A casa con il furgone di Anas, l'operaio "furbetto" si difende: «Autorizzato dal capo»

Giovedì 26 Maggio 2022 di Davide Piol
Operaio di Anas alla sbarra accusa il suo capo
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CORTINA - «C’era un diretto superiore che mi dava gli ordini e mi diceva di portare l’auto ad Arten. Sarà lui a doverne rispondere no? Perché io? Tutti sapevano e ora fanno finta di niente». Il capo-squadra di Anas Roland Chiomento, 46enne residente a Foza (Vicenza) è accusato di peculato e truffa aggravata per aver utilizzato il furgone dell’azienda per tragitti al di fuori del suo tratto di competenza, ovvero Cortina, e di aver falsificato il libretto di bordo creando un danno ad Anas di oltre 11mila euro. Ieri in aula ha sparato a zero contro i suoi superiori: «Vogliono salvarsi il didietro. Pensate forse che vengano in tribunale a dire che ero stato autorizzato?».

L’esame dell’imputato – come rimarcato più volte anche dai giudici – non l’ha aiutato a chiarire la sua posizione. E se l’ha fatto, questo è avvenuto in peggio. Tante accuse a chi stava gerarchicamente più in alto di lui e tanti «non ricordo». Ma c’è un altro aspetto che sta emergendo con prepotenza durante questo processo, cioè il presunto concorso di colpa da parte di alcuni colleghi. 

TESTI NEI GUAI
Per due testimoni il pm ha già trasmesso gli atti in Procura. Il primo è Domenico Sebben, capo nucleo di Anas per la parte alta della provincia, che la scorsa udienza aveva raccontato di essersi fatto accompagnare a casa o al lavoro da Chiomento con l’auto di servizio: «Ogni tanto lo chiamavo e gli chiedevo di accompagnarmi a casa. Mi ha dato alcuni passaggi da Feltre a Belluno. Credo 7 volte». Ieri mattina, in tribunale a Belluno, era presente con l’avvocato Gianbattista Zatti e alla domanda dei giudici – se volesse dichiarare qualcosa – si è avvalso della facoltà di non rispondere. Un altro teste ha dichiarato di aver lasciato spesso l’auto di servizio al centro di Arten (al pari di Chiomento, quindi lontano da dove avrebbe dovuto lasciarla) facendo intendere che era quasi una prassi. Anche in questo caso, il pm ha “preso nota” e potrebbe aprire un fascicolo speculare nei suoi confronti. 

LE DICHIARAZIONI
Il momento più alto dell’udienza di ieri mattina è stato però l’esame dell’imputato che è difeso dall’avvocato Massimiliano Paniz. Anas è invece parte civile con l’avvocato Marco Furlan. Intanto è stato chiarito l’utilizzo del mezzo fuori dal tratto di competenza (da Tai di Cadore a Cimabanche). «Ero stato autorizzato a voce dal geometra Gasperetti – ha chiarito l’imputato – ma c’era anche una circolare del 2014 tale per cui il capo nucleo poteva portare l’auto nel centro di raccolta più vicino a casa». L’auto dell’azienda, ha detto Chiomento, «è un benefit della persona e di chi lo usa». Quando a Gasparetti era succeduto Sebben, la situazione era rimasta tale e quale: «Sebben mi ha autorizzato sempre verbalmente. Se c’è un diretto superiore che mi dà gli ordini, sarà lui a doverne rispondere, no?». Per quanto riguarda il libretto nero della macchina, con partenza, arrivo, chilometri percorsi, l’imputato ha detto che a differenza dei primi anni, in cui lo compilava in modo costante, in quelli successivi aveva cominciato a dimenticarsene. In altre parole, non venivano segnati i 75 chilometri in più che faceva per lasciare l’auto di servizio ad Arten. Perché? «Sono dati che vengono riportati in modo spartano – ha spiegato Chiomento – E poi abbiamo gps e telecamera installati nel mezzo. Io ho sempre saputo di essere monitorato». La Procura gli contesta anche l’aver attestato di essere in servizio nonostante si trovasse a casa: «Se c’erano emergenza, mi dicevano: “Rimani fuori che non abbiamo personale, dormi in furgone poi ti segni un giorno e stai a casa”. Me lo diceva anche Claudio Di Marco dell’ufficio personale». Si torna in aula il primo giugno. 

Ultimo aggiornamento: 16:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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