Torna la lontra tra le Dolomiti, tracce in Alto Comelico: le piacciono le trote

Sabato 3 Dicembre 2022 di Daniela De Donà
Torna la lontra tra le Dolomiti, tracce in Alto Comelico: le piacciono le trote

BELLUNO - È tornata la lontra nel Veneto. Dopo sessant'anni. A certificarlo sono i suoi escrementi. L'unico segnale, per il momento. Ma inequivocabile: testimone di un pasto a base di trota fario. La deiezione è stata raccolta il 17 novembre in Val Digon, sotto un ponte che attraversa l'omonimo torrente, in Alto Comelico. L'annuncio non è da poco, visto che la specie, a livello italiano, è inserita nella lista rossa, che significa minacciata di estinzione. Ora si proverà a capirne di più posizionando nell'area alcune fototrappole.

Ma i ricercatori non si fanno illusioni: è un sistema che non dà grandi risultati perchè la lontra europea (diversa da quella marina, giocherellona, che si vede negli acquari) non si fa vedere. La presenza di questo mustelide risulta quasi invisibile. Si muove di notte. Un maschio controlla un territorio di 20 chilometri e può percorrere 10 chilometri di fiume. Raggiunge i 50-60 centimetri di lunghezza (esclusa la coda) e circa 11 chilogrammi di peso. Non ha vita sociale. Si nutre di pesce, ma anche di topolini e uccelli acquatici. La femmina partorisce 2-4 piccoli all'anno.


LO SCOOP
A dare la notizia del ritorno nei confini regionali di questa specie rara sono tre studiosi di fauna in montagna: due bellunesi dottori forestali, Michele Cassol e Gabriele De Nadai, e un friulano, Luca Lapini, conservatore di una sezione del Museo Friulano di Storia naturale. Sono loro ad aver messo insieme i pezzi del puzzle: c'erano state informazioni sulla presenza del mustelide datati 2008 in Alto Adige e, del 2011, in Friuli. E si sapeva che la lontra si era fatta viva, nel 2019, tra Forni Avoltri e Sappada. I tre sono, quindi, andati a caccia del cosiddetto sprain, la deiezione che fa da marcatore. Hanno cercato sotto una serie di ponti, seguendo un metodo di ricerca standard messo a punto in Inghilterra e adattato, con variante, alle Alpi: sopralluoghi che hanno portato al risultato: «A differenza di quello di altre specie, l'escremento di lontra è avvolto in un gel, per cui si conserva. Ed è diagnostico hanno precisato Michele Cassol e Gabriele De Nadai ora c'è da capire se si tratta di un soggetto isolato, di passaggio o stanziale». Sta di fatto che la specie è rara.


LA RICOSTRUZIONE
Vi sono documenti che ne citano la presenza nella zona bassa dell'Alpago, a Paludi, ma sono del 1800. Certo pare scomparsa da almeno 60 anni. La causa? A detta degli esperti: cambiamenti dell'habitat e presenza di sostanze clorurate che hanno indotto nei maschi un calo di fertilità. La nostra lontra bellunese, che non è mai stata ancora avvistata, probabilmente arriva dall'Austria. In realtà la Val Digon, in Comelico, non è una zona ideale per l'insediamento, anche se può adattarsi: «L'ambiente che preferisce è rappresentato, infatti, dai fiumi di pianura, con alveo più ampio. E con maggiori risorse, come il cibo più abbondante». Ora, con la collaborazione dell'Ente Provincia, verranno controllati altri corsi d'acqua della zona: oltre al Digon, il torrente Padola e il fiume Piave. Sempre osservando sotto ai ponti, alla ricerca di indizi, perchè il ponte fornisce un riparo. «La tempesta Vaia aveva distrutto il 94% della popolazione ittica, ora la stiamo ricostruendo e la lontra ci dice che siamo a buon punto», è venuta la precisazione di Ferdinando Gant, presidente del Bacino di pesca 1 Comelico-Alto Piave. Non ha nascosto l'entusiasmo Franco De Bon, a Belluno consigliere provinciale con delega alla gestione faunistica: «La lontra è tornata con le sue zampe a ripopolare i corsi d'acqua, evidenziando la qualità dell'ambiente. Dimostra che le misure adottate nella gestione sia dei corsi d'acqua è stata corretta». Ieri a seguire con interesse la vicenda è stata anche la Regione Veneto con Pietro Salvadori della direzione agroambiente, con la presenza in video durante l'incontro informativo a Palazzo Piloni, sede della Provincia di Belluno. Oltre all'orso, al lupo, allo sciacallo dorato, alla lince, alla puzzola e al gatto selvatico, ora è la lontra a fare capolino. Non vista, non fotografata, ma benvenuta in terra veneta.
 

Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre, 16:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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