Urne romane ed etrusche in casa: famiglia nei guai. La Finanza restituisce le opere alla comunità

Mercoledì 17 Novembre 2021
L'urna cineraria del II secolo dopo Cristo consegnata alla soprintendente di Lucca

BELLUNO - Due urne romane ed una etrusca: era questa la collezione custodita da una famiglia bellunese, tradita poi dal tentativo di vendita degli antichi reperti. È così che i finanzieri hanno smascherato i collezionisti e hanno restituito i preziosi reperti storici alla comunità. In particolare un’urna cineraria in marmo d’epoca romana è stata portata Lucca: era custodita in quella provincia in una chiesa che non esiste più da oltre un secolo. Ma poi era finita nell’abitazione della famiglia bellunese e solo ieri è tornata a casa, riconsegnata dal comando regionale della guardia di finanza di Venezia alla direttrice della soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio di Lucca Angela Acordon dopo essere stata oggetto di un sequestro. 

L’INDAGINE
I militari, mesi or sono, avevano impedito il tentativo di alcuni privati di vendere, attraverso intermediari del settore, materiale archeologico di assoluto pregio, e quindi vincolato, tra cui due urne cinerarie di origine romana in marmo ed una etrusca, in alabastro. La confisca è stata disposta dal Tribunale di Belluno, al termine del procedimento penale di cui si è mai avuto notizia. Una vicenda rimasta lontano dal clamore mediatico, fino a ieri quando c’è stato il lieto fine. Era stata disposta infati la riconsegna dell’urna alla Soprintendenza di Lucca e del restante materiale archeologico alla Direzione Regionale dei Musei del Veneto che, in virtù della convenzione esistente con la Guardia di Finanza, ha concesso il deposito degli reperti nel Palazzo Corner Mocenigo, sede del Comando Regionale Veneto del Corpo, come parte dell’allestimento museale.

LA STORIA
L’origine dei reperti resta al momento sconosciuta, così come la loro storia recente che li aveva portati nella disponibilità di una famiglia del bellunese; in particolare, un manufatto del II secolo dopo Cristo reca una incisione latina di dedica da parte di due liberti a colui che fu il loro padrone. Proprio tale dedica, presente nel Corpus Inscriptionum Latinarum, un’opera in più volumi che raccoglie antiche incisioni latine e la loro ubicazione, ha permesso di capire che l’urna arrivava da un’antica chiesa di Lucca che non esiste più da oltre un secolo. Il manufatto, una volta restaurato, verrà esposto presso il Museo Nazionale di Villa Guinigi nella città toscana. 

L’ALTRO CASO
E sempre un tentativo di vendita fece sperare qualche anno fa di riportare a casa la “Madonna con bambino”, il dipinto di Antonio Solario era stato rubato al Museo civico di Belluno nel 1973. Tutto era partito dalla segnalazione del tentativo di vendita di un bene del tutto identificabile con l’opera del Solario, da parte della casa d’aste Keys Fine Art di Norwich, Gran Bretagna. La comunicazione ci arrivò dal professore di Bologna, che aveva curato il catalogo dei dipinti del museo di Belluno, che riconobbe l’opera. A quel punto, era il febbraio 2017, venne denunciato il fatto ai carabinieri della Tutela Patrimonio, che avviarono tutte le loro procedure per bloccarlo. Nel 2019 si interessò del caso anche il ministro Federico D’Incà. La speranza era che l’opera potesse tornare a casa, non si seppe più nulla. Gli anni Sessanta e Settanta furono bollenti, anche in provincia di Belluno, per quanto riguarda le razzie d’arte. A far gola in quel periodo erano soprattutto le piccole chiese della parte alta della provincia, gioielli ricchi di opere preziose ma spesso incustoditi e situati in zone isolate, fuori dai centri abitati. Erano le sculture, in legno naturalmente, ad essere maggiormente cercate. Oggi che il fenomeno si è arrestato e Belluno e provincia non sembrano più essere nel mirino dei topi d’arte, i tempi sono maturi per giocare d’attacco e riprendersi quanto sottratto. 

Ultimo aggiornamento: 18 Novembre, 07:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA