Trovato in ipotermia sotto una cascata il bellunese che stava facendo canyoning nel torrente Maè: è grave

Lunedì 6 Settembre 2021 di Redazione Web
I soccorsi del torrentista
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LONGARONE (Belluno) - È stato trovato vivo in stato di ipotermia Giacomo Sacchet, 43 anni, di Val di Zoldo (Bl), partito ieri mattina per scendere lungo la gola del torrente Maè e non rientrato. Dopo le perlustrazioni notturne delle varie porzioni del torrente, questa mattina alle prime luci si è ripartiti con i droni e   le squadre a piedi. Il Gruppo forre del Soccorso alpino e speleologico Veneto si è portato nel tratto più impegnativo, parzialmente visionato nella notte ed è qui che è stato individuato l'uomo, a valle della confluenza con il Grisol, all'altezza del Rui Maor. Dalle prime informazioni, l'uomo calandosi con la corda per superare una cascata di qualche metro è rimasto bloccato sotto il getto. Il recupero dell'uomo è stato reso molto difficile dal fatto che si trova in una vasca profonda con forte corrente. Le sue condizioni sono gravi.

In un primo momento Sacchet era stato dato per morto anche in tutte le comunicazioni ufficiali. Invece i soccorritori in un secondo momento si sono accorti che era vivo anche se, come detto, in gravi condizioni.

La vicenda

Il Soccorso alpino spiega: «E' vivo Giacomo, 43 anni, di Val di Zoldo (Belluno), l'uomo per la cui scomparsa durante la discesa del torrente Maè, erano scattate ieri le ricerche da parte di Soccorso alpino, Vigili del fuoco, Guardia di finanza e Carabinieri forestali. Una vicenda incredibile, che si è risolta nel migliore dei modi, quando si pensava che legato alla corda sotto la pressione dell'acqua non potesse che trovarsi il corpo senza vita dell'uomo» riferisce il Soccorso alpino.
Questa mattina verso le 10, la squadra del Gruppo Forre   aveva trovato le corde che scendevano bloccate in una pozza inavvicinabile per la forza della corrente.
«Quando i soccorritori avevano cercato di tirarle, queste si erano sganciate dall'imbrago, costringendoli ad organizzarsi per affrontare un recupero assai rischioso e forse impossibile con quella portata in 4 metri cubi d'acqua. La squadra si era quindi attrezzata con un arpione lungo sei metri, per tentare di sondare la vasca, mentre si procedeva con la richiesta della chiusura quasi totale del minimo deflusso vitale della diga di Pontesei a monte. Nel momento in cui uno dei soccorritori si era avvicinato al flusso con una frontale per provare a guardare al di là della cascata, si era intravisto un piede e poi il volto dell'uomo. Era vivo, lasciando commossi tutti. Giacomo si era calato dalla cascata ieri - 5 settembre - verso le 10. Trascinato verso il basso dal flusso, era riuscito ad agganciarsi con una mano alla roccia ed era stato spinto dalla corrente all'interno di una grotta di un paio di metri, dove si trovava da ieri mattina. Quando si era sentito tirare, aveva sganciato lui le corde pensando potessero servire e si era avvicinato alla cascata, nel preciso istante in cui un soccorritore stava guardando nella sua direzione, solo perché era convinto di aver visto uno zaino. I soccorritori sono quindi riusciti a passargli una corda, con la quale si è assicurato all'imbrago e, con tutte le forze in loro possesso, lo hanno trascinato oltre il flusso della cascata e fuori dalla corrente della pozza. Recuperato con verricello dall'elicottero del Suem di Pieve di Cadore, Giacomo è stato trasportato all'ospedale di Belluno per i dovuti accertamenti. L'elicottero ha poi provveduto a recuperare anche la squadra».

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Ultimo aggiornamento: 17:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA