La pensione non arriva, chiama la banca. La risposta lo gela: «Lei è morto»

Venerdì 24 Gennaio 2020 di Olivia Bonetti
La pensione non arriva, chiama la banca. La risposta lo gela: «Lei è morto»
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PONTE NELLE ALPI (BELLUNO) - La pensione non arrivava e quando ha chiamato la banca per capire perché la risposta lo ha raggelato: «Lei è morto». È la risposta che si è sentito dare dalla banca un pensionato bellunese di Ponte nelle Alpi che è stato “ucciso” dalla burocrazia. Letteralmente, stavolta. Perché, per una questione di omonimia, è finito in un certificato di morte. «Io sono vivo e vegeto, fortunatamente - racconta sorridendo Gaetano Costantini della frazione Pian di Vedoia, Ponte nelle Alpi - tutto alla fine si è risolto e al più presto la pensione arriverà. È stato un errore comprensibile e speriamo che mi allunghi la vita».

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L’ERRORE
Effettivamente nella zona di Pian di Vedoia c’erano tre Gaetano Costantini di età differenti: il primo è morto un paio di anni fa, il secondo, classe 1934, è deceduto il 21 dicembre 2019. È il giorno in cui c’è stato l’errore nei certificati. Per qualche motivo il codice fiscale del Costantini vivo, un pensionato classe 1947, è finito nell’atto di morte emesso dall’ospedale. Immediatamente, come avviene in questi casi, l’Inps ha bloccato la pensione in tempo reale. Tutto sarebbe passato in sordina se l’8 gennaio scorso Gaetano non avesse chiamato la banca chiedendo conto della pensione che non arrivava.

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LA SCOPERTA
«Ero andato a effettuare un prelievo allo sportello - racconta Gaetano - e non l’operazione mi è stata rifiutata. Guardo sul computer e vedo che non mi era arrivata la pensione. Il giorno dopo chiamo la banca e mi dicono: “Guardi che lei è morto”. Ho risposto: “Ma scusate, se telefono non sono morto”. E mi hanno detto di chiamare l’Inps». «Avevano un certificato in mano e non potevano pagarmi - prosegue il pensionato -. Il certificato di morte era arrivato anche in Comune, a Ponte nelle Alpi, ma lì si sono resi conto subito che c’era qualcosa che non funzionava. Infatti hanno sistemato tutto loro». Ma intanto nel paese si era sparsa la voce. Un giorno Gaetano entra al bar cooperativa di Polpet e la barista prende un colpo. «Ma come? Mi hanno detto che è morto Gaetano e sei qui. È un miracolo». Anche alla figlia arrivano chiamate per adempiere alle incombenze burocratiche che ci sono dopo la morte di una persona. «“Ponte servizi”, la ditta che si occupa della raccolta rifiuti - prosegue il pensionato - ha chiamato mia figlia e le ha detto di andare a fare la voltura del contratto. E anche lei ha dovuto spiegare: “Guardi che mio papà è qui, è vivo”». «Non punto il dito contro nessuno - ci tiene a sottolineare Gaetano - l’errore poteva essere commesso da chiunque. D’altronde io e l’altro Gaetano siamo residenti entrambi nella stessa via, io al civico 37 lui qui vicino al civico 27». 

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LA BUROCRAZIA
Da quel momento per Gaetano è iniziata la trafila per riottenere la pensione, ma fortunatamente ha avuto tante persone che lo hanno aiutato. «Non si può parlare direttamente all’Inps di Belluno, bisogna fare tramite Internet - racconta il pensionato -. A quel punto ho pensato di lasciare perdere e ho chiesto aiuto a un amico commercialista. È stato lui a interessarsi e dopo poco l’Inps si è fatto subito sentire. Per questo io non voglio niente, perché sono stati tutti bravi e ringrazio tutti per l’aiuto. Quando l’Inps ha chiamato il Comune hanno risposto che lo sbaglio lo avevano capito e stavano rimediando. Tutto sarebbe nato per l’errato certificato di morte. Forse hanno guardato il codice fiscale Constantini Gaetano e il primo che esce è il mio. È una cosa che può succedere e non incolpo nessuno». La pensione però deve ancora arrivare e in paese c’è ancora qualcuno che pensa che sia morto. La speranza è che Gaetano venga “risuscitato” al più presto. «L’erba cattiva non muore mai», conclude sorridendo. 

Ultimo aggiornamento: 17:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA