Marcia ambientalista contro le grandi opere per le Olimpiadi: sfilano in centinaia

Lunedì 25 Ottobre 2021 di Marco Dibona
Ambientalisti in marcia a Cortina contro le grandi opere
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CORTINA D’AMPEZZO - I nuovi caroselli di impianti a fune; altre strade più larghe e scorrevoli; varianti impattanti alle strade già esistenti; ampliamenti dei rifugi in montagna; speculazioni immobiliari con capitali forestieri; alberghi mastodontici e villaggi turistici sui valichi e sui pascoli. Sono soltanto alcuni dei bersagli degli strali lanciati ieri a Cortina dalle numerose associazioni ambientaliste e culturali, che si sono ritrovate per una camminata ecologista. Soprattutto si è puntato il dito sulla nuova pista per bob, slittino e skeleton, che si dovrebbe costruire in Ampezzo, in vista dei Giochi olimpici invernali Milano Cortina 2026, indicata come simbolo dell’assalto alle Dolomiti, alle Alpi, alla montagna. 

I PORTAVOCE
«Quando la montagna diventerà sempre più un prolungamento della città, avremo perso la nostra identità e con essa buona parte della nostra attrattiva turistica», ha detto Roberta de Zanna, fra gli organizzatori dell’evento, nell’accogliere centinaia di attivisti, che si sono ritrovati sotto lo slogan “Non nel mio nome”, giunti da tutto il Veneto, dalle province di Bolzano e Trento, da altre regioni italiane e dall’Austria. Numerose le adesioni di scrittori e giornalisti che si occupano di montagna, come Enrico Camanni, Franco Michielli, Paolo Tognetti, con Marco Albino Ferrari che è intervenuto di persona. «Se le Dolomiti sono patrimonio dell’umanità, come riconosce l’Unesco, tutti hanno diritto e dovere di difenderle. Perciò che vengano pure da fuori, per far sentire la loro voce – aggiunge Roberta de Zanna – ci chiamano ambientalisti di città, o da salotto, ma io preferisco, e di gran lunga, chi viene qui per difendere il nostro territorio, piuttosto che chi arriva per speculare e per il proprio tornaconto». Luigi Casanova di Mountain Wilderness: «Siamo venuti per dire che dissentiamo da questo appuntamento delle Olimpiadi 2026, e soprattutto non condividiamo come è stato costruito. Stiamo vedendo un grande sperpero di risorse pubbliche, in particolare un’incisione grave e irreversibile nell’ambiente montano, non soltanto nella conca d’Ampezzo, ma in tante altre realtà. Abbiamo portato il nostro messaggio, così che la politica comprenda che è possibile fare in modo diverso. Quassù si può vivere sulla qualità, senza avere tanti sprechi di risorse, indirizzando gli investimenti alla montagna, sempre più abbandonata, e che viene fatta vivere soltanto di grandi opere». Ha portato quindi un lungo elenco di lavori e progetti, già in atto o previsti nell’immediato a Cortina, nelle valli vicine, in tutto l’arco alpino. 

CLUB ALPINO ITALIANO
«Di turismo si può vivere, ma di turismo si può anche morire, per cui noi siamo preoccupati – ha ammonito Renato Frigo, presidente del Club alpino italiano del Veneto – perché un eccesso di impiantistica sulle nostre montagne provocherà, in breve tempo, un collasso, visto che il territorio non è più in grado di sostenere l’urto. Porterà alla dissoluzione di tutti i valori, le tradizioni, le radici di chi vive nella montagna veneta. Non siamo contrari a questi eventi, ma a questo sperpero». Dopo gli interventi a fondovalle, la manifestazione è salita sino alle pendici della Tofana, dove sono state realizzate le opere dei Mondiali di sci alpino Cortina 2026; la camminata ha percorso il tracciato della vecchia pista di bob di Ronco, per vedere dove dovrebbe sorgere il nuovo impianto sportivo, con un costo di diverse decine di milioni di euro: 85 milioni previsti, sino a poche settimane fa, ora ridimensionato a 60 milioni. «Non abbiamo mai visto impegnare tanti soldi per abitazioni, ospedali, opere civili, per sostenere i boschi dopo Vaia – ha protestato la consigliera regionale Cristina Guarda - invece si trovano per sostenere un progetto a breve termine, per l’uso di pochi. Bisogna tornare alle politiche per la montagna, per chi vive qui».

Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre, 07:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA