Sap resta sotto sequestro ma la bonifica continua: quasi 2000 tonnellate di rifiuti da smaltire. Indagini sugli arrivi dalla Campania

Sabato 16 Ottobre 2021 di Davide Piol
Accumuli di rifiuti alla Sap
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FONZASO - Rimane sotto sequestro la Sap di Fonzaso ma la bonifica potrà andare avanti. Il ricorso presentato dall'avvocato Ferdinando Coppa, su richiesta del curatore fallimentare dell'azienda Luciano Licini, è stato rigettato dal gip della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Venezia. Nel provvedimento del giudice si legge che il sequestro preventivo ai fini della confisca «prevale sull'interesse dei creditori». Che, tuttavia, non riceveranno un soldo perché i pochi rimasti serviranno per la bonifica dell'area in cui rimangono quasi 2mila tonnellate di rifiuti da smaltire. Il gip ha autorizzato le procedure di bonifica ma ora servono liquidi. Con lo stabilimento della Sap e la casa dei fratelli Dalla Santa a Sorriva di Sovramonte sotto sequestro (l'abitazione doveva essere messa all'asta a inizio mese ma è stato bloccato tutto dal sequestro del gip) le alternative sono poche. 

IL SINDACO

Il sindaco di Fonzaso, Giorgio Slongo, ha spiegato che l'amministrazione sta cercando di intercettare contributi regionali: «Abbiamo ricevuto un preventivo per lo smaltimento e aspettiamo notizie più precise. Potremmo chiedere un finanziamento alla Regione, sarebbe possibile e ne abbiamo già parlato, ma la richiesta non è ancora stata formulata». 

RIFIUTI DA SMALTIRE

Il materiale da smaltire è davvero ingente. Rimangono ancora 1000 tonnellate di rifiuti nello spazio adiacente allo stabilimento (erano 4mila) e quasi 900 tonnellate nei 53 container esterni. Grazie all'autorizzazione del gip i trasporti ripartiranno alle 7 di lunedì ma sarà una settimana a scartamento ridotto (circa un trasporto al giorno fino a venerdì), poi le operazioni entreranno a pieno regime. La parte più complicata riguarderà lo svuotamento dei container su cui sono state chieste ulteriori analisi. «Sono attaccati al corso d'acqua - ha sottolineato Slongo -. E dentro dovrebbero esserci rifiuti indifferenziati, forse anche scarti industriali. Pensare che eravamo appena ripartiti a settembre il sequestro è stato un danno perché ha bloccato tutto di nuovo». I fratelli Alessio e Remo Dalla Santa, soci della Sap di Fonzaso, sono finiti nuovamente in carcere (insieme ad altre 14 persone) a seguito dell'inchiesta svolta dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Belluno con i colleghi del Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale in cui viene contestato il traffico illecito di 22mila tonnellate di rifiuti. Secondo l'ipotesi accusatoria, tale materiale sarebbero stato trasportato dal Casertano e dall'area nord di Napoli fino in Veneto e poi smaltito in modo illegale. Gli avvocati della difesa, Antonio Prade e Massimo Montino, avevano presentato istanza di scarcerazione. Dopo il rigetto del gip è stato chiesto il Riesame. Alessio Dalla Santa è stato quindi scarcerato, mentre il fratello Remo è rimasto in carcere a Baldenich. 

MATERIALE SOSPETTO

Ciò che veniva trasportato dal Casertano fino in Veneto era un rifiuto che il Cer (catalogo europeo dei rifiuti) semplifica con i numeri 19 12 12. In altre parole si tratta di un rifiuto a fine corsa che non può più essere riutilizzato o in parte pulito e rimesso in commercio. L'unica sua destinazione è l'inceneritore. Rifiuti di questo tipo hanno un costo elevatissimo. Basti pensare che per smaltire 30 tonnellate, cioè il contenuto di un camion, ci vogliono 6.500 euro al netto delle spese di trasporto (e ci sarebbero voluti quasi 5 milioni per le 22mila tonnellate sequestrate dai carabinieri). È per questo motivo che, spesso, subentra la camorra. Invece di essere portati all'inceneritore, i rifiuti vengono seppelliti sotto terra o depositati in capannoni industriali. Il guadagno è impareggiabile. Stando a quanto raccolto dagli inquirenti, il modus operandi che ha interessato anche la Sap di Fonzaso era ancora più fine. Il rifiuto 19 12 12, contenente filtri di macchine o dispositivi elettromeccanici, veniva mischiato ad altri (provenienti questa volta non dalla Campania, ma dall'area del Feltrino) per formare eco-balle campane. C'era un solo rischio, e cioè che quelle pile di rifiuti sempre più alte prendessero fuoco. Uno scenario scongiurato dai carabinieri, insieme ai forestali, tramite passaggi e verifiche continue. Al minimo segnale di fumo sarebbero intervenuti. Inoltre, la Procura di Belluno aveva disposto una perizia ad hoc per conoscere la provenienza dei rifiuti riuscendo a collegarli al Casertano. E siccome gli incendi sospetti in discarica hanno lo scopo di eliminare ogni tipo di tracciabilità, in quel caso non sarebbe serviti a nulla perché il rifiuto era già stato tracciato. La necessità, ora, è di smaltirli al più presto e alla Sap di Fonzaso ne rimangono quasi 2mila tonnellate.

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