Da Mosca a Belluno: la russa Olga farà rivivere la pasticceria di Toni pastina

Mercoledì 27 Ottobre 2021 di Daniela De Donà
Olga Kaplunova pasticcera a Belluno
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BELLUNO - Ha lasciato, 19 anni fa, Novorossiijsk, la città della Russia meridionale sul Mar Nero dove era nata. Ora, a Belluno, realizza il sogno cullato da bambina. Trasformerà farina, burro e zucchero, impastando e decorando, in torte, biscotti, paste. Olga Kaplunova ri-apre il 31 ottobre quella che i bellunesi per decenni hanno chiamato Pasticceria Antonio Fiabane, in via Carrera al numero 13. Il mitico Toni pastina, insieme alla sorella Rosy, a luglio avevano salutato l'affezionata clientela di una vita. A prendere il testimone nella pasticceria-bottega Malina una donna che ha lasciato il suo Paese dopo che, nel 1998, una crisi monetaria aveva stravolto i suoi progetti: «I rubli guadagnati in 5 anni di lavoro andarono in fumo nel giro di una notte. Decisi che volevo cambiare, andandomene. La Russia è un Paese bellissimo, e non è che io non sia patriota. Ma non stavo più bene con me stessa». Iniziò così il suo viaggio verso l'Italia e Belluno che Olga racconta così.
Un salto nel buio, verso Occidente. Come fu il cambiamento?
«Una agenzia a Mosca mi aveva trovato lavoro come addetta alle pulizie in un albergo a Venezia. Quando arrivai, con regolare visto e soldi in borsetta, ebbi la rivelazione: nulla c'era di vero. L'ho scritto anche su facebook: c'era solo una persona, un moldavo di nome Yiura, che portava al collo una grossissima collana col crocefisso, come un vero mafioso che crede in Dio. Voleva da me denaro per un lavoro che non esisteva. Passai cinque giorni terribili, potrei scriverne un libro».
Come giunse a Belluno?
«Alla fine mi è andata bene. Dopo varie peripezie a salvarmi fu la signora Lucia che mi portò qui in città dove, poi, ho fatto la cameriera, ho lavorato in casa di riposo a Cavarzano e ho assistito anziani in ospedale. Mi sono pagata così i corsi di pasticceria. Nessuno mi ha mai regalato niente. Ma sono fortunata: ho una famiglia meravigliosa. Tre figli e un marito italiano, conosciuto qua».
Quindi qui si trova bene?
«Vivo nel mio paradiso personale. E non scambierei questo posto, così tranquillo, con nessun altro al mondo. Appartengo a questa terra ormai».
Il nuovo laboratorio pasticceria si chiama Malina: cosa significa?
«Volevo un nome russo, che fosse facilmente pronunciabile in italiano. Malina è il lampone. Ci sta a pennello, perché è un frutto che uso molto nelle mie ricette. Il lampone si sposa bene con molti altri sapori, e fa la sua figura anche solo come decorazione».
Qual è la linea che la sua pasticceria proporrà ai bellunesi?
«Penso che le novità rispetto alla pasticceria tradizionale saranno molte. I clienti potranno assaggiare lievitati al papavero e monoporzioni con le creme».
Qual è la maggior difficoltà che intravede in questo nuovo lavoro?
«Senz'altro quella di fare bene le cose semplici. Questo è il mio obiettivo».
Come e quando è iniziata questa passione per i dolci?
«Già a quattro anni pasticciavo, quasi d'istinto. Con mia mamma che aveva paura che sprecassi materie prime. A dieci anni, poi, già ero brava con le torte. In seguito, qui a Belluno da sposata, in ogni occasione di festa ho sempre preparato io i dolcetti per la famiglia e i parenti. Ma ho anche seguito corsi specifici di pasticceria, a Barcellona e a Parigi. E non vedo l'ora di creare per i bellunesi le mie specialità, attraverso varie ricette che io rivisito, con risultati personalizzati. Così per la Lemon Tart, i macaron pesca e champagne o per il babà che propongo in due versioni, ai frutti esotici e alla vaniglia e frutti di bosco».
Nessuna ricetta dalla Russia?
«Certo che sì. Come la tipica torta alle mele medovik, con strati di biscotto morbido profumato al miele, più cremina al gel di limone».
 

Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre, 09:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA