«No al maxi-hotel di lusso sul passo Giau» per gli ambientalisti è un ecomostro

Venerdì 16 Luglio 2021 di Raffaella Gabrieli
Il vecchio hotel sul passo Giau
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COLLE SANTA LUCIA  - «Giù le mani dal passo Giau: no a ecomostri che distruggerebbero un habitat unico tra i più pregiati esistenti tra le Dolomiti». L’appello di Italia nostra, Mountain Wilderness, Wwf, Comitato Peraltrestrade Dolomiti e Gruppo Promotore Parco del Cadore contro l’ipotesi di hotel di lusso è stato tradotto nero su bianco in un documento inviato a Soprintendenza, Fondazione Dolomiti Unesco, Comune di Colle Santa Lucia, Provincia di Belluno e Regione Veneto. «Stiamo parlando di un ambito protetto - sottolineano i rappresentanti dei sodalizi - su cui è stato chiesto un intervento edilizio di inaccettabile impatto paesaggistico e ambientale. Per capirci, una volumetria pari a tre edifici di sette piani l’uno. Chiediamo che il Ministero per i beni ambientali e culturali, nel valutare l’intervento, eserciti le funzioni di tutela previste dalla normativa ed esprima parere negativo, senza possibili spiragli di fattibilità». 


A prendere carta e penna contro quello che definiscono “un ecomostro”, sono stati Carmine Abate e Giovanna Ceiner (rispettivamente presidenti regionale e provinciale di Italia nostra), Franco Tessadri (presidente Mountain Wilderness), Augusto De Nato (vicepresidente regionale Wwf), Giovanna Deppi (Comitato Peraltrestrade Dolomiti) e Mirta Da Pra (Gruppo Promotore Parco del Cadore). «Partiamo dal presupposto - affermano - che il passo Giau è area protetta paesaggisticamente, che l’intervento proposto si colloca a oltre 2mila metri di altitudine e che la convenzione Unesco, di cui fanno parte le Dolomiti, stabilisce che beni culturali e naturali siti in varie parti del mondo e d’importanza universale debbano essere conservati quali patrimonio di tutta l’umanità. L’area interessata, inoltre, è localizzata nelle vicinanze del Sic Monte Pelmo - Mondeval - Formin, appartenente alla rete Natura 2000». L’ambito in questione, pur essendo in prossimità di località turistiche molto frequentate quali Cortina e Corvara, appare ancora ben conservato e privo di manufatti di rilevante impatto tanto che è luogo privilegiato di spot pubblicitari e riprese cinematografiche (come ad esempio Ladyhawke). 


«Alla luce di questo scrigno di ricchezze - sottolineano gli ambientalisti - segnaliamo la straordinaria gravità di un’iniziativa edilizia che in nome della “valorizzazione” del passo Giau sarà a breve presentata in sede di Conferenza dei servizi. Tale proposta riguarda l’edificazione di circa 40.000 mc, di cui 24.500 fuori terra, per la costruzione di un grande albergo in sostituzione dell’esistente “Enrosadira”, a suo tempo acquistato e lasciato in stato di abbandono e degrado dagli attuali proprietari. Forse ai non addetti ai lavori può sfuggire l’imponenza della dimensione, tuttavia, per coloro che si occupano di architettura e urbanistica è ben chiaro che 24.500 metri cubi corrispondono, ad esempio, a tre edifici di almeno sette piani o a una settantina di appartamenti di taglia media. Va inoltre precisato che il terreno è caratterizzato da una cotica erbosa di spessore variabile dai 5 ai 10 centimetri sotto la quale si trova la roccia dolomitica, quella che compone il sovrastante monte Averau. Non è quindi difficile immaginare quali possano essere le problematiche conseguenti all’approvvigionamento idrico e allo smaltimento dei reflui, quali disastri sarebbero causati dalle esplosioni con mina, necessarie per la frantumazione del banco roccioso dolomitico e quali conseguenze potrebbero ricadere su ambiente e paesaggio per la sola formazione e conduzione del cantiere».
«Chiediamo alle autorità competenti - concludono i sodalizi - di escludere qualsiasi intervento edilizio che possa deturpare la località. In particolare, chiediamo che il Ministero per i Beni ambientali eserciti le funzioni di tutela previste dalla normativa ed esprima parere negativo, senza possibili spiragli di fattibilità. Interventi di questa natura rappresentano infatti l’esatto contrario di quello che chiamiamo “sviluppo sostenibile” in quanto comportano consumo del suolo, danno al paesaggio e all’ambiente, danno irreversibile per tutta la collettività. Da parte nostra, siamo intenzionati a tenere alta l’attenzione e ad avvalerci di tutti i mezzi legali a disposizione per impedire che si realizzi questo ulteriore scempio nel territorio dolomitico».
 

Ultimo aggiornamento: 14:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA