Pronto Soccorso, cantiere a regime e Rasi promette: lavori finiti nell'autunno 2022

Domenica 14 Febbraio 2021 di Raffaella Gabrieli
Pronto Soccorso, cantiere a regime e Rasi promette: lavori finiti nell'autunno 2022

BELLUNO - Nell’autunno del 2022 l’ospedale di Agordo inaugurerà il suo nuovo pronto soccorso. Iniziati nello scorso ottobre, i lavori stanno rispettando i tempi previsti. 
«Certo, qualche contraccolpo il cantiere lo può portare - afferma il commissario dell’Usl 1 Adriano Rasi Caldogno (nella foto)- ma stiamo facendo il possibile per contenere i disagi». 
A che punto è, direttore, l’intervento per la ristrutturazione del pronto soccorso? 
«I lavori procedono secondo il programma. Sono quasi terminate le demolizioni propedeutiche al rinnovo dell’area interna e alla costruzione della camera calda e delle altre strutture che consentiranno di avere un presidio efficiente e sicuro. Il progetto esecutivo è stato validato a fine febbraio 2020 e approvato a marzo. In tempi rapidi è stata completata la procedura per l’appalto tanto che i lavori sono iniziati materialmente già a fine ottobre. Il percorso di ampliamento e ristrutturazione dell’ospedale di Agordo mira a potenziare e consolidare il presidio, offrendo una struttura funzionale al territorio con maggiore confort per l’utenza. Il finanziamento di queste opere con i Fondi delle aree di confine e il cofinanziamento della Regione Veneto sono un’azione concreta per consolidare e potenziare i servizi sanitari della montagna». 
Ci sono novità per andare incontro agli utenti del laboratorio analisi in attesa del proprio turno all’esterno? 
«Le rigide regole di prevenzione della diffusione del Covid e l’esperienza maturata in questi mesi di pandemia impongono di essere rigorosi nel rispetto dei protocolli, a tutela in primis delle persone più fragili che accedono ai servizi ospedalieri. La limitazione degli accessi degli accompagnatori, riservati ai soli casi di reale necessità, e il rispetto degli orari degli appuntamenti rappresentano dei sacrifici necessari per garantire il distanziamento, in particolare nei luoghi chiusi, pur sacrificando una parte di umanizzazione. Per quanto riguarda l’attesa all’ingresso del laboratorio, oltre ai “funghi” riscaldanti installati in rapidità, è stato individuato uno spazio all’interno che però deve essere liberato dal Distretto socio sanitario. Inoltre, gli accompagnatori delle persone in cura al pronto soccorso possono aspettare il proprio caro in situazioni più confortevoli, non è necessario attenderle fuori dall’edificio. I nostri operatori hanno cura di aggiornare telefonicamente sulla situazione clinica». 
Attualmente quali sono i reparti operativi e con quanto personale? Ci saranno cambiamenti dopo l’emergenza Covid-19? 
«L’emergenza Covid ha stravolto l’operatività di tutti gli ospedali ovunque nel mondo. La pandemia non è finita: abbiamo ancora circa 60 persone ricoverate in area non critica, circa 20 negli ospedali di comunità e 6 in terapia intensiva. Pur con un trend calante, non siamo ancora fuori dall’emergenza. L’ospedale di Agordo, sia durante la prima ondata che durante la fase più critica della seconda, ha dato un importante contributo nella cura di numerosi pazienti nelle aree Covid, anche provenienti da altre zone della provincia. Non appena la situazione lo ha consentito, è stata riattivata l’attività di ortopedia, come promesso. Attualmente ad Agordo sono attive tutte le unità operative con degenza (medicina, ortopedia, chirurgia) oltre le unità operative di supporto, compreso il poliambulatorio». 
C’è collaborazione con i sindaci della vallata? 
«Sì ed è molto buona, attraverso un filo diretto e costante con Federica Zasso, assessore delegata dall’Unione montana Agordina». 

 

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