Crac di due società, buco da 9 milioni di euro: condannato a tre anni l'ex amministratore

Giovedì 28 Aprile 2022 di Davide Piol
Sentenza di condanna per un ex ad

LIMANA - È stato condannato a 3 anni e 1 mese di carcere l'ex amministratore unico della Giovatti Immobiliare e della Nice srl Giorgio Bianchet, 75 anni di Limana. Numerose le imputazioni a suo carico. Dal riconoscimento di passività inesistenti, alla distrazione di risorse finanziarie delle società pari a circa 25mila euro, alla bancarotta, all'omessa richiesta di fallimento quando le società erano già fortemente in crisi, tanto da avere un passivo di oltre 9 milioni di euro.

L'INTRECCIO TRA IMPUTATI
Assolto invece perché il fatto non costituisce reato Mirco Melanco, 63enne di Padova, finito a processo in quanto creditore personale di Bianchet e della moglie. Presente in aula ha risposto ieri, 27 aprile, a tutte le domande formulate dalle parti convincendo i giudici della sua innocenza. Melanco, difeso dall'avvocato Luciano Perco, aveva prestato a Bianchet 400mila euro (si tratta di due assegni, emessi il 9 e il 16 settembre 2008, rispettivamente di 45mila e 355mila euro). In quanto creditore personale di quest'ultimo, secondo la pubblica accusa, il 3 gennaio 2019 aveva presentato una domanda di insinuazione al passivo per un credito fraudolentemente simulato di 23.753 euro.

IL RAPPORTO FAMIGLIARE
«Bianchet è il fratellastro di mio padre - ha raccontato Melanco - ed è stato per me una specie di zio. Quando papà è morto, lui è diventato mio amministratore di beni. Io ho un temperamento artistico, sono un accademico, e non me la sentivo di gestirli». Tra i due c'era un rapporto familiare ed è per questo motivo che quando nel 2008 Bianchet gli chiede un prestito di 400mila euro, lui non ci pensa due volte e glieli consegna: «Era uno degli uomini più potenti di Limana, aveva capitali, mi sentivo in una botte di ferro. Lui non era in crisi ma aveva bisogno di liquidità per espandersi. Sapevo che era una persona onesta e avevo piena fiducia in lui». Dopo quattro anni però i soldi non sono ancora tornati indietro e Melanco chiede spiegazioni. Dopo numerose insistenze Bianchet gli consegna un assegno di 476mila euro che al momento dell'incasso viene protestato. In altre parole è carta straccia.

ASSEGNI SCOPERTI
«Nel 2017 - ha continuato Melanco - mi ha consegnato una carta notarile dicendo che ero coperto. Ha cioè riconosciuto il debito tramite un'ipoteca che corrispondeva a un immobile in centro a Limana». Poi arrivano dei bonifici per un totale di circa 25mila euro. A quel punto Melanco si rivolge a un avvocato per capire come comportarsi e il vaso di Pandora viene scoperchiato: «Tramite il legale ho scoperto il fallimento, di cui non sapevo nulla, e del fatto che lui avesse inserito delle cose di famiglia all'interno delle società. Era fallita la Nice e anche la Giovatti con cui mi aveva staccato l'assegno».

LA PUBBLICA ACCUSA
Il pm non ha creduto alla sua versione dei fatti e ha chiesto la condanna a 1 anno e mezzo di reclusione. Tuttavia l'avvocato Perco, della difesa, ha sottolineato l'assenza di elementi probatori e indiziari a carico dell'imputato. L'istruttoria, cioè, non ha dimostrato che Melanco avesse agito in modo consapevole per la creazione di atti simulati. E infatti il giudice l'ha assolto. Diverso il caso di Bianchet (avvocato Massimo Montino).

PASSIVITÀ INESISTENTI
In qualità di amministratore di fatto prima e di diritto poi, dal 31 maggio 2013 fino al fallimento, della società Giovatti Immobiliare srl, avrebbe riconosciuto passività inesistenti per consentire a Melanco (secondo la pubblica accusa) di presentare la domanda di insinuazione al passivo per un credito fraudolentemente simulato. Inoltre avrebbe distratto 24.835 euro, contabilizzandole nell'esercizio 2018 come prestazioni professionali. Il giudice ha riconosciuto anche l'omessa richiesta di fallimento e la bancarotta condannandolo a più di 3 anni di reclusione.
 

Ultimo aggiornamento: 17:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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