nei pressi della fermata Dolomitibus, sperando che non vengano toccate case e infrastrutture».
«Infine - conclude Enrich - nella progettazione e nell'esecuzione delle opere non si è tenuto infine conto dell'auspicabile ripristino della storica via pedonale da Collaz a Larzonei, oltretutto importante collegamento escursionistico con la Via della Vena. Il vecchio tracciato, intercettato da file di reti senza che fosse predisposto alcun varco, è stato condannato all'abbandono dopo secoli di onorato servizio e manutenzione. Non sarà agevole per i soliti volontari trovare una soluzione alternativa che sia soddisfacente per la percorribilità».

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