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Il lago di Santa Caterina di Auronzo di Cadore trabocca mentre gli altri sono in secca: salvato da un accordo

Domenica 14 Agosto 2022 di Gianfranco Giuseppini
Il lago di Auronzo
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AURONZO - Tracima in questi giorni l’acqua dalla diga di Santa Caterina grazie alle abbondanti piogge di tale scorcio d’estate torrida. Acqua che confluisce successivamente nel Piave e quindi nel lago del Centro Cadore. Ma quest'ultimo assieme a quelli di Santa Croce e del Mis sono a secco, con danni pesanti al turismo. Dal bordo della diga è raffica di scatti fotografici per immortalare le cascate. Diga che, sbarrando il corso del torrente Ansiei, forma un bacino artificiale ad 830 metri di quota di circa 2 chilometri di lunghezza, da Cella a Transacqua, e con un volume stimato in oltre 6 milioni di metri cubi. Mentre altri laghi della provincia di Belluno stanno soffrendo il gran prelievo per l’irrigazione in pianura o comunque per la laminazione preventiva all’arrivo di eventuali grossi flussi d’acqua, il livello del lago di Auronzo durante i mesi estivi è al massimo. Come del resto da sempre lo è stato in passato.

Il motivo è presto detto. Al tempo della costruzione dello sbarramento, correva l’inizio degli anni Trenta dello scorso secolo, nel protocollo d’intesa fra la “Società forze idrauliche dell'Alto Cadore" con il Comune venne sancito che nel periodo estivo il livello dello specchio d’acqua fosse tenuto al massimo. Tale clausola fu estesa anche con il passaggio della concessione prima alla Sade, poi all’Enel nel 1962 e nei successivi rinnovi. Tale lungimiranza degli amministratori di allora scaturì dal fatto che si era intuito da subito l’importanza del lago sotto il profilo turistico. Perspicacia a smentire la nomea di “gnocchi” proprio in un periodo in cui il turismo iniziava ad affacciarsi alla vallata dolomitica e l’avventura alpinistica alle Tre Cime di Lavaredo e sui Cadini di Misurina era in pieno svolgimento. Da quelle cime difatti si poteva ammirare il bacino dall’intenso color di smeraldo in tutta la sua bellezza. E, all’inverso, in fondovalle vedere riflettersi nel lago la corona delle fantastiche cime dolomitiche che vi si specchiano.

Con la ripresa del secondo dopoguerra il lago cominciò ad assumere un ruolo principale nello sviluppo turistico del paese cadorino grazie allo stretto collegamento con Venezia, tanto che venne creata nei pressi dell’emissario, sulla sponda idrografica sinistra, una spiaggia denominata “Spiaggia delle Dolomiti” e un locale di ristoro con l’insegna “Bucintoro”. Non solo, ma da Venezia arrivò il gran pavese con l’organizzazione ad inizio stagione estiva delle regate di canottaggio, oggi invece di canoa e di kayak, attrazioni sportive a livello mondiale. Da Como arrivarono i rombanti motori degli scafi entrobordo e fuoribordo con la disputa del “Gran Premio del Cadore” con quasi mezzo secolo di tradizione. Un gran premio motonautico questo salito alle cronache iridate, anche qui mondiali, con in gara i nomi più prestigiosi della specialità dai Molinari ai Caimi e ai De Angelis. Così la sponda destra idrografica con la relativa passeggiata venne battezzata “Lungolago Lario” in onore del legame con il Comasco.

Ultimo aggiornamento: 15 Agosto, 07:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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