Allarme lupi sulle montagne, sono triplicati in due anni. Tra i boschi si aggirano 17 branchi

Domenica 27 Novembre 2022 di Giuditta Bolzonello
Lupi - Photo by Eva Blue on Unsplash
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BELLUNO - Il lupo vive bene nel bellunese, talmente bene che in poco tempo la sua presenza è aumentata. E di molto. Gli esperti della polizia provinciale, che monitorano il fenomeno, ipotizzano la presenza di ben 17 branchi; erano 5 o 6 appena due anni fa e mediamente ci sono da 4 a 6 capi in un branco. E se alle prime segnalazioni sul ritorno del grande predatore l'entusiasmo era quasi generale, ora il sentimento popolare è mutato: c'è preoccupazione e, fra gli operatori del mondo dell'allevamento, c'è un misto di rabbia e rassegnazione.

Branchi d lupi sulle montagne


Per inquadrare il fenomeno ci si deve attenere agli ultimi dati Ispra, l'Istituto superiore per la Protezione e la ricerca ambientale: 3300 sono i lupi stimati sul territorio nazionale: di questi 946 sulle Alpi e 266 nella zona orientale, compreso il Bellunese. Va da sé che si tratta di numeri che vanno attualizzati anche alla luce dei capi morti: giusto la settimana scorsa ben due sono stati investiti nella stessa giornata. Secondo Cristian Losso, della polizia provinciale, esperto in fauna selvatica, «oggi, con quello che raccogliamo dal territorio con le fotografie, con i video delle fototrappole ma anche con il materiale che ci viene fornito da cacciatori e da escursionisti, che noi visioniamo e confermiamo, oltre che con il risultato di alcune sessioni di tecnica d'ascolto - gli esperti sanno identificare gli ululati dei cuccioli - siamo in grado di fare una stima; intrecciando i dati possiamo dire che potrebbero essere 17 i branchi». Questi dati dovranno essere confermati dalla scienza, che terrà conto della genetica: quando si tratta di fauna selvatica la certezza assoluta non c'è mai. Ma i dati raccolti certificano che l'evoluzione del ritorno del grande predatore è tutta in crescita ma non è detto che questo trend sia confermato nel prosieguo.

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Colonie di lupi


Ancora Losso: «Alcune zone libere ci sono ancora e il lupo le potrebbe colonizzare, ma per la mia esperienza non credo che fra due anni i branchi raddoppieranno, penso che arriveremo a una ventina di branchi, numero questo che potrebbe stabilizzarsi. La biologia dei selvatici ci ha insegnato che non è facile fare previsioni, ci sono tanti fattori che incidono a cominciare dal cibo». Vero è che il territorio provinciale era vergine per i lupi che lo hanno scelto per la grande abbondanza di ungulati: «Cambiasse la situazione alimentare si potrebbe registrare fra qualche anno anche una loro diminuzione». Come spiega Franco De Bon consigliere provinciale con deleghe in materia: «Nel momento in cui gli agricoltori proteggono le mandrie, cervi e caprioli cominciano ad attivare difese che da cento anni avevano dimenticato e anche il lupo farà più fatica a nutrirsi e si dimensionerà al numero delle prede, da super predatore dovrà adattarsi a quanto avrà a disposizione». Servono 3 chilogrammi di carne al giorno per ogni capo e quindi, calcolando il numero di capi presenti, gli esperti della polizia provinciale possono tranquillamente affermare che «il lupo nel bellunese non si sostiene con le predazioni domestiche, questo è solo incidentale, prolifera perché c'è tanto nutrimento selvatico». Impossibile stabilire quanti selvatici abbia predato, il lupo è un opportunista: si nutre tanto di carogne e in estate soprattutto i cuccioli predano i topi.


Le prede dei lupi, quali sono


«Dal punto di vista ecologico porta benefici - De Bon - quest'anno ho visto cervi con palchi maestosi come non si vedevano da anni, capi che hanno raggiunto 10, 12 anni e questa è la prova di quanto selezioni positivamente il lupo che preda solo i fragili e permette alla specie di crescere meglio». E si ricorda come prima del ritorno del lupo a primavera si dovesse intervenire per tanti ungulati debilitati da parassiti: non ci sono più perché il lupo ha già predati. Questo non significa minimizzare i danni che provoca agli allevatori: «Con il lupo dobbiamo convivere, è un predatore che stabilizza l'ecosistema, ma è evidente che per le categorie più danneggiate, oltre all'appoggio economico servono altre misure; urge il piano di gestione e dove i sistemi ecologici non funzionano bisogna intervenire con la dissuasione, che funziona, e in casi estremi con la rimozione. Ma come lo devono stabilire gli esperti, di fatto serve una gestione più pragmatica».

Ultimo aggiornamento: 29 Novembre, 11:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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