Rally annullato ma il tappone del Giro ci sarà. Rabbia degli amanti dei motori: «Mettiamo i chiodi alla corsa rosa»

Martedì 19 Aprile 2022 di Davide Piol
Giro, presentato il tappone bellunese

BELLUNO - Dalla semplice provocazione, «È a norma il percorso?», si è arrivati alla minaccia concreta: «Andremo (l'originale ha due m, ndr) a mettere chiodi». Sono decine e decine i commenti offensivi raccolti dal post del presidente della Provincia Roberto Padrin in cui veniva annunciata la frazione bellunese del Giro d'Italia 2022, in programma sabato 28 maggio. Si tratta della Belluno-Marmolada (Passo Fedaia), ossia la tappa regina. Il collegamento tra questi messaggi e il Rally Bellunese (annullato dalla Prefettura per questioni di sicurezza) è fin troppo semplice. Sono gli stessi utenti a esporsi in prima persona: «Giro d'Italia sì e le gare come il rally bellunese niente, e io ero per di più uno dei concorrenti, complimenti e vergognatevi e al prefetto di Belluno dico solo questo, mi raccomando controlli bene bene i guard rail e i muretti e i sassi che cadono sull' Agordina specialmente. Chissà quanti soldi daranno questi del Giro d'Italia, vergognatevi, che schifo, ma questa è l'Italia».

«COMMENTI FUORI LUOGO»
Limitare però la polemica a questo è riduttivo. La notizia comunicata da Padrin, che ha definito questi commenti «fuori luogo ed eccessivi», è stata il pretesto per uno sfogo generale dei leoni da testiera. Sono state nominate, ad esempio, la strada provinciale 251 della Val di Zoldo e le sue costanti criticità: «Prossimo Giro d'Italia fatelo passare per la Val di Zoldo, forse sarà l'unico momento dove le problematiche di questa strada verranno prese in considerazione. Ma forse non si può, visto che biciclette e moto hanno il divieto di transito». Ma anche i lasciti meno nobili della tappa dolomitica: «Una bella protesta ci sta bene e poi vediamo anche perché a differenza dell'automobilismo questi passano e sporcano e nei vari esercizi, bar, ristoranti non lasciano nulla, né ciclisti né amatori di tale sport». Innegabile, tuttavia, che la maggior parte dei commenti fosse opera di rallyisti e amanti di questo sport, delusi da quanto accaduto in provincia poche settimane fa. «Prefetto di Belluno - scrive un altro utente - occhio ai guardrail e ai muri messi male, io la annullerei. Ah, occhio sull'Agordina che cadono sassi, non si sa mai. Il Bellunese l'ha annullato per molto meno...». In realtà, il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica ha comunicato che mancavano i presupposti per una gara sicura. Nel verbale del primo aprile, a seguito del collaudo, veniva sottolineata la presenza di barriere vetuste e inadeguate con capacità di tenuta non nota in almeno tre punti del percorso. Infine, nessuno degli organizzatori ha presentato il piano di sicurezza.

IL RALLY SALTATO
«Posso comprendere la delusione e la rabbia per il mancato svolgimento del Rally Bellunese - ha commentato il presidente della Provincia Roberto Padrin - il dispiacere è anche mio e non soltanto loro, ma arrivare a questi commenti è eccessivo e fuori luogo. I social sono un'occasione dove tutti possono dire quello che vogliono ma devono assumersi la responsabilità di quello che dicono e scrivono». Fuorviante, secondo l'inquilino di Palazzo Piloni, confrontare i due eventi: «Sono due cose completamente diverse, che hanno natura diversa. Il dispiacere per il rally l'abbiamo sentito tutti. Spero che gli organizzatori abbiano la forza e la capacità di riprendersi moralmente, cercheremo di aiutarli, hanno subito un danno economico forte da questa esperienza». Achille Brik Selvestrel, presidente delle Tre Cime Promotor, aveva spiegato che ci vogliono almeno 200mila euro per organizzare le due gare di rally, a Borgo Valbelluna e in Nevegal, e quest'anno si erano iscritte addirittura 95 macchine. La cancellazione di una gara, priva dei requisiti minimi, non deve però causare l'annullamento di tutte le altre, in un territorio che già soffre per la perdita annuale di turisti e cittadini.

Ultimo aggiornamento: 11:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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