Il quadro di Annigoni è solo una stampa, la titolare della pizzeria di Cortina: «Sono stata truffata»

Martedì 10 Maggio 2022 di Davide Piol
Il tribunale di Belluno dove si è discusso il caso
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BELLUNO - Quel quadro era la ciliegina sulla torta, l’ultima opera d’arte che aveva acquistato per impreziosire la sua pizzeria a Cortina d’Ampezzo. Peccato però che fosse un falso. Era stato il titolare della galleria d’arte Contini a dirglielo: «Non può essere vero, conosco i parenti dell’artista e l’originale si trova a casa della modella raffigurata nel quadro».

Si tratta dell’opera “Cristina 1” del pittore milanese Pietro Annigoni. Altro che olio su tela, quella esposta nel locale era una semplice stampa. Così Alessandra Degasper, pizzaiola di professione (ha vinto il campionato nazionale nel suo settore) e collezionista per passione, si era rivolta alle forze dell’ordine raccontando di esser stata truffata. Il processo è cominciato ieri a Belluno.

IL CASO

Presenti in aula i due imputati, Francesco Bucci ed Ernesto Cori, romani di 49 e 58 anni, difesi dall’avvocato Alessandro Temofonte. «Si sono presentati come venditori di opere d’arte – ha raccontato Degasper (assistita dall’avvocato Paolo Ghezze) – Sapevano che io avevo acquistato oggetti artistici, perché c’è un elenco, e volevano propormi alcuni quadri». Bucci e Cori si presentano come titolari di una attività di commercio di opere d’arte di Ladispoli (Roma), le mostrano un catalogo e le propongono tre quadri (tra cui quello di Annigoni). La pizzaiola, senza nemmeno guardare gli originali, accetta: «Ho pagato in totale quasi 4.500 euro, 900 in contanti, il resto in assegni».

Non appena arrivano i quadri Degasper li appende in pizzeria. L’opera di Annigoni, che poi scoprirà essere falsa, ha un cartellino con scritto: «Autore: Annigoni; Titolo: Cristina 1 a; Tecnica Tela si m. olio... “esemplare unico”». Arriva già incorniciata con due certificati, uno di proprietà e uno di autenticità. «Mi avevano proposto anche di fare delle mostre – ha continuato la pizzaiola – se avessi messo in mostra i quadri e fossi riuscita a rivenderli, una percentuale sarebbe andata a loro, il resto a me. Poi non li ho più visti né sentiti». La parte offesa si è contraddetta più volte, anche sulla scoperta del falso. Non si è capito se sia stato davvero il titolare della galleria Contini a metterle la pulce nell’orecchio o se l’abbia scoperto da sola pulendo il quadro. La querela è del primo marzo 2019.

LE SEGNALAZIONI

«Quando abbiamo preso in mano l’opera – ha ricordato Maurizio Madica, del nucleo Tutela patrimonio culturale di Venezia – ci siamo accorti che era una stampa fotografica attaccata a una tela. Abbiamo quindi proceduto nei confronti degli odierni imputati per aver messo in commercio un’opera contraffatta e per aver prodotto certificazioni false».

Emerge, inoltre, che Bucci e Cori erano già stati segnalati dalla guardia di finanza di Ladispoli. Viene interpellato anche un allievo di Annigoni, nonché curatore della sua biografia, che conferma i sospetti. Il quadro originale, che ha un valore sui 3-4mila euro, si trova a casa della modella raffigurata. Mentre le stampe si aggirano sii 150 euro. «Noi acquistavamo opere e le rivendevamo – ha spiegato Bucci – Avevamo il contatto della pizzaiola perché l’aveva lasciato a un altro collezionista. Siamo andati da lei, abbiamo parlato di opere d’arte, ha deciso di acquistarne 3 e abbiamo proposto una mostra con guadagno sul biglietto non sulla vendita delle opere». Quanto al falso, l’imputato ha spiegato che le iniziali sul cartellino stavano per “Stampa su tela di un ritratto in olio”. Il giudice ha rinviato al 21 giugno. 

Ultimo aggiornamento: 16:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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