Attilio, storico capostazione: 30 anni si soccorsi in Marmolada «Pregavo di trovarli vivi»

Mercoledì 12 Gennaio 2022 di Dario Fontanive
Attilio Bressan, storico soccorritore in Marmolada

ROCCA PIETORE - Un cuore grande come una montagna. È quello di Attilio Bressan, storico soccorritore, per 30 anni nelle fila del soccorso alpino dei quali ben 22 da capo stazione della “Val Pettorina Marmolada”

GLI INIZI
«Sono nato ad Agordo nel 1945 - ricorda Attilio - fin da giovane il mondo della montagna mi aveva sempre attratto sovente uscivo per fare qualche ferrata o qualche via con degli amici come Gianni Costantini, Renzo Conedera, Umberto Benvegnù e molti altri. Nel 1964 mi sono iscritto al Cai di Agordo. Trovai quindi impiego nell’Enel, in un primo tempo venni mandato a Ponte nelle Alpi per lavorare assieme alle squadre che facevano le linee elettriche poi nel 1969 fui mandato a Malga Ciapela come guardiamo e manutentore della centrale». È l’incontro col soccorso alpino. «Qui ovviamente entrai in contatto con la realtà locale - racconta Bressan - e dopo un po’ conoscendo la mia passione per la montagna e l’arrampicata mi venne chiesto se volevo aderire alla locale stazione del Soccorso Alpino. Accettai di buon grado perché era anche un po’ una missione che uno faceva ovvero si andava in montagna per sentirsi utili agli altri. Nel 1971 entrai nelle fila del Soccorso Alpino Val Pettorina Marmolada».

LA STAZIONE
«Eravamo circa una ventina di volontari - ricorda lo storico soccorritore - pochi quelli che sapevano arrampicare, ma a quel tempo c’era bisogno di tutti anche dei portatori perché bisognava portarsi tutto l’accorrente sulle spalle considerato che non era una passeggiata partire a piedi a Malga Ciapela e arrivare fino alla base della parete sud con tutto l’occorrente. A quel tempo Capo stazione era Luca Costa, un grande: da lui appresi molto, facemmo coppia fissa. Era un vero signore, di poche parole, garbato e tecnicamente preparato ad allestire i soccorsi che a quel tempo si facevano tutti in prima persona salendo dal basso oppure calandosi con il verricello dalla cresta della Marmolada, non c’erano elicotteri a quel tempo. Fortunatamente abbiamo sempre avuto la società funivie Marmolada che ci ha dato una mano, e se era necessario ci apriva la funivia». 

«GRAZIE ENEL»
Nel 1979 Attilio Bressan viene nominato capo stazione del Soccorso Alpino Val Pettorina Marmolada ruolo che ricoprirà per ben 22 anni fino al 2001. «Abitando a Malga Ciapela avevo la possibilità di poter partire per eventuali soccorsi già in un punto privilegiato - ricorda Attilio - poi diciamo che grazie all’Enel questa mi lasciava un grande spazio di manovra per potermi anche assentare in maniera giustificata dal lavoro nel momento del bisogno e di questo devo dire grazie Enel veramente. D’altro canto però io all’Enel garantivo la reperibilità H24 e per 12 mesi all’anno». 

I SOCCORSI 
Negli anni ‘80 e ‘90 le ascensioni sulla parete sud della Marmolada erano all’ordine del giorno, specialmente in estate. Nomi noti dell’alpinismo nazionale e internazionale si rincorrevano ad effettuare ripetizioni e prime ascensioni. Maurizio Giordani, Renzo Pederiva, Heinz Mariacher e Jgor Koller aprivano vie di grande interesse sulla parete Sud e assieme a questi nomi noti, molti altri alpinisti salivano e ripetevano vie tanto che l’attività alpinistica era frenetica e purtroppo come a volte accade alcuni di questi su questa parete trovarono la morte. «Erano anni in cui le chiamate specialmente in estate erano frequenti se non giornaliere - ricorda Attilio - e gli incidenti mortali in parete erano frequenti e spesso lo spettacolo in cui si trovavano davanti i soccorritori non era dei migliori. Così per cercare di camuffare gli odori che i cadaveri alle volte emanavano, perché magari esposti al sole per qualche ora, avevamo inventato di procedere con delle mascherine o dei fazzoletti intrisi di grappa. Ma forse servivano anche a stordirci un po’ per il doloroso lavoro che si doveva effettuare nel recuperare i resti di coloro che cadevano. Erano momenti terribili che ho condiviso con i miei volontari che ho sempre stimato in quanto hanno sempre operato con grande professionalità e discrezione». 

NELLA MEMORIA 
Tra i vari soccorsi portati da Attilio uno in particolare gli è rimasto nel cuore quello dei due ragazzi anconetani, Fabio Frulla e Luca Anselmi. «Eravamo da poco rientrati da un soccorso al Rifugio Falier - racconta Attilio - quando il gestore Nino Del Bon “La sentinella della Marmolada” mi disse che mancavano all’appello due ragazzi che avevano piantato la tenda nelle vicinanze del rifugio e poi erano scomparsi. Li abbiamo cercati per una settimana, una settimana di mal tempo e nonostante questo c’erano giorni che vi erano anche sessanta soccorritori, tra volontari, Esercito, Polizia e Guardia di Finanza che cercavano questi ragazzi. Un giorno mi chiamò il mio responsabile dell’Enel per chiedermi ironicamente se aveva intenzione ancora di lavorare per loro o se ero passato alle dipendenze del Soccorso Alpino. Fortunatamente intervenne il comando di Polizia di Cortina che trovò un accordo con l’Enel nel lasciarmi continuare a coordinare le ricerche». «Pregavo di notte perché si riuscisse a trovarli - prosegue - in quanto tutti i giorni dovevo confrontarmi con lo strazio di quelle famiglie. Il primo giorno di sereno montai sull’elicottero e facemmo una perlustrazione approfondita della zona e dopo un po’ purtroppo vidi i due corpi dei ragazzi in fondo ad un canalino». 

LA PENSIONE
«Ho lasciato il soccorso alpino nel 2001 con un po’ di tristezza lo devo ammettere, ma forse pensandoci oggi era giusto così dopo trent’anni è giusto passare la mano ai giovani», conclude Attilio. Oggi, alle soglie del 77 anni continua la sua opera in Marmolada sistemando le testimonianze degli uomini che lo anno preceduto sulla “Regina Marmolada”. Sistema sentieri, caverne e manufatti nel ricordo di quei tanti soldati che tra il 1915 e il 1917 tra quelle rocce e quei ghiacciai perenni combatterono una guerra a oltre tremila metri.

Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio, 11:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA