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Collegamento sciistico tra Comelico e Pusteria: la sentenza del Tar

Martedì 9 Agosto 2022 di Davide Piol
Collegamento sciistico tra Comelico e Pusteria: la sentenza del Tar

AURONZO (BELLUNO) - Sei piccoli Comuni del Bellunese sono riusciti a spuntarla al Tar contro il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Il motivo della discordia era un fazzoletto di terra di 420 chilometri quadrati su cui il Ministero voleva imporre un vincolo paesaggistico, annullando di fatto qualsiasi progetto degli enti locali. Tra cui un collegamento sciistico tra Comelico e Pusteria: strategico per alcuni, impattante e fuori luogo per altri. Fatto sta che Auronzo di Cadore e i cinque Comuni del Comelico (il più piccolo conta meno di 400 anime) hanno ottenuto ragione.


Tutto inizia con il decreto della direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo del 5 dicembre 2019, numero 1676: «Dichiarazione di notevole interesse pubblico dell'area alpina compresa tra il Comelico e la Val d'Ansiei, Comuni di Auronzo di Cadore, Danta di Cadore, Santo Stefano di Cadore, San Pietro di Cadore, San Nicolò di Comelico e Comelico Superiore». Partono tre ricorsi che contestano l'illegittimità del decreto sotto molteplici profili di violazione di legge ed eccesso di potere. Uno viene depositato dal Comune di Auronzo di Cadore (avvocato Bruno Barel), un altro dai Comuni del Comelico (Giorgio Pinello), un altro ancora dalla Regione (Luisa Londei). Si aggiungono la Provincia di Belluno (ad adiuvandum) e alcune associazioni ambientaliste (ad opponendum). Il Tar ha riunito i tre ricorsi pronunciandosi a favore dei Comuni e sottolineando che «il decreto impugnato poggia su dati istruttori errati e non aggiornati e su una motivazione perplessa e contraddittoria». Che motivo c'era di intervenire in quel modo su un territorio che è già sottoposto a vincoli paesaggistici e che da solo è riuscito a conservare il territorio e le sue bellezze? Non si sarebbe trattato, infatti, di indirizzi o criteri da seguire ma di «vere e proprie norme tecniche operative di dettaglio che regolamentano ogni minuto intervento sul territorio, finanche l'installazione di recinzioni, insegne e cartelloni pubblicitari».
Per suffragare il decreto, il Ministero ha parlato addirittura di lotta allo spopolamento. Ma «l'apposizione di una disciplina vincolistica si legge nella sentenza del Tar accompagnata da una disciplina d'uso che non lascia in concreto alcun margine autorizzativo (o quasi) per la creazione di nuove strutture turistiche, sciistiche o, più in generale, ricettive (come i parcheggi o gli spazi attrezzati per il camping), finisce di fatto per comprimere irrimediabilmente le possibilità di sviluppo economico e sociale delle aree interessate, favorendo ulteriormente il fenomeno dello spopolamento delle aree montane che il decreto vorrebbe contrastare». La verità è un'altra.


L'AVVOCATO


«Nel periodo antecedente il decreto ricorda Bruno Barel, avvocato del Comune di Auronzo si era discusso molti sugli impianti sciistici tra una vallata e l'altra. La Sovrintendenza era contraria e l'impressione era che si volesse bloccare quei progetti. Ma per farlo hanno bloccato tutto». Ora il Tar ha dato ragione ai Comuni ma la sentenza può essere impugnata. «C'è una grande soddisfazione commenta a caldo il sindaco di Auronzo di Cadore Dario Vecellio Galeno - ora speriamo che il Ministero non faccia ricorso al Consiglio di Stato. La sentenza ci restituisce la possibilità di operare per lo sviluppo del territorio, esattamente come prima. È una vittoria di tutti. Il Tar ha messo in rilievo alcune incongruenze, per esempio che non possono essere imposti vincoli in modo unilaterale. Comunque il territorio aveva già sufficienti vincoli già prima della decisione, poi bocciata, del Ministero».

Ultimo aggiornamento: 16:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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