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Leonardo Del Vecchio, dall'orfanatrofio alla creazione dell'impero: «Mai cullarsi sugli allori»

Martedì 24 Maggio 2022 di AngelaPederiva
Leonardo Del Vecchio
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Lutto in Veneto per la scomparsa di Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica. Riproponiamo questo articolo - pubblicato nel maggio scorso - dove si scoprono dettagli inediti e commoventi della vita di Del Vecchio.

Il certificato è il numero 14638: «Del Vecchio Leonardo, figlio di Leonardo e Rocco Grazia nato a Milano, risulta di famiglia povera». È il 1942 e, con tale attestazione, quel bambino di 7 anni, ultimo dei quattro figli di una coppia di emigranti pugliesi, venuto al mondo già orfano del papà, viene affidato al collegio dei Martinitt dalla mamma («Dovendo io andare a lavorare e non avendo nessuno a chi affidarlo il piccolo mi starebbe su la strada...»). Proprio così: «L'uomo più ricco d'Italia insieme ai Ferrero della Nutella ha accumulato un patrimonio personale di oltre 30 miliardi di dollari partendo dal punto più basso possibile della scala sociale», scrive il giornalista trevigiano Tommaso Ebhardt, nel libro che narra l'avvincente epopea di un'icona dell'industria e della finanza italiane. Una storia del Nordest, dal titolo essenziale come il suo protagonista, un uomo schivo che non ama parlare di sé, in questo decisamente più bellunese di quanto non dica la sua carta d'identità: Leonardo Del Vecchio (Sperling & Kupfer).

OSSESSIONE
Chi è Del Vecchio? La biografia lo racconta in 317 pagine, ma Ebhardt lo sintetizza così: «Un billionaire che a ottantasette anni (compiuti domenica, ndr.) non ha alcuna intenzione di mollare la presa. Da un lato, è sempre pronto a cogliere le opportunità di crescita per la sua azienda, ad abbracciare il cambiamento tecnologico alleandosi con i leader globali dell'era social come dimostrano gli occhiali sviluppati con Meta, all'epoca Facebook , dall'altro rimane al centro dell'attenzione del mondo finanziario per il suo attivismo come investitore in banche e assicurazioni». Un tormento lo stimola fin da quando è uscito dall'orfanotrofio, con la sola quinta elementare e con la stessa fame conosciuta in quelle camerate da futuri imprenditori quali Edoardo Bianchi e Angelo Rizzoli: «Da quando ha quattordici anni lavora con l'ossessione di diventare il più bravo, di fare il prodotto migliore e più innovativo, di costruirsi qualcosa che sia tutto suo, senza dover dipendere da nessuno». Solo, come il Martinin rimasto in lui, secondo quanto rivela all'autore in una rara confidenza: «Sono cresciuto senza padre e in istituto. Crescere senza famiglia è qualcosa che non si può spiegare, se non lo si è vissuto. Ti segna».

OCCHIALI
Ma perché gli occhiali? Anche questo è il Veneto: la prima rappresentazione pittorica è di Tommaso Da Modena nel 1352 a Treviso, i nobili di Venezia li usavano già nel Settecento, la leggenda vuole che Carlo Goldoni li indossasse nelle calli mentre cercava ispirazione per le sue commedie. E nel Secondo Dopoguerra in provincia di Belluno si contano oltre il 60% delle aziende e quasi il 70% degli impiegati del comparto. Del Vecchio ci arriva per caso, o per destino. Quando un amico si trasferisce in Trentino, nei primi anni Cinquanta, il giovane Leonardo lo raggiunge, per un posto da stampatore di medaglie e targhette. Dorme in una pensione e si innamora di Luciana, la figlia dei proprietari, che sposa poco più che ventenne. La coppia rientra nella città della Madonnina, uno dopo l'altro nascono Claudio, Marisa e Paola. Lui di giorno fa l'operaio e di notte lavora in proprio, producendo come terzista sia stampi che minuteria metallica, anche per l'occhialeria. Le sue aste in alluminio anodizzato finiscono pure alla Metalflex, una ditta diventata grande a Venas di Cadore, fondata da Francesco Checchi Da Cortà con i fratelli Elio e Vittorio Toscani. E i titolari gli propongono di aprire insieme uno stabilimento ad Agordo.

OPPORTUNITÀ E INTUIZIONE
L'opportunità economica c'è, grazie al tentativo di tamponare l'emorragia demografica sulle Dolomiti: «La comunità montana agordina offriva terreno gratis alle fabbriche che si fossero trasferite là e allora sono partito», spiega Del Vecchio nel libro. Ma c'è anche l'intuizione imprenditoriale di un uomo che vuole rimanere libero: attraverso un'accomandita, i soci bellunesi hanno la maggioranza delle quote, ma non possono condizionare la gestione ordinaria di Luxottica, una creaturina che diventerà un colosso. «Del Vecchio annota Ebhardt investe 500.000 lire nel 1961 per il 33% della società, l'equivalente di circa 6.000 euro di oggi. Sessant'anni dopo la sua quota, il 32% di EssilorLuxottica, vale circa 25 miliardi di euro».

GALOPPATA
Quei sei decenni sono una galoppata nelle praterie dell'industria veneta e della finanza meneghina, dalle prime montature assemblate nella Valle del Cordevole al futuro ipertecnologico immaginato nella Silicon Valley, fra disruptor visionari e incontentabili com'è ancora lui: «Se ti distrai o ti culli sugli allori, come ho visto fare a diversi imprenditori che hanno cominciato insieme a me, senza che neanche te ne accorgi arriva qualcuno a portarti via il mercato. Diventa molto, molto difficile recuperare, una volta che ti hanno superato». Per correre ancora più veloce, Del Vecchio si muove con l'elicottero, fra atterraggi e decolli che ad Agordo segnalano arrivi e partenze di colui che tutti in fabbrica chiamano il capo.

FAMIGLIA
Con il passare degli anni, e degli amori, la famiglia si allarga: con Nicoletta Zampillo due matrimoni (l'ultimo è tuttora in corso, da cui i pettegolezzi sulla dynasty) e il figlio Leonardo Maria, con Sabina Grossi i figli Luca e Clemente. Perciò periodicamente va rivista pure la distribuzione delle quote. Ma l'impronta familiare è impressa pure sull'attività imprenditoriale, fra l'esperienza pionieristica nel welfare aziendale e le leggendarie feste di Natale con Claudio Baglioni, Zucchero, Laura Pausini, Robbie Williams e tanti altri. Bastone e carota, come riferiscono gli aneddoti della casa, dal Sessantotto che in Luxottica si esaurisce in un solo giorno di sciopero (il tempo di capire che non ci sarebbero più stati gli straordinari, dunque busta paga più leggera), al regalo per gli ottant'anni del fondatore, celebrato nel 2015 con la distribuzione di 140.000 azioni fra gli oltre ottomila dipendenti (i «veri artefici del successo»).

PARTNER
Proprietario unico dal 1969, quando si gioca tutto (e rischia molto) per liquidare Da Cortà e Toscani, nel corso del tempo Del Vecchio incrocia il suo cammino con tante figure cruciali. Storici collaboratori come Luigi Francavilla, partner industriali di visione come Giorgio Armani, manager di grandi aspettative come Andrea Guerra, solidi punti di riferimento come Francesco Milleri. Con alcuni la rottura è clamorosa, con altri la fedeltà è garantita. Fondamentalmente, però, da piccolo come da grande Leonardo non molla. Sicché nel 2017 è fragorosa la notizia del matrimonio fra Luxottica ed Essilor: una fusione da 50 miliardi di euro. Anche perché formalmente sono i transalpini a comprare gli italiani, tanto che la nuova società ha sede in Francia e viene quotata alla Borsa di Parigi.

MODELLO
Tuttavia si tratta di «un'illusione ottica», per citare l'efficace immagine di Ebhardt: ancora una volta è Del Vecchio, con la sua holding Delfin, a comandare. Il che comunque gli riesce più facile sui mercati reali che su quelli finanziari, osserva l'autore: «Mediobanca e Generali hanno mancato quel salto qualitativo, e dimensionale, che lui ha avuto il coraggio di fare con Luxottica. Va fatto. Vuole fargli giocare la partita internazionale. Solo il tempo ci dirà se ha ragione ancora lui, se il modello Luxottica si può applicare alla finanza». Non resta allora che continuare a guardare avanti, con l'abituale ottimismo, non foss'altro che per tener fede alla canzone-motto dell'antico collegio: «Martinitt chiamati siamo, questo nome eroico e santo, che in consegna abbiamo avuto, è per noi sì nobil vanto, perché certi noi siamo, in un miglior domani».

 

Ultimo aggiornamento: 27 Giugno, 11:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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