Cinquetti (Prevenzione): «Vaccinazioni: è una maratona e il traguardo sarà in dicembre»

Domenica 26 Settembre 2021 di Davide Piol
Sandro Cinquetti, responsabile del dipartimento di prevenzione dell'Usl 1 Dolomiti

BELLUNO - «La campagna vaccinale anti-covid è una maratona che finirà probabilmente a dicembre quando nella migliore delle ipotesi avremo coperto l’85-90% della popolazione vaccinabile. Poi si mischierà alla campagna anti-influenzale»: Sandro Cinquetti, direttore del Dipartimento di Prevenzione, è l’esperto che da inizio 2020 in poi ha seguito gli sviluppi della pandemia nel Bellunese insieme al suo team: positivi, tracciamento dei contatti, tamponi, vaccini. Raggiungere il 90% di copertura vaccinale entro fine anno – Belluno ha superato ieri l’80% dei vaccinati con almeno una dose – significherebbe riassaporare parte di quella normalità che si respirava nel periodo pre-covid. Un regalo di Natale che tuttavia potrebbe subire dei ritardi. Per mesi infatti Belluno è stata la provincia migliore del Veneto per dosi somministrate in rapporto alla popolazione. Con l’inizio dell’estate la campagna ha cominciato a rallentare. 


Dottor Cinquetti, cos’è successo? 
«Abbiamo avuto una prima fase veloce, una seconda molto simile e una terza più lenta. A quel punto, gli altri ci hanno raggiunto. Per molti mesi siamo stati anche l’ulss con il numero più alto di soggetti che avevano già eseguito la seconda dose. Diciamo che qui la campagna è iniziata prima ed è proseguita con molta forza, ma è evidente che prima o poi tutte le aziende sarebbero arrivate allo stesso punto». 


Numeri alla mano, cosa ci può dire su Belluno? 
«Siamo leggermente più bassi della media veneta, ma ci arriveremo. Abbiamo eseguito 13.793 dosi di vaccino anti-covid ogni 10mila abitanti (la media veneta è di 13.985 dosi, ndr). La sostanza però è che, tranne Bassano del Grappa (il dato più basso) e Rovigo (quello più alto), le altre ulss viaggiano intorno alle 14mila dosi complessive, quindi siamo vicini. Una classifica tra aziende non ha senso perché il virus non si ferma al casello autostradale».

 
Cosa può aver influito sul dato bellunese? 
«Noi abbiamo un’ampia fetta di residenti all’estero, il cosiddetto mondo del gelato. Persone che si sono vaccinate magari in Germani e non ce l’hanno detto. A Zoldo, ad esempio, c’è un tasso di copertura basso e vi è la certezza che ci sono persone vaccinati all’estero. Non è l’unica realtà: abbiamo lanciato un appello tramite l’associazione bellunesi nel mondo. Comunque ci sono anche altri dati da tener presente». 


Ad esempio? 
«Se osserviamo la copertura vaccinale degli over 12, notiamo che l’80,2% di bellunesi ha ricevuto almeno una dose di vaccino anti-covid. È leggermente più basso rispetto alla media veneta che è all’80,9%. Ma se prendiamo in considerazione tutta la popolazione, allora il dato migliora. Siamo al 73,7% di vaccinati con almeno una dose, contro una media veneta del 72,9%». 


L’obbligo del green pass per entrare in bar e ristoranti o per partecipare a eventi al chiuso ha influito sulla campagna vaccinale? 
«Sì ha determinato sicuramente un aumento, anche della richiesta di tamponi. La sensibilità della gente è cambiata. Molti si sono vaccinati per eventi sociali a cui volevano partecipare. E tra un paio di settimane, quando scatterà l’obbligo del green pass per tutti i lavoratori, ce lo chiederanno anche per accedere nelle aziende». 


In questo periodo si sta parlando molto delle dosi addizionali (una sorta di terza dose che completa il ciclo primario per coloro che hanno una scarsa risposta immunitaria) e dosi booster (ossia un richiamo per tutti gli altri). A che punto siamo a Belluno? 
«Siamo già partiti con le terze dosi agli immunodepressi gravi e a coloro che hanno subito un trapianto. Seguirà una seconda fase, penso a fine ottobre, in cui toccherà agli over 80 e agli ospiti delle case di riposo. Il personale sanitario rientra in una terza fase ma è ancora presto».

 
Sul fronte epidemiologico, salvo il focolaio dei Balcani, la provincia viaggia su numeri abbastanza rassicuranti. È così? 
«Siamo rimasti sotto la soglia dei 50 casi ogni 100mila abitanti per tutta l’estate. L’abbiamo superato una sola volta a causa delle persone rientrate positive dai paesi dell’est Europa. Ora ci sono i positivi nelle scuole. Pur facendo molto clamore, la casistica è bassa. Abbiamo 15, 20 nuovi casi al giorno in totale». 


Siamo di fronte alla quarta ondata? 
«No. Abbiamo un andamento post epidemico. Piccoli numeri gestibili, anche in ospedale. Chiaro che se da 30 positivi al giorno passiamo a 60 la situazione cambia. Bisogna completare la campagna vaccinale ed essere rigorosi su tracciamento e isolamento positivi. C’è ancora reticenza e sottovalutazione del rischio da parte di alcuni soggetti». 


Le sospensioni dei sanitari contrari al vaccino anti-covid hanno messo in difficoltà i reparti? 
«Era meglio non averne ma sono state gestite al meglio». 


Previsioni per il futuro? 
«Bisogna tener conto che il virus può cambiare. Se rimane così i vaccini funzionano, altrimenti vanno in difficoltà, come successo in parte con la variante Delta che riguarda oggi il 100% della casistica. Tendo ad escludere che avremo 300 casi al giorno come nel novembre 2020. L’arrivo al 85% di copertura vaccinale aiuterà. Ora stiamo preparando le lettere invito ai 40-49enni». 

 

Ultimo aggiornamento: 10:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA