L'ambulatorio protetto per i più fragili. Il primario: «Così abbiamo vaccinato 130 pazienti»

Mercoledì 9 Giugno 2021 di Loredana Pra Baldi
Il Primario Scaggiante ha creato un ambulatorio vaccini per i più fragili

BELLUNO - Aperto da qualche settimana al San Martino di Belluno, funziona già a pieno regime il nuovo ambulatorio dedicato alle vaccinazioni covid per i pazienti più fragili: vaccinate già 130 persone con patologie di base che richiedevano un controllo pre e post vaccino più accurato di quello a cui normalmente vengono sottoposti. Il servizio speciale, fortemente voluto dal primario di Malattie Infettive, Renzo Scaggiante per le vaccinazioni, continua con sedute ogni settimana: è destinato a persone non in condizione di approcciare i centri di vaccinazione normali, affette da gravi patologie e anziani debilitati, non in grado di reggere le attese e procedure previste per la campagna di vaccinazione di massa in corso nei centri di vaccinazione. 

L’EMERGENZA
«La situazione contagi è nettamente migliorata - dichiara Scaggiante - le vaccinazioni stanno dando i loro frutti. Gli ospedali fino a poco tempo fa riempiti da pazienti affetti da covid stanno tornando alla normalità. Ed ora i pazienti che arrivano possono essere ricoverati nel reparto malattie infettive». «Attualmente molti degli infetti vengono curati con la terapia degli anticorpi monoclonali che risulta essere molto efficace - prosegue il primario -. Al paziente affetto sintomi importanti, tosse, febbre e affanno respiratorio, viene somministrata una flebo di antivirali con supporto di ossigeno e una terapia farmacologica che può essere gestita anche a casa del paziente, nei casi non particolarmente gravi». «Se la copertura vaccinale continuerà ad ampliarsi, per il prossimo autunno possiamo sperare di aver superato questa pandemia – afferma Scaggiante – e anche le varianti, delle quali molti mi chiedono preoccupati, mi sento di confortare che i vaccini coprono anche le forme un po’ più aggressive».

L’APPELLO
«Non smantelliamo quanto fatto in questa emergenza - prosegue il primario -: più medici e infermieri. I contagi virali su larga scala si verificano periodicamente, con cadenza di 10 – 20 anni, e dopo la Sars abbiamo assistito oggi ad un fenomeno pandemico particolarmente importante. Quanto successo quindi valga da monito per la politica affinché non si smantellino le strutture ospedaliere come invece avvenuto nell’ultimo decennio. Dobbiamo restare sempre pronti con reparti speciali e un numero adeguato di infermieri e medici. È fondamentale quindi aprire le facoltà di medicina a più studenti, garantendo percorsi di specializzazione, con docenti e spazi negli atenei adeguati».

LA SOFFERENZA
«Ciò che più mi ha più commosso in questo difficile periodo - conclude Scaggiante - è la malattia negli anziani, già provati da una vecchiaia solitaria o nelle case di riposo, arrivavano confusi e scoccati. È stato straziante vederli in questo stato, tutti noi abbiamo cercato di sostenerli in particolare organizzando con video chiamate perché potessero sentire il calore e l’affetto dei loro cari. Anche il tema della solitudine degli anziani, che spesso vivono fuori da un contesto familiare, forse dopo questa esperienza sarà affrontato con più attenzione, come si è visto il prolungato lockdown li ha tenuti nelle strutture residenziali soli per mesi». 

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