Riemerso 38 anni fa tra i ghiacci del Vallon Popera: ora il milite ignoto ha un nome

Domenica 17 Ottobre 2021 di Yvonne Toscani
Dopo 38 anni ha un nome il milite ignoto trovato nel Vallon Popera: è Carlo Cosi
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SANTO STEFANO - Il milite ignoto, ritrovato nell’agosto del 1983, tra i ghiacci del Vallon Popera, ha un nome: Carlo Cosi, nato nel quartiere San Lorenzo di Napoli, il 25 gennaio 1890. A svelare l’identità del Caduto, per quasi quarant’anni ritenuto essere un alpino, sono stati gli studiosi Mauro Ambrosi, Guglielmo De Bon, Federica Delunardo, Daniele Girardini, Silvia Musi e lo scomparso Antonio Sasso. Nel pomeriggio di ieri la biografia e il percorso di ricerca sono stati illustrati all’interno della presentazione del volume “Sotto una coltre di ghiaccio”, nell’ambito degli eventi previsti per il centenario del cimitero militare Adriano Lobetti Bodoni.

LA STORIA
In un centinaio di pagine, uscite dalla Tipografia Tiziano di Pieve di Cadore, si racconta dettagliatamente l’intera vicenda del giovane sottotenente medico, inquadrato nel 24.mo Reggimento Fanteria ed inviato sul fronte comeliano, dove venne sommerso da una grande massa di neve nel novembre del 1916, mentre, insieme ad altri, partecipava al salvataggio di un reparto di truppa travolto da una precedente slavina. Scomparsi per 67 anni, i resti del milite vennero ritrovati 38 anni fa dagli escursionisti vicentini, di Lumignano: Claudio Balbi, Carlo e Luigino Cocco, Stefano Maruzzo, Severino Prosdocimi, che nel libro espongono l’esperienza e le emozioni allora vissute. Ad una settimana esatta dalla scoperta del soldato, venne celebrato il solenne funerale, alla presenza del presidente della Repubblica, Sandro Pertini: un evento eccezionale come lo furono tutti quei giorni. «Quel milite ignoto non solo è emerso dall’oblio – commenta Paolo Tonon, appassionato studioso delle vicende locali della prima guerra mondiale, che cura le visite guidate al cimitero militare monumentale di Santo Stefano –. Egli ora ha un nome e un’identità. È come se una parte di lui tornasse a vivere».

LA CERIMONIA
Il lungo pomeriggio di ieri si era aperto con la consegna dei riconoscimenti della sezione Ana Cadore a chi si è contraddistinto per l’amore per il territorio e la comunità. Per l’edizione 2021 sono stati premiati la società Galvalux, i gemelli Mario e Gino Tonon e la Biblioteca storica cadorina. L’azienda di Pieve, specializzata nei trattamenti galvanici, con una diversificazione produttiva, ha allargato il proprio settore dagli occhiali agli accessori dell’alta moda. Grazie ad Angelo De Polo, ai suoi soci e alla capacità professionale dei dipendenti, che garantiscono la qualità della produzione, la Galvalux mantiene le attività produttive sul territorio, offrendo lavoro a tanti cadorini, con l’impegno di diventare sempre più sostenibile, abbattendo tutte le emissioni di solventi. Originari di Carpesica di Vittorio Veneto, i gemelli Mario (scomparso dieci mesi fa) e Gino Tonon, classe 1927, sono giunti in Comelico nel 1951. Notevole è stato l’impegno di entrambi nelle associazioni e nelle istituzioni: con la dirigenza di Mario, l’Unione sportiva Valpadola ha organizzato, negli anni Settanta, i campionati italiani di fondo e, di Gino, l’Unione sportiva Comelico ha portato il calcio comeliano alla seconda categoria regionale. L’altro premio alla Biblioteca storica cadorina di Vigo, fondata nel 1892 da Antonio Ronzon, per creare un centro studi sul Cadore. Venne continuata da don Pietro Da Ronco e, successivamente, fra gli altri, dai professori Giovanni Fabbiani e Giandomenico Zanderigo Rosolo, al quale si deve la redazione dell’inventario e del regesto delle pergamene. La Biblioteca, seguita con scrupolo e passione da Noemi Nicolai, rappresenta un autentico scrigno, ricco di tesori per gli studiosi. Oggi la “due giorni” alpina prosegue con la cerimonia alle 8.30 nel piazzale Papa Luciani.

Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre, 10:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA