Il grido d'accusa di Vittorio Tabacchi: «Incapaci, avete distrutto la mia Safilo»

Giovedì 9 Gennaio 2020 di Lauredana Marsiglia
L'affondo di Vittorio Tabacchi: «Incapaci, avete distrutto la mia Safilo»
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LONGARONE - «Solo due persone al mondo sono riuscite a fare quello che è stato fatto nell'occhialeria: uno è Leonardo Del Vecchio con Luxottica e l'altro sono io con Safilo». Vittorio Tabacchi sente scorrere nelle vene ancora l'orgoglio del suo passato imprenditoriale dinastico che aveva dato vita ad un'eccellenza italiana e a fatica riesce ad accettare la crisi in cui è finita la pionieristica azienda fondata dal padre Guglielmo nel 1934. Sul piatto ci sono 700 esuberi, di cui 400 nello stabilimento di Longarone che oggi impiega 930 unità e 50 a Padova. Ma una spiegazione ce l'ha: «Incapacità, ignoranza e presunzione - afferma senza tanti convenevoli il cavalier Tabacchi - iniziata con la cacciata di tutti i miei dirigenti rimpiazzati con quelli provenienti dalla Procter & Gamble». Fa anche nomi e cognomi di quella che ritiene un'onta indigeribile per una storia di prestigio nel mondo dell'occhialeria e più intimamente per la famiglia Tabacchi che oggi in Safilo Group conta meno del 2 per cento del pacchetto azionario controllato dal fondo olandese Hal Investments.

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I RESPONSABILI
«Fu Luisa Delgado a non voler fare la jont venture con Dior - afferma Tabacchi scoprendo il nervo dolente della crisi - distruggendo tutto. In soli quattro anni è stato buttato all'aria il lavoro fatto da me in venti. Quell'accordo andava fatto. Ricordo che quando noi producevamo per Louis Vuitton io stesso proposi di arrivare ad una joint venture con il gruppo francese, ma allora furono loro non volerlo, forse perché non erano preparati per farlo. A mio avviso, anche per sedare la loro continua intransigenza, era la strada giusta per renderli partecipi di una produzione che non è semplice, che richiede molteplici abilità: dalla meccanica, alla chimica, all'elettronica fino alla moda che è l'elemento vitale del settore».

Il marchio Dior, infatti, che resterà in capo a Safilo fino a fine anno, passa alla Thélios, la neonata azienda con sede proprio di fronte alla Safilo, nata dall'intesa tra la concorrente Marcolin e il gruppo francese del lusso Lvmh che giusto qualche settimana fa si è mangiato anche Tiffany. Ma sono altri i marchi oggi in portafoglio Safilo pronti a passare alle Thélios, come Fendi. Nonostante una situazione difficile, Tabacchi conserva una vena ottimistica.

IL FUTURO
«Il futuro di Safilo? Ci sono tanti altri marchi su cui lavorare - afferma - Si tratta di brand importanti che possono crescere bene sul mercato. Bisogna lavorarci. Credo che i 700 esuberi, annunciati dall'amministratore delegato Angelo Trocchia, siano un numero di questo momento, probabilmente destinato a ridimensionarsi. In fondo Dior uscirà solo a fine anno. Il tempo può sempre cambiare molte cose. Di certo bisogna sedersi ad un tavolo e parlare. Insomma, sono abbastanza ottimista sul fatto che il numero possa scendere. Non escludo nemmeno che alcune delle figure in uscita, come ad esempio designer e prototipisti di Dior possano alla fine entrare in Thélios». E dal punto di vista umano cosa resta? «Diciamo che oggi la mia grande soddisfazione è andare a prendere i miei nipotini a scuola, altrimenti dovrei piangere nel vedere distrutta un'eccellenza italiana. Anzi mondiale».

 

Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio, 18:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA