Safilo a picco in borsa: settecento esuberi nelle sedi venete e friulane

Giovedì 12 Dicembre 2019 di Maurizio Crema
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PADOVA - Ristrutturazione Safilo, l'Ad Angelo Trocchia è netto: «Martignacco, 250 addetti, chiuderà: non abbiamo i volumi. Avevamo trovato un operatore interessato ma poi la vendita non si è perfezionata. Gli esuberi sono quelli che abbiamo annunciati: 700, 400 a Longarone dove Dior e Fendi non verranno più prodotte entro un paio di anni. Altri 50 esuberi saranno in sede centrale a Padova, soprattutto impiegati. Sono decisioni che uno non vorrebbe mai prendere, ma ho la responsabilità di assicurare un futuro a Safilo, Dobbiamo guardare la realtà e purtroppo i nostri stabilimenti italiani sono terribilmente in sovrapproduzione rispetto ai volumi previsti dopo l'uscita dei marchi Dior e Fendi».

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Più di un quarto della forza lavoro nel Nordest (2600 addetti) verrà dunque tagliato. Non toccato invece lo stabilimento veneziano a Santa Maria di Sala. «Con Kering abbiamo trovato un accordo sulla base di qualità ed efficienza, scadrà nel 2023. Ci dovremo meritare il rinnovo come l'arrivo di nuove licenze. Ma non è vero che noi abbiamo abbandonato il lusso: non ci sono più licenze disponibili. La strategia di Lvmh è chiara: lavorare al loro interno gli occhiali Dior e Fendi, che rimarranno nella Valle. Per questo credo che vi sia interesse di tutto il distretto di utilizzare la manodopera in uscita da Longarone, di non perdere queste grandi professionalità. Noi siamo aperti al confronto con tutti anche prima del 7 gennaio per trovare tutte le soluzioni disponibili».
Trocchia sostiene che non vi sia un disimpegno dal Nordest: «Abbiamo investito 10 milioni all'anno negli stabilimenti italiani, certe lavorazioni come la galvanica a Longarone si possono fare solo lì». Di certo non all'estero dove la produzione non verrà per ora toccata: «Anche gli stabilimenti all'estero devono diventare più efficienti ma non possiamo spostare quelle produzioni in Italia, il costo del lavoro è troppo alto. Abbiamo portato a Longarone produzioni che facevamo fare in Valle da due piccole aziende, ma di più non possiamo fare». L'Ad illustra il suo piano di rilancio anche con una punta di polemica: «Safilo ha un piano che ci porterà a crescere nei prossimi anni». Questo anche perché il gruppo controllato dal fondo olandese familiare Hal ha deciso di investire in altre acquisizioni e nel digitale: «Che crescerà del 15-16% nei prossimi anni per la spinta degli acquisti di Millenials e Generazione Z: partirà il nostro nuovo portale, investiremo in questo settore sempre di più portando l'americana Smith in tutto il mondo mantenendo il focus sugli ottici. Safilo non è interessata e non sarà interessata a una rete di negozi fisica».
NIENTE DIVIDENDI
Il gruppo non distribuirà dividendi per i prossimi cinque anni. «Perché dobbiamo investire nella trasformazione dell'azienda», dice il direttore finanziario di Safilo, Gerd Graehsler, che illustra anche i dati attesi per quest'anno: «Le vendite nette nel 2019 dovrebbero attestarsi a 930 milioni, l'ebitda è in crescita al 5,5%. Nel 2024 prevediamo col piano di arrivare al miliardo di vendite nette e a una redditività dell'8-10%». Il dato 2018 depurato dalla vendita della catena Usa Solstice Del luglio scorso, invece scende a 911 milioni dai 963 precedenti. Nel frattempo il titolo crolla in Borsa, pesano voci disimpegno di Hal? «È il nostro azionista di maggioranza, ha sostenuto l'aumento di capitale con 70 milioni e ci sta supportando con un prestito per Blenders». Uscirà a fine piano nel 2024? «È difficile rispondere su quello che farà tra qualche anno - risponde Trocchia -. A oggi tutte le decisioni dimostrano che il fondo è dedicato alla crescita di Safilo, non c'è nessun segnale in quella direzione».
Maurizio Crema
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