Scoppio in stazione: tre indagati verso il giudizio, nel mirino la ditta Segeco

Mercoledì 21 Aprile 2021 di Davide Piol
I rilievi dopo lo scoppio inn stazione: in 3 verso il processo

BELLUNO Sono tre, secondo la Procura, i responsabili dell’esplosione avvenuta due anni e mezzo fa sui binari della stazione a Belluno, in cui erano rimasti feriti in modo grave tre operai. Gli indagati sono il datore di lavoro Eugenio Semenzato, il capo cantiere Luis Biason (entrambi dipendenti della Segeco di Mestre e difesi dagli avvocati Virio Nuzzolese di Udine e Domenico Garofalo) e l’operaio friulano Natalino Paschetto (avvocato Lorenzo Cudini) coinvolto anche lui nella deflagrazione. Il pm Tollardo ha chiuso le indagini e chiesto il rinvio a giudizio per tutti e tre con l’accusa di lesioni personali gravi. Nell’esplosione avvenuta il 24 settembre 2018 nel cantiere dei lavori per l’elettrificazione delle linee erano rimasti ustionati tre degli otto operai presenti. La prognosi, in totale, era stata di quasi 800 giorni. Il macchinario, scoppiato nella parte del cofano-motore, era di proprietà della Segeco (la ditta appaltatrice dei lavori disposti da Reti ferroviarie italiane) ed era il più vecchio in cantiere. Sembra che al momento dell’esplosione gli operai stessero cercando di ripararlo.

LE ACCUSE

Al datore di lavoro, Eugenio Semenzato, vengono contestati gli articoli 18 e 37 del decreto legislativo 81 del 2008 (Normativa della sicurezza sul lavoro) per non aver richiesto ai lavoratori l’osservanza delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza sul lavoro e per non aver fornito una formazione adeguata a chi operava sulle macchine in uso. Per il capo-cantiere Luis Biason c’è invece la violazione dell’articolo 19 del medesimo decreto per non aver vigilato sull’osservanza degli obblighi di legge da parte dei lavoratori, in particolar modo del preposto. Ed è proprio quest’ultimo, Natalino Paschetto, che avrebbe eseguito di sua iniziativa un’operazione che non rientrava nelle sue competenze, quindi inedita, e con modalità pericolose.

LA RICOSTRUZIONE

Erano circa le 15,40 di quel 24 settembre quando la città venne scossa dal boato della deflagrazione che si è sviluppata, per cause ancora ignote a 200 metri dalla zona di arrivi-partenze della stazione. Da quanto emerso durante le indagini, sembra che gli operai avessero appena svuotato il serbatoio dell’escavatore. Negli ultimi giorni il macchinario aveva avuto dei problemi di funzionamento ed era necessario aggiustarlo. Sul posto c’erano 8 operai, ma solo 3 si trovavano vicino all’escavatore. La permanenza nell’aria dei vapori del combustibile potrebbe aver generato lo scoppio nel momento in cui era stato acceso il cannello della fiamma ossidrica. Uno degli operai, infatti, stava cercando di saldare un pezzo del macchinario con una bombola di acetilene quando il motore, all’improvviso, era esploso ferendo tre operai. I FERITI Valentino Martina, 53enne di Chiusaforte (Udine), era stato trasferito nel reparto di Rianimazione a Verona con ustioni su oltre il 50% del corpo: 254 giorni di prognosi. Natalino Paschetto, 55enne nato a Latisana (Udine) ma residente a Sesto al Reghena (Pordenone) finì al centro grandi ustioni di Padova: 249 giorni di prognosi con ustioni sul 46% del corpo (volto, braccia addome). Infine, il più grave, Bruno Da Silva Bueno, 33enne di origine brasiliana ma residente a Treviso, aveva riportato bruciature sull’80% del corpo al Niguarda di Milano: quasi 300 giorni di prognosi (289). Le squadre dei vigili del fuoco avevano impiegato 3 ore per mettere in sicurezza l’area, bloccando la circolazione dei treni. Nei giorni successivi la Procura aveva deciso di istituire un pool di magistrati, forze di polizia ed esperti per far luce sull’esplosione. Ora, per tutti e 3 gli indagati, è stato chiesto il rinvio a giudizio. 

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