Record "straniero" di Said Boudalia nella maratona: «Io ho scelto di essere italiano»

Mercoledì 6 Novembre 2019 di Silvano Cavallet
Said Boudalia
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«Quello che mi ha maggiormente colpito? Il fatto che questa situazione sia maturata qui, a Feltre, che considero la mia terra». Dimostra le consuete affabilità e disponibilità Said Boudalia, quando gli si chiede di raccontarsi dopo ciò che, suo malgrado, lo ha posto sotto la luce dei riflettori; e non per motivi sportivi. La scorsa settimana, infatti, un intervento sul gruppo Facebook Sei de Feltre se... che lo elogiava pubblicamente per l'ultimo record (il primato italiano nella maratona nella categoria Master oltre i 50 anni, ottenuto piazzandosi al settimo posto a Venezia), ha scatenato un dibattito a tratti aspro. Tutto inizia da un commento di Giuseppe De Cet: secondo il portavoce di Forza Nuova, quello di Said non sarebbe un primato italiano. Ragionamenti non molto dissimili al clamoroso 
caso Balotelli, esploso domenica allo stadio di Verona, e ai commenti anche in questo caso di esponenti del movimento di estrema destra. Del caso in cui Said si è trovato coinvolto,
 
il Gazzettino si è subito occupato (lo stesso Boudalia ha condiviso l'articolo sul proprio profilo Facebook, ringraziando il nostro quotidiano per la presa di posizione). Dopo alcuni giorni di silenzio, il grande atleta nato a Casablanca e cittadino italiano dal 2006, ha accettato di parlare del caso e della sua storia. Partendo proprio dalla questione della cittadinanza. «Non ho incontrato intoppi. Dopo il matrimonio ho presentato la richiesta, in forza delle leggi allora vigenti. Confesso che non ho seguito la pratica con attenzione. Dopo diversi mesi, parlando con un dipendente comunale, è uscita la questione; ha controllato e perfezionato la mia posizione. Così, nel 2006, davanti al sindaco ho giurato sulla costituzione italiana; che, da quel momento, è diventata la mia». Non dice altro, Said, ma le sue parole non possono non far pensare a quanti italiani, la costituzione o non la conoscono o ne calpestano i valori. Ma questa è un'altra storia. Quanto alle prese di posizione sui social, «non hanno pesato sulla mia famiglia. Quanti abitanti ci sono in provincia e in regione? Tanti, direi; e che ci siano anche poche persone che giudicano in base al colore della pelle, è, forse, inevitabile. Io e i miei, però, continuiamo a vivere a testa alta».
UN LUNGO VIAGGIOCome parte la storia sportiva di Said Boudalia?
«A Casablanca, dove sono nato nel 1968, le scuole avevano una buona impiantistica. E con mio padre bidello, è stato quasi normale che - assieme a mio fratello - iniziassi a far sport. All'inizio, in verità, era il basket che mi attirava. Sport di squadra, permetteva di stare assieme e divertirsi. Ogni venerdì, per dire, era riservato alla pratica sportiva».
E poi?
«Poi ho corso qualche cross scolastico e, dato che non andavo così male, ho pensato di continuare».
Si dice che i corridori africani vadano così forte perché spinti dalla fame.
«Fame di migliorarsi, di vincere il confronto con i tuoi amici, di portare un po' più lontano i tuoi traguardi? Si, certo. Eravamo animati da uno spirito di sana competizione che ci spingeva ad allenarci con sempre maggior costanza. Per dire, a Casablanca, ma in centro città, viveva Aziz Mahjoubi (altro fortissimo podista trasferitosi in Italia e feltrino d'adozione, ndr) e le sfide con noi della periferia erano la regola. Competizione che, però, non ha mai intaccato la nostra amicizia. Che resta salda ancora oggi. Quando torno a Casablanca e trovo gli amici di allora - magari nel frattempo diventati insegnanti o medici o professionisti - è come se il tempo di fosse fermato. Ritroviamo, infatti, le stesse emozioni di quei tempi lontani».
Com'è maturato il passaggio in Europa?
«Avevo 22 anni quando sono arrivato in Francia. C'ero arrivato per gareggiare e per un po' di tempo facevo il pendolare, seguendo la durata dei permessi di soggiorno. Com'è normale, cercavo il modo per restare e continuare a correre».
Che cosa è successo dopo?
«Nel 1995 era sembrato che ci fossero difficoltà nel rinnovare i permessi, così con qualche amico avevamo pensato alla Spagna senza, peraltro, trovare le corrette vie. Così ci siamo trovati davanti a un bivio: Francia o Italia? Beh! ci siamo detti, vediamo che cosa c'è in Italia».
Prima sede?
«Bergamo, una città che ancora porto nel cuore. Lì ho incontrato chi mi ha aiutato a trovare lavoro, senza chiedere nulla in cambio. Una straordinaria novità dato che, molto spesso, un contratto era subordinato al pagamento di una tangente. E non a stranieri».
Importante il passaggio alla Dalmine.
«Sì, mi hanno fatto un colloquio e, dopo una decina di giorni, mi hanno chiamato dichiarandosi interessati. Io ho subito ricordato che ero uno straniero ma la cosa non ha creato problemi. Mi hanno avviato alla formazione, poi mi hanno assunto e sono rimasto con loro per quattro anni».
Come si arriva al Veneto?
«Nel 2002 conosco la mia futura moglie e questo ha cambiato la mia vita. Mi spiaceva lasciare la Val Seriana e la Dalmine, per un po' ho fatto il pendolare, ma - a lungo andare - la cosa era improponibile. Quindi, sono definitivamente arrivato qui».
Problemi con il matrimonio?
«Assolutamente no. I miei suoceri non hanno eccepito sei uno straniero ma hanno appoggiato la scelta della figlia, la loro unica figlia, tra l'altro. E quando lei è scesa a Casablanca, mio padre ne ha parlato come una figlia. Davvero nessuna questione».
Negli ultimi c'è anche l'entrata nel Consiglio regionale della Fidal, la Federazione di atletica leggera.
«Si, alla vigilia delle elezioni, l'avvocato Zovico mi chiede di candidarmi nella sua lista. Sicuro - chiedo - magari faccio perdere e non guadagnare voti. Tranquillo, dice lui, sarà un arricchimento per il movimento. E, in effetti, mi pare che stia succedendo proprio questo».
Il Boudalia di oggi che cosa fa?
«Lavoro a Vittorio Veneto e, quindi, sono 100 chilometri al giorno (50 andare, 50 tornare). Con la borsa di atletica nel bagagliaio per allenarmi nel tempo libero». Fino al prossimo record, magari con la maglia della nazionale italiana indossata anche agli Europei Master, la scorsa estate.
Silvano Cavallet Ultimo aggiornamento: 21:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA