Traffico di rifiuti, i fratelli Dalla Santa al giudice: «Noi non c'entriamo»

Giovedì 23 Settembre 2021 di Davide Piol
L'azienda di Fonzaso

Si sono difesi per tre ore, rispondendo a tutte le domande del giudice delle indagini preliminari Francesca Zancan. I fratelli Alessio e Remo Dalla Santa sono indagati per traffico illecito di rifiuti e associazione a delinquere insieme ad altre 18 persone. I carabinieri li hanno arrestati tra lunedì e martedì (Remo era all’estero per motivi familiari) e trasportati a Baldenich. Proprio lì, ieri pomeriggio, in una delle stanze del carcere, si è svolto l’interrogatorio con il gip veneziano in video-conferenza. I due feltrini hanno negato ogni addebito e ribadito la loro innocenza: «Noi non c’entriamo nulla».
DETERMINATI
Gli avvocati della difesa, Antonio Prade e Massimo Montino, hanno confidato che i fratelli Dalla Santa erano molto motivati, per non dire agguerriti, nel dimostrare la loro estraneità ai fatti contestati dalla Direzione distrettuale anti-mafia di Venezia. Hanno parlato, separatamente, per circa 3 ore. Alla fine degli interrogatori, durati dalle 14 alle 17, la difesa ha chiesto o la revoca o la sostituzione della misura cautelare in carcere e il gip si è riservato. Questo significa che si conoscerà la decisione del giudice – che potrebbe anche confermare la detenzione in carcere – soltanto nei prossimi giorni. A pesare, ci sono sicuramente i precedenti specifici di entrambi per i quali o hanno patteggiato o sono stati condannati.
LA SAP DI FONZASO
Al centro dell’ultima inchiesta, svolta dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Belluno con i colleghi del Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale, vengono contestate 22mila tonnellate di rifiuti che secondo l’ipotesi accusatoria sarebbero state trasportate dal Casertano e dall’area nord di Napoli fino in Veneto e qui smaltite in modo illecito. Alla Sap di Fonzaso sarebbero arrivate circa 6mila tonnellate. Il guadagno era enorme perché ciò che veniva trasportato era un rifiuto a fine corsa che non può più essere riutilizzato o in parte pulito e rimesso in commercio. L’unica sua destinazione doveva essere l’inceneritore. Invece, tramite questo sistema, il rifiuto veniva mescolato ad altri di tipologia diversa per formare delle eco-balle campane.
IL VOLUME D’AFFARI
Quanto ci guadagnavano e in che modo? Il conto è semplice: per smaltire 30 tonnellate, cioè il contenuto di un camion, ci vogliono 6.500 euro al netto delle spese di trasporto. Quindi ci sarebbero voluti quasi 5 milioni per le 22mila tonnellate sequestrate dai carabinieri. Milioni, però, mai spesi grazie ad accordi con la Camorra che faceva partire i rifiuti dal sud e li distribuiva alle aziende venete con cui aveva allacciato i rapporti. Tra queste c’era appunto la Sap di Fonzaso, e quindi i soci, nonché responsabili legali dell’azienda, Alessio e Remo Dalla Santa. «Con plurime operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi, attività continuative e organizzate – si legge nel provvedimento del gip – trasportavano e gestivano abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti, in parte qualificabili come speciali, costituiti prevalentemente da rifiuti indifferenziati provenienti da impianti produttivi di non noti siti in territorio della Regione Campania, e ciò per una entità di non meno di 21mila tonnellate».
ACCUSE RESPINTE
Inoltre, avrebbero «formato un’associazione a delinquere al fine di organizzare plurimi reati di traffico illecito di rifiuti dalla Campania a impianti e società del Veneto». Accuse che ieri pomeriggio, i fratelli Dalla Santa, hanno negato spiegando di non c’entrare nulla con i fatti contestati. In questi giorni si conoscerà la decisione del giudice. Cioè se i due rimarranno in carcere o potranno ritornare a casa.

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