«Tra 50 anni la Marmolada sarà un ricordo»: lo prevede Luca Mercalli

Sabato 26 Ottobre 2019 di Andrea Zambenedetti
«Tra 50 anni la Marmolada sarà un ricordo»: lo prevede Luca Mercalli
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BELLUNO -  In cinquant'anni la Marmolada non esisterà più». La previsione porta una firma autorevole quella del meteorologo con il papillon. Il climatologo e divulgatore scientifico, reso celebre dal piccolo schermo: Luca Mercalli.
Cosa sta succedendo ai ghiacciai?
«Lo scioglimento è la diretta conseguenza, della temperatura. Con questo caldo sono destinati a scomparire dalle Alpi. Quest'anno si è perso un metro di spessore di ghiaccio partendo da un inverno estremamente nevoso. Nonostante una copertura di neve di cinque, sei metri. L'estate così calda ha consumato tutta la neve e oltre un metro di ghiaccio».
Siamo nei giorni dell'anniversario di Vaia ma cos'è stata Vaia?
«Una tempesta di vento e pioggia, con vento molto forte, velocità a duecento chilometri orari».
Si è trattato dell'evento più violento che ci sia mai stato?
«Possiamo parlare di fenomeno intenso, assolutamente inserito nella storia del clima. Questo è stato una dei più intensi della storia. Non abbiamo però i dati del passato per confrontarli. Questa volta il dato era misurato perfettamente in quota. Impossibile compararlo anche con quello che è successo nel 1966: avevamo un decimo dei dati rispetto a oggi».
Perché si è verificata?
«Se glielo dico non ci capisce assolutamente niente. È un po' come chiedere perché viene il cancro a una persona. Diciamo che c'è stata una differenza di pressione atmosferica tra est e ovest».
Vaia ha reso il territorio più fragile?
«Non particolarmente. I boschi ricresceranno. È sicuramente un territorio ferito. Ma il bosco è qualcosa di vivo. In parte ripartirà da solo, in parte sarà aiuto con nuove piantumazioni». 
Lei da quale parte si schiera, ripiantare o lasciare che la natura faccia il suo corso?
«Non è il mio mestiere, chieda altrove»
Vaia può ripetersi?
«Si, può farlo, sia in un contesto di clima normale che con i cambiamenti climatici, che potrebbero in futuro amplificare l'intensità dei questi fenomeni. Non ne sono la causa ma possono renderli più frequenti o più intensi, o tutte e due le cose».
In questi giorni a Belluno c'è lo stesso caldo dei giorni che hanno preceduto Vaia, si tratta di un segnale allarmante?
«Il caldo è un dato inequivocabile. Si tratta di numeri mai visti in 250 anni. Ottobre probabilmente si assesterà un grado sopra la media»
E noi cosa possiamo farci?
«Gli stili di vita incidono, i nostri, quelli degli americani, i più dissipatori, e ovviamente anche quelli dei paesi più poveri».
Senta, parliamo di opere pubbliche. Questa è una provincia che le reclama da sempre, lei come la vede.
«Sono contrario il territorio è già eccessivamente cementificato. Le grandi opere di trasporto che sottraggono suolo e favoriscono il traffico automobilistico sono molto favorevole alle grandi opere diffuse. Come la riqualificazione energetica degli edifici. Questa sarebbe una grande opera. Che può creare milioni di posti di lavoro, che non si possono trasferire in Cina».
Si ma qui è davvero difficile muoversi, non c'è possibilità di appello?
«No. Vorrebbe dire aggiungere vulnerabilità al territorio. Semmai, se occorrono opere sono quelle di protezione del territorio. Ma non devono essere colate di cemento. C'è un'ingegneria naturalistica che porta a buoni risultati. No alle colate di calcestruzzo».

 

Ultimo aggiornamento: 15:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA