Sindacati: «Safilo, questa è macelleria sociale: venerdì si sciopera»

Giovedì 12 Dicembre 2019

BELLUNO -  Il titolo della Safilo, quotato alla Borsa di Milano, ieri ha perso il 25 per cento, maglia nera del listino. Un tonfo che dà l'idea del dramma che si sta consumando in queste ore in una delle aziende che hanno fatto la storia dell'occhialeria bellunese e quindi italiana, nato dalla famiglia di Guglielmo Tabacchi. La perdita del marchio Dior è stato un colpo mortale, sul quale oggi la dirigenza Safilo viene oggi chiamata a fare ammenda dopo il gran rifiuto, legato all'amministrazione dell'ad Luisa Delgado, di creare una jont venture con Dior. E da luglio 2021 andrà a scadenza anche la licenza con Fendi, marchio che sta nel portafoglio della Lvmh.
Ieri, dopo le assemblee di fabbrica durante le quali è stato spiegato il piano industriale, è stato deciso uno sciopero di otto ore per domani 13 dicembre, con presidio davanti all'azienda. Il timore è che Safilo voglia trasformarsi in una commerciale, spostando tutta la produzione in Cina.
«Non accettiamo questo piano - tuona Denise Casanova, a capo della Fictem-Cgil -. Chiamiamo in causa l'amministratore delegato, Angelo Trocchia, la Regione Veneto e il Governo. Qui non c'è alcuna scelta strategica, ma solo il tentativo di scaricare tutto sui lavoratori. Il tema reale non sono i 700 esuberi - prosegue la Casanova - ma quale presenza Safilo voglia ancora avere in Italia. Tutto questo sembra una presa in giro. Un pezzo alla volta ci arriverà il pacco intero, ovvero di spostare tutta la produzione in Cina. Da due anni eravamo in attesa di un piano da parte dell'azienda. Sapevamo che c'erano degli esuberi. Con l'arrivo di Trocchia, nell'aprile 2018, venne fatto un piano di mantenimento valido fino al 2020. Ieri, quando è stato presentato quello nuovo, pensavamo a qualcosa di articolato, capace di mettere sul tavolo problemi e strategie. Invece, è stato illustrato in soli otto minuti, facendo il saldo tra le licenze perse e quelle acquistate. Un saldo ovviamente negativo che ha portato al dimezzamento dei volumi produttivi. Questa si chiama bassa macelleria, non strategia industriale».
«È stato uno choc soprattutto scoprire la quantità di esuberi - aggiungono Sergio Cacciatore e Nicola Dal Farra della Femca -. Siamo in questa situazione per scelte aziendali che si sono rivelate sbagliate, come nel caso del mancato accordo con Dior».
«Da tempo c'era il sentore che le cose non andassero bene - aggiunge Egle Cattin della Uiltec -, ma non pensavamo che i numeri fossero così importanti. Su questa crisi vogliamo coinvolgere il ministero. I nodi da sciogliere sono tanti».
Insomma, fermare tutto è l'input che arriva dalle forze sindacali, dando inizio ad un confronto su tutti i livelli per evitare non tanto 400 o 700 esuberi, ma che Safilo scompaia dai radar della produzione nazionale e Bellunese in particolare.
Guarando la questione a corto raggio, invece, ci sarà da capire in base a quali criteri saranno individuati gli esuberi. «Non ne abbiamo assolutamente idea di come procederanno - Stefano Grandelis Rsu Cgil -. Certo che nessuno si aspettava che l'impatto fosse così duro. I numeri fatti un paio di anni fa erano diversi, di circa la metà di quelli attuali».
L.M.

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